Posted on set-08-2011

Australia: Leone Marino esploratore

 

Un’altra storia a lieto fine per i simpatici animali australiani e neozelandesi che si improvvisano esploratori e si avventurano lontano dalle loro zone abituali.

Leone Marino

Leone Marino

Infatti può capitare solo in Australia di trovare un leone marino che attraversa tranquillamente una strada trafficata ad oltre 25 chilometri dalla costa, dove questi mammiferi abitualmente vivono. Pare che il nostro Leone Marino, evidentemente stanco delle scorribande in mare a caccia di pesci, si sia avventurato lungo un fiume e, dopo averlo risalito per diversi chilometri, si sia infine avventurato sulla terraferma fino a quando non è stato avvistato da alcuni automobilisti mentre attraversava una strada trafficata. Gli australiani, come sempre molto sensibili in questi casi, dopo averne constatate le perfette condizioni di salute, hanno caricato il simpatico mammifero su un rimorchio per cavalli e lo hanno riportato al suo adorato mare e liberato fra i suoi simili.

Happy Feet

Una storia analoga si era presentata alcune settimane fa in Nuova Zelanda, sulle cui spiagge era stato arrivato il pinguino Happy Feet dopo aver percorso oltre tremila chilometri dall’Antartide, zona in cui abitualmente vive questa specie. Chissà? forse il nostro pinguino era stanco del freddo polare ed ha deciso di lancioarsi alla ricerca di climi più caldi per una solitaria vacanza. Anche lui, una volta catturato e constatate le perfette condizioni di salute, è stato riportato in Antartide e liberato fra i suoi simili. Povero Happy Feet, vacanza finita forzatamente causa umani, forse un po’ troppo solerti?

Posted on mag-27-2011

Viaggio di Rossella e Massimiliano

 

Ho sempre sognato che il mio Viaggio di Nozze fosse in Australia ed avevo le idee chiare su come doveva essere il nostro viaggio.

Rossella e Massimiliano

Rossella e Massimiliano

Quando ho iniziato a girare per agenzie mi rendevo conto di trovarmi davanti a persone che non conoscevano l‘Australia e che quindi non ci sapevano consigliare, per cui ho deciso di provare su internet ed ho subito trovato Walter di Meraviglia Viaggi. Gli ho prospettato quelli che erano i nostri desideri e subito ci ha saputo consigliare al meglio e darci delle dritte che solo chi conosce l’Australia può fare ed alla fine ci ha organizzato il viaggio dei nostri sogni. Ci siamo sposati il 10 Settembre 2010 e siamo partiti il giorno dopo il matrimonio diretti verso Sydney. Il viaggio è in effetti un po’ lungo, ma l’ entusiasmo ci ha fatto dimenticare la stanchezza ed infatti arrivati a Sydney abbiamo subito posato le valigie nel nostro hotel che era in una posizione ottima ed iniziato il nostro giro in città.

The Three Sisters

The Three Sisters

Sydney è una bellissima città, con un clima perfetto , la città in cui mi trasferirei all’istante. Nei 4 giorni di permanenza a Sydeny, abbiamo visto e fatto di tutto, compreso un bellissimo giro organizzato da Walter di tutta la città fino ad arrivare alla bellissima Bondi Beach, con una guida italiana davvero simpatica e una crociera della baia di Sydney che è una meraviglia. Un’altra gita molto interessante è stata quella alle Blue Mountains, a parte che l’organizzazione dell’agenzia è stata perfetta, questo posto merita perché è incantevole: panorami mozzafiato, altopiani, picchi e valli profonde ed impenetrabili dove l’eucalipto la fa da padrone.

Blue Mountains

Blue Mountains

Dopo questi giorni intensi trascorsi a Sydney siamo volati verso il centro dell’ Australia dove ci aspettava una vera e propria avventura, la parte del viaggio che aspettavamo con ansia. Infatti abbiamo iniziato il nostro tour nel Deserto Rosso alla scoperta delle mitiche aree di Kings Canyon, Ayers Rock ed i Monti Olgas. La particolarità sta nel fatto che abbiamo deciso di fare un campo tendato: eravamo un gruppo di 8 persone con una bizzarra ma preparata guida neozelandese. Abbiamo girato in lungo e largo, facendo certe levatacce da paura al mattino per iniziare presto le nostre escursioni, ma ne valeva sempre la pena perché ci siamo imbattuti in famiglie di canguri, dingo ed abbiamo goduto a pieno dello spettacolo che questo deserto offre.

Monti Olgas

Monti Olgas

Mi ha colpito molto anche dal punto di vista umano in quanto, soprattutto nella città di Alice Springs, incontri gli aborigeni e mi ha messo un po’ di tristezza vedere come sono emarginati in un territorio che tutto sommato è di loro proprietà. Nel deserto ti sembra di essere fuori dal mondo: sei solo in mezzo al nulla, circondato da un paesaggio rosso (a volte credevo di essere sbarcata su marte), le distanze sono enormi, un cielo stellato mai visto prima! Uluru ad esempio è una meraviglia e capisco perché dagli aborigeni sia considerato sacro, nel nostro giro intorno al suo fianco abbiamo potuto ammirare tutti i graffiti fatti dagli aborigeni, ci siamo immersi nella magia di questo posto. Stesso discorso per la faticosa, ma irrinunciabile, escursione a Kings Canyon.

Campo tendato

Campo tendato

Credo che le immagini del deserto rosso difficilmente le cancellerò dalla mia testa e non so esprimere neanche a parole la meraviglia che ci circondava, so solo consigliarvi vivamente di andarci e di viverla così come abbiamo fatto noi attraverso un’esperienza in un campo tendato a contatto con la natura, ad imparare ad accendere un fuoco, e mangiare tutti insieme intorno al fuoco acceso (dopo molti tentativi), sotto quel meraviglioso cielo stellato!

Admiral’s Arch

Admiral’s Arch

Ma la nostra avventura non è finita qui perché siamo andati ad Adelaide, dove ci attendeva un entusiasmante self-drive di una settimana che dalla tranquilla e graziosa Adelaide ci ha portato fino alla multietnica Melbourne, percorrendo tutta la Great Ocean Road e traghettando anche sulla incontaminata Kangaroo Island. Adelaide è una città a misura d’uomo, molto tranquilla e rilassante grazie alle tante aree verdi, ma è una città piccola per cui si visita in poco, infatti siamo partiti presto verso la Fleurieu Penisola ricca di spiagge favolose per raggiungere Cape Jervis dove ci attendeva il traghetto per Kangaroo Island.

Leoni Marini

Leoni Marini

Questa isola è stata per noi un sogno: spettacolari paesaggi marini, paesaggi naturali che ospitano tipici esemplari come leoni marini, pinguini, koala, emù. Assolutamente da non perdere sono il Cape Willoughby Lighthouse, il punto più estremo, la spettacolare Seal Bay dove sulla spiaggia abbiamo ammirato splendidi esemplari di leoni marini grazie anche all’aiuto di esperti ranger, Admiral’s Arch e tanti altri luoghi incantevoli che abbiamo potuto visitare perché con l’auto avevamo la possibilità di fermarci quando e dove volevamo. Ed infatti consigliamo vivamente di andarci con l’auto perché tante sono le spiagge ed i luoghi dove potersi fermare, tenendo sempre d’occhio la strada perché in quest’isola c’è una presenza incredibile di canguri!! Abbiamo pernottato in un hotel con vista sul mare… splendido!

I 12 Apostoli

I 12 Apostoli

Lasciata con molta tristezza nel cuore quest’isola, abbiamo continuato il nostro self-drive e dato che avevamo molto tempo a disposizione posso affermare che non ci siamo persi neanche un paesino: partendo da Cape Jervis , dove abbiamo pernottato in un cottage dei primi del 900, molto romantico, proseguendo con Victor Harbour, Robe, Mount Gambier (con il suo splendido Blue Lake), Port Fairy località di mare con splendidi cottage, Portland, Port Campbell, zona in cui si trovano i dodici Apostoli, London Bridge, Lord Arch George ed ammirare tutte le formazioni rocciose che resistono da secoli alle intemperie di un mare che è davvero violento in questa zona. Meraviglioso anche il Moonlight, picco costiero più alto al mondo passando per l’Otway National Park, foresta incontaminata, meravigliosa in cui abbiamo camminato a testa in su per ammirare i numerosi koala. Non voglio dimenticarmi di Apollo Bay, che è un posto incantevole, con una spiaggia enorme, mare splendido, tipica località di mare ma che ho adorato fin dal primo momento, è un posto magico!

Melbourne

Melbourne

Il nostro viaggio è continuato verso la splendida Melbourne, città multietnica, organizzatissima ed è stata la nostra città , tra le capitali, preferita in assoluto. Tra l’altro abbiamo dormito nella zona di St. Kilda che è la zona più divertente. Ci sarebbero tante parole da spendere su Melbourne, ma è meglio concludere dicendo che è una tappa irrinunciabile, una città che offre ai suoi abitanti il meglio in tutto. Qui purtroppo il nostro self drive è terminato e volevo anche dire che non è stato affatto un problema guidare a sinistra, la segnaletica è perfetta in Australia, ci sono zone in cui incontri un auto ogni ora e stai tranquillo, zone in cui ci sono tanti canguri e bisogna stare attenti… ma mio marito si è ambientato subito anche per il tipico saluto australiano sulle strade; eh si perché ogni volta che incontri un auto fai un cenno di saluto… divertente!

Cape Tribulations

Cape Tribulations

In quest’ultima parte del nostro viaggio abbiamo deciso di recarci verso il nord dell’ Australia, precisamente a Cairns per un tour nel Daintree National Park fino ad arrivare a Cape Tribulation. La bellezza di questi posti sta nella incontaminata e fitta foresta pluviale, abbiamo avuto modo di visitare il Rainforest Sanctuary per ammirare animali in via di estinzione, Mossmann Gorge, una gola attraversata da un torrente che forma delle piscine naturali, fino al Daintree River dove abbiamo fatto una crociera attraverso le mangrovie alla ricerca di coccodrilli ed altri animali tipici della zona… e vi assicuro che ne abbiamo visti tantissimi. C’è poi Cape Tribulations, così chiamato per le disavventure di Capitan Cook che incagliò la sua nave nella coloratissima barriera corallina che in queste zone arriva fino alla spiaggia, dove abbiamo pernottato in un resort nel bel mezzo della foresta lussureggiante circondati da animali di ogni tipo… una meraviglia!

Koala

Koala

Cairns è la tipica cittadina di mare, di quelle divertenti e dove tante sono le attività in cui ci si può impegnare. A noi non è piaciuta particolarmente perché non siamo i classici tipi da spiaggia, ma devo dire che è stato comunque interessante ed emozionante visitare questa parte dell’Australia. L’Australia è tutta meravigliosa, è stata un’esperienza fantastica ed è stato tutto perfetto, grazie anche all’organizzazione di Meraviglia Viaggi perché non abbiamo avuti intoppi di nessun tipo.

Sicuramente ritorneremo in Australia perché già sentiamo una forte mancanza di quei posti, di quei paesaggi, ma questa volta saremo in tre perché tornata dal viaggio di nozze, abbiamo scoperto di essere in dolce attesa e sapete come si chiamerà la bambina…? Adelaide!!

Rossella Borzacchiello e Massimiliano Orru
rossellina79@libero.it

Posted on mag-24-2011

Kiwi albino in Nuova Zelanda

 

È proprio il caso di dire “Fiocco Bianco”! Infatti, al parco nazionale di Pukaha Mt Bruce in Nuova Zelanda, qualche settimana fa è nato un rarissimo esemplare di Kiwi albino.

Kiwi albino

Kiwi albino

Il Kiwi è il caratteristico uccello endemico della Nuova Zelanda che dà anche l’affettuoso soprannome ai neozelandesi che amano farsi chiamare “Kiwis” così come i cugini australiani si identificano con l’appellativo “Kangaroos” cioè canguri. I kiwi, in italiano “atterigi” o “atterige” al singolare; nome scientifico Apteryx australias, sono una specie di uccelli appartenenti all’ordine degli Struthioniformes nonché considerati il simbolo nazionale della Nuova Zelanda. Dal momento che questo simpatico uccello è incapace di volare, il nome scientifico significa “privo di ali”. Altra singolare caratteristica del Kiwi è che depone le uova più grandi del mondo in rapporto alle sue dimensioni: un Kiwi adulto, infatti,  ha le misure di un pollo, ma le sue uova sono 10 volte più grandi di quelle di una gallina.

Posted on mag-13-2011

Novità: Viaggi in Cina e Mongolia

 

Meraviglia Viaggi da questa primavera “vola” fino alla lontana ed esotica Cina e, per coloro che hanno ormai visitato tutto il mondo e sono alla ricerca di nuove e avvincenti destinazioni all’insegna dell’avventura, propone affascinanti viaggi in 4WD con esperta guida alla scoperta della sconfinata Mongolia.

Dopo aver viaggiato in lungo ed in largo per l’Australia, Nuova Zelanda e l’Oceania in genere, Meraviglia Viaggi ha deciso di ampliare il suo orizzonte geografico al fine di garantire una sempre più ampia e variegata gamma di proposte in grado di incontrare i gusti e le aspettative di tutti.

Grande Muraglia Cinese

Grande Muraglia Cinese

Già da alcuni anni Meraviglia Viaggi pianificava ed organizzava viaggi di lungo raggio che prevedevano piacevoli soste a Bangkok, Singapore e Hong Kong, ma mai come oggi, l’Asia è così vicina. Ci sono volute numerose trasferte nella lontana Cina per conoscere ed apprezzare questo immenso e così complesso Paese dalla cultura millenaria, ma alla fine Meraviglia Viaggi è riuscita ad intrecciare solidi legami con validi partner locali in grado di rispondere alle più disparate richieste della clientela.

Tempio

Tempio

Che la Cina fosse una meta affascinante ed interessante nonché fonte di grande curiosità per noi occidentali, Meraviglia Viaggi ne era perfettamente consapevole ormai da anni, ma ha preferito rimettersi in gioco e reinventarsi viaggiatore per meglio apprezzare non solo le “cose belle” che la Cina è in grado di offrire, ma anche di vivere in prima persona gli eventuali disagi che si possono incontrare viaggiando in un Paese le cui distanze, sia geografiche che socio-culturali, sono davvero incolmabili rispetto al mondo occidentale.

Anatra laccata

Anatra laccata

Grazie a questa scelta ponderata e vincente, oggi Meraviglia Viaggi è orgogliosa di proporre non solo i tour classici alla scoperta della Cina del Celeste Impero, ma anche di suggerire alternative più sfiziose che permettono di entrare in contatto con la popolazione locale, solitamente molto cordiale, di visitare le zone abitate dalle minoranze etniche, di visitare fabbriche artigianali dedite alla lavorazione del baco da seta e della giada, di assaggiare le più appetitose specialità culinarie locali che nulla hanno a che vedere con le pietanze che i ristoranti cinesi in Italia sono soliti proporre.

Shanghai Skyline

Shanghai Skyline

E, per coloro che amano le curiosità più stravaganti e pittoresche, Meraviglia Viaggi è a conoscenza di tante divertenti consuetudini da verificare personalmente “sul campo” come quella in voga a Shanghai dove, ogni sabato un giardino pubblico del centro diventa un vero e proprio luogo d’incontro per i genitori alla ricerca spasmodica di una moglie o di un marito per i propri figli che, descritti con dovizia di particolari anche supportata da foto, “rischiano” davvero, dalla mattina alla sera di un sabato qualunque, di trovare il partner per il resto della loro vita.

Sarà come fare un viaggio nel viaggio dove non mancheranno momenti di puro e meritato relax per rendere il soggiorno cinese il più confortevole e piacevole possibile.

Tipica "ger" mongola

Tipica "ger" mongola

E, unicamente dedicato a chi brama spingersi fino al Deserto dei Gobi nella magica terra del leggendario Gengis Khan, Meraviglia Viaggi è in grado di organizzare viaggi che prevedono un soggiorno combinato Cina e Mongolia oppure solo Mongolia sempre con esperti accompagnatori locali e, a date fisse, anche con esperti paleontologi italiani. Unica variabile da tenere in debita considerazione quando si viaggia in Mongolia è il clima che “costringe” a visitare questo affascinante e sconfinato Paese nel solo periodo estivo (da fine maggio a fine settembre), essendo l’inverno mongolo molto rigido con temperature che possono raggiungere facilmente anche i meno 30/40° !

Posted on gen-07-2011

Viaggio di Nozze di Paola e Marcello

 

Ci siamo sposati il 04 settembre 2010 e grazie all’organizzazione di Walter di Meraviglia Viaggi siamo riusciti a realizzare il nostro viaggio dei sogni.

Paola e Marcello

Marcello e Paola

Lui ci ha saputo consigliare tanto e bene perché è una persona seria, affabile ma soprattutto capace (tipo, ci ha consigliato di acquistare subito i biglietti aerei in quel 25% che si deve all’inizio, così facendo abbiamo evitato di pagare il sicuro adeguamento carburante), oltre a tanti altri consigli che ci hanno permesso un grande Viaggio di Nozze. Ma veniamo al viaggio, siamo partiti il giorno dopo il matrimonio per non perdere neanche un giorno delle ferie che ci sono state concesse, 25 notti. Prima tappa a Bangkok, due notti sacrosante, sia perché la città è bella ma soprattutto per effettuare il primo stop-over per riposarci un po’ perché il viaggio tutto in una tirata è veramente snervante. Il giorno dopo abbiamo effettuato una visita guidata in italiano della città, veramente bella e utile per capire la loro cultura e, soprattutto, per farci spiegare la città (dove andare, dove comprare, cosa mangiare ecc.), infatti ci la guida ci ha consigliato un mercatino per acquisti ed una crociera serale con cena che è stata molto bella e romantica.

Sydney

Sydney

Si riparte per Sidney, dove trascorreremo 3 notti, una città fantastica, che per me è stata la città australiana più bella, la più pulita e la più affascinante insomma meriterebbe anche qualche giorno in più per visitarla tutta. Siamo arrivati verso le 06:00 del mattino ed abbiamo fatto colazione all’aeroporto (in Australia non abbiamo preso la formula di mezza pensione e neanche la colazione perché volevamo essere liberi di riposarci e viaggiare quando volevamo). Poi ci siamo diretti in hotel con il taxi (di solito il check-in è alle 14:00 e quindi dovevamo prendere una notte in più in Hotel per permetterci di entrare subito in camera) ma per fortuna non ci hanno fatto nessun problema e quindi check-in e subito in camera a riposarci un po’ (risparmiando il costo di una notte in camera a vuoto).

Great Ocean Road

Great Ocean Road

Anche qui siamo stati veramente bene grazie anche ai consigli di Walter (dove mangiare e dove andare e soprattutto l’hotel, bello e centrale), ottimo per andare ovunque, abbiamo riempito tutti i giorni con qualche visita rigorosamente in italiano (visita della città – visita alle Blue Mountains – crociera sulla baia di Sidney – acquario – zoo) insomma merita tutta la sua nomea di città bellissima perché veramente è una città da sogno. Dopodiché siamo ripartiti alla volta di Melbourne, dove abbiamo effettato un self-drive da Melbourne ad Adelaide  (guidare in Australia non è stato per niente facile; guidare a sinistra non comporta solo lo spostamento fisico della persona in macchina, ma è tutto a sinistra, dagli accessori in macchina  al modo di girare e anche di pensare; io in tre giorni non mi sono mai abituato, ogni tanto mi buttavo sulla destra).

Kangaroo Island

Kangaroo Island

Comunque siamo arrivati a Melbourne e, dopo vari tentativi, siamo riusciti a trovare l’hotel (il Grand Chancellor) un hotel che sconsigliamo vivamente, brutto, sporco e con un letto piccolissimo. A Melbourne siamo rimasti solo una notte e devo dire la verità, non mi ha entusiasmato molto questa città, più sporca, caotica e alternativa di Sidney, quindi per fortuna siamo ripartiti il giorno dopo, direzione Adelaide passando per la Great Ocean Road. Infatti il self-drive è stato effettuato proprio per percorrere questa mitica strada e vedere i famosi 12 Apostoli in libertà e devo dire la verità, ha ripagato tutti gli sforzi di guidare a sinistra, è stata una esperienza unica e meravigliosa, con paesaggi mozzafiato, spiagge da sogno e tanti animali in stato di libertà assoluta.

Kangaroo Island

Kangaroo Island

Qui Walter ci fa fornito una brochure molto dettagliata di cosa dovevamo fare, dove andare, dove fermarci, cosa vedere, dove mangiare insomma era tutto spiegato alla perfezione in questo self-drive e quindi non potevamo perderci. La prima  giornata dopo aver visto paesaggi fantastici e animali da vicino alla stato naturale (koala, canguri) la sera ci siamo fermati al Best Western di Apollo Bay, famosa per i tanti hippy, città piccola ma molto caratteristica. Il mattino seguente siamo partiti presto perché c’era molto da vedere, è stata bellissimo ma molto stancante, infatti siamo arrivati all’hotel in tarda serata. Nella seconda giornata abbiamo visto tante cose che ci hanno levato il fiato di cui Cape Otway famoso per il grande faro (veramente fantastico), le formazione rocciose dei  Dodici Apostoli e il London Bridge, il picco costiero più grande al mondo Moonlight Head.

Renarkable Rock

Remarkable Rock

Il terzo giorno abbiamo visto il Blu Lake e le grotte di Naracoorte, fantastici panorami costieri e ci siamo fermati a mangiare in un pittoresco paesino tedesco Hahndorf (veramente molto carino e caratteristico) per poi dirigerci ad Adelaide e consegnare la macchina (con qualche difficoltà e diversi tentativi dovuti al caos e ai tanti divieti) ed andare nel nostro bellissimo Rendezvous Allegra Hotel. Ad Adelaide ci siamo rilassati in hotel per poi ripartire il giorno dopo (con un piccolo bagaglio a mano e lasciando il grosso all’hotel) per l’avventuroso tour di due giorni a Kangaroo Island con andata traghetto e ritorno in aereo, che per noi è stata la soluzione migliore soprattutto l’aereo il ritorno che ci ha fatto guadagnare parecchio tempo.

Kata Tjuta (Monti Olgas)

Kata Tjuta (Monti Olgas)

Comunque questa isola è una tappa fondamentale del viaggio (direi irrinunciabile) perché anche se costicchia un po’ è un’isola ancora intatta, c’è tanta natura, paesaggi bellissimi  e tanti animali da vedere, insomma è meravigliosa e merita. Abbiamo visto foche, leoni marini, pellicani, uccelli di tutte le razze, delle rocce spettacolari come Admiral’s Arch e Remarkable Rocks che ti levano il fiato. Dopo questa splendida isola si ritorna in serata al nostro bellissimo hotel di Adelaide dove il giorno seguente si riparte per Alice Spring e il tour del Deserto Rosso. A proposito di questo tour c’è da dire che non è stato molto esaustivo  anche perché è stato fatto in due giorni, dovevamo vedere i monti Olgas sia al tramonto che all’alba, per carità vedere questi monti rossi è bello  però ci ha stancato molto fisicamente, quasi ad ammalarsi, tanto freddo sia la sera che la mattina per vedere alla fine poco, quindi si poteva evitare o vederli solo di sfuggita per poi andare ad in un’altra parte e riposarsi di più.

Woroonooran National Park

Woroonooran National Park

Cosa che siamo riusciti a fare a Cairns, che a questo punto del viaggio, bellissimo ma anche stancante, ci voleva proprio. Quindi siamo arrivati al nostro bel hotel Pacific International,  anche qui Walter ci aveva  scritto una bella brochure dove mangiare e dove fare compere,  e devo dire la verità si fanno belle compere perché anche qui è free tax. Quindi dopo aver riposato, il giorno dopo siamo ripartiti per l’escursione alla Foresta Pluviale in italiano. Questa escursione è stata molto interessante, infatti abbiamo visto posti stupendi (cascate, torrenti, piante e animali) che ci hanno fatto apprezzare meglio questa zona tropicale, ma soprattutto molto divertente, infatti ci hanno portato a fare il bagno in una spettacolare ed incontaminata laguna (come se fossimo in un  film tipo “La Laguna Blu”) con discesa da una meravigliosa cascata… semplicemente un esperienza unica.

Woroonooran National Park

Woroonooran National Park

Finita questa splendida escursione siamo tornati in hotel stanchi ma contentissimi, dove ci siamo riposati un po’ per poi uscire a mangiare e di conseguenza a nanna, come si nota non abbiamo fatto molta vita mondana perché c’è tanto da vedere e  alla fine ti stanchi tanto e preferisci conservarti per il giorno dopo. Il giorno seguente, grazie alla posizione centrale del nostro hotel, ci rechiamo a piedi al porto per prendere un catamarano e dirigerci sulla nostra splendida isola, Green Island, situata sulla Grande Barriera Corallina, dove trascorreremo tre notti (ovvero quattro giorni) nel lussuoso Green Island Resort. Dopo due ore di traghetto arriviamo in questa splendida isoletta che la mattina è aperta al pubblico, infatti arrivano i vari catamarani con a bordo escursionisti che trascorrono la giornata sull’isola (arrivano alle 09:30 e vanno via alle 16:00); dopo di che l’isola si svuota e rimangono solo una quarantina di  persone del resort.

Green Island

Green Island

La giornata trascorre facendo colazione fino alle 10:00 dopo ci si trasferisce sulla parte di spiaggia aperta a noi del resort, (spiaggia completa di con ombrelloni, campetto Beach Volley e  bar) si prende l’occorrente per fare snorkeling, gratuito per noi del resort, (tuta, pinne e maschera) e via in immersione. Un mare favoloso, abbiamo visto di tutto, peschi colorati, razze, addirittura sono riuscito a toccare con le mie mani una tartaruga gigante è stato una sensazione unica. Abbiamo scelto la formula del pernottamento che comprendeva la colazione e devo dire che ci siamo trovati bene così, eravamo più liberi, infatti nel pomeriggio ci mangiavamo a volte un panino e a volte aspettavamo direttamente il pomeriggio perché il resort organizzava gratuitamente per noi del resort un aperitivo in spiaggia alle 17:00.

Green Island

Green Island

Dopo la sera se avevamo ancora fame si scendeva al ristorante, però ci si andava sempre perché era anche un modo per far passare il tempo, perché sull’isola la sera eravamo in un quarantina, senza discoteca e niente quindi il tempo andava a rilento; la classica isola per riposarsi e godere di una natura anche qui incontaminata e devo dire che a questo punto del viaggio ci voleva proprio. Trascorsi i nostri 4 giorni, riposati e ritemprati, prendiamo il catamarano che sempre in due ore ci riaccompagna a Cairns, dove ritorniamo al Pacific International Hotel per poi proseguire il giorno dopo il nostro viaggio. A questo punto si riparte per casa, fermandoci due notti a Singapore, città meravigliosa e con tante cose da fare, infatti abbiamo acquistato un biglietto che dava accesso a diverse attrazioni: gli autobus rossi che girano tutta la città; la torre panoramica, che è veramente impressionante, e per finire il giro in battello.

Singapore

Singapore

Siamo arrivati a Singapore proprio il giorno del Gran Premio di Formula Uno (per caso) quindi era stracolma di persone e con uno scenario unico, infatti la pista è nella città. Questa è la città dello shopping, c’è una strada famosa che mi pare che si chiami Orchid Street, dove c’è di tutto, grandi firme e non solo, qui si fanno grandi acquisti soprattutto per tutto quello che riguarda la fotografia, macchine fotografiche, zoom, schede ecc. ma anche orologi, insomma meno tasse + acquisti. Ah dimenticavo, sono caduto perché ha incominciato a piovere improvvisamente e si scivolava di brutto, morale della favola mi hanno accompagnato a un loro ospedale, mi hanno messo quattro punti sul braccio ed ho dovuto pagare 150 dollari (qui si paga anche l’aria, quindi attenzione a farsi male).

Singapore

Singapore

Dopo di che abbiamo fatto ritorno a casa con la compagnia Qantas Airways – British Airways e qui nasce un altro casino perché al chek-in di Singapore ci impongono il ritiro dei bagagli a Londra e non direttamente a Roma, così facendo ci fa perdere la coincidenza dell’aereo a Londra perché ci hanno dato i bagagli dopo un ora. Quindi con buona pazienza e con un inglese fatto di gesti abbiamo dovuto spiegare tutto a alla compagnia aerea a Londra che per fortuna ci ha imbarcato su un altro aereo (senza pagare niente), però perdendo una mezza giornata passata all’aeroporto di Londra e rientrando un po’ più stanchi a casa. Nonostante qualche qui-pro-quo dovuto alla sfortuna, il nostro viaggio-sogno è da considerarsi molto soddisfacente e per questo dobbiamo ringraziare ancora una volta Walter di Meraviglia Viaggi che grazie alla sua pazienza e capacità organizzativa ha reso tutto ciò possibile.

Paola e Marcello
marcello_ginestra@libero.it

Posted on nov-09-2010

Il viaggio subacqueo di Piera

Back from Down-Under!

Tutto è cominciato molti anni fa, quando da bambina spiavo mio fratello che già andava a scuola e tra i suoi compiti ebbe da preparare una ricerca sull’Australia. E’ stato un colpo di fulmine: decisi che “da grande” ci sarei andata! Sono passati 40 anni da allora, ma finalmente ci sono riuscita: il mio viaggio per il paese dei canguri stava prendendo forma, grazie al supporto del mio impagabile amico Walter, che (casualmente) di mestiere fa il tour operator specializzato sull’Oceania con la sua “Meraviglia Viaggi”.

È tutto pronto: bagagli fatti, documenti in ordine… però, sono più di 30 ore di viaggio… ecchissenefrega!!!

Si parteeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee… è il 15 ottobre.

Sydney - Skyline

Il 17 arrivo a Sydney ma non posso fare altro che crollare miseramente nel letto: non ho più i tempi di recupero che avevo a 30 anni… ma la mattina dopo, fresca e pimpante (si fa per dire…) e sicuramente molto eccitata comincio il mio girovagare per la città. Salto su un un sightseeing bus, quelli che ti permettono di salire e scendere lungo il percorso per tutta la giornata  ed, ovviamente, la prima tappa è all’Opera House, che guarda caso è proprio di strada sul mio percorso: bella coincidenza, no?  È davvero una bellissima realizzazione dell’ingegno… mi piacerebbe assistere ad un concerto, ma mi devo accontentare di un gruppo di ragazzi che fanno musica proprio lì davanti con i didgeridoo, gli strumenti tipici aborigeni: è comunque bellissimo!

Sydney - Opera House

Poi un salto all’acquario: casomai non dovessi riuscire a vedere i leafy sea horses (rari e caratteristici cavallucci marini. “NdR”), almeno li avrò visti lì. E già che ci sono, mi faccio uno spuntino in uno dei tanti ristorantini che si susseguono a Darling Harbour. Ma devo sbrigarmi, perchè tra poco parte la mia crocierina sulla baia. Accidenti: l’Opera House vista da qui è davvero bellissima!!! Sono emozionata come una bambina al parco giochi e non vedo l’ora di mettere in rete le mie prime foto, cosa che puntualmente faccio appena torno in hotel, stanca morta ma decisamente entusiasta. In serata un giretto in uno dei mercatini e una cenetta veloce, ma sono distrutta e crollo a letto alle 9!

Dopo colazione un giretto nel quartiere, che ho scoperto essere il quartiere a luci rosse di Sydney: ci sono alcuni negozi decisamente “particolari” ;-) e poi via verso l’aeroporto: mi aspetta Kangaroo Island! Ma dato che devo passare qualche ora ad Adelaide, approfitto per farci un giretto veloce con la navetta che dall’aeroporto porta al centro città: è completamente diversa da Sydney… forse un po’ più provinciale… carina però con le sue case in stile coloniale. Arrivo a Kingscote al tramonto: giusto il tempo per fare una passeggiata sul lungomare fino al lungo molo.

Pinguino

Tira vento e fa piuttosto fresco, ma domattina finalmente si va in acqua a cercare il leafy. Michael Quigley mi viene a prendere alle 9: ci prepariamo con calma e intanto mi racconta che sono la prima cliente di una stagione che non riesce a partire per via delle condizioni meteo, ma oggi è una giornata perfetta: cielo limpido, sole caldo e mare piatto. L’acqua però è ancora bella fresca e appena ci tuffiamo mi scende un brividino lungo la schiena: non sono più abituata ad entrare in acqua a 13° con una umida (muta subacquea disponibile in diversi spessori che consente il passaggio dell’acqua fino al contatto con la pelle. “NdR”), anche se da 7mm! Eh si… sto proprio invecchiando!

Leafy Sea Horse

Ma bastano 5 minuti perchè passi tutto: il freddo, la stanchezza del viaggio, tutto: lì davanti ai miei occhi c’è proprio lui… il leafy sea horse! Che creatura meravigliosa: si muove con un’eleganza quasi snob… sembra sapere di essere bello e che gli piaccia farsi guardare e fotografare. Non scappa davanti al mio obiettivo anzi, quando mi distraggo perchè un altro esemplare si avvicina, sembra quasi seccato e mi segue per un po’. In questa prima immersione sotto al molo di Kingscote (ben 5,7 metri di profondità massima) ne incontriamo almeno 7…

Granchi Facchino

E non ci sono solo i leafy: una miriade di granchi facchino, granchi decoratori, granchi ragno e poi nudibranchi e vermi piatti, bavose e buffi pesci che qui chiamano “cowfish”, pesci mucca…chissà perchè. Stiamo in acqua per oltre un’ora e anche se quando usciamo ho le labbra e le unghie blu per il freddo, non vedo l’ora di tornare ad immergermi. Mike è di una simpatia unica, ma parla così dannatamente in fretta… a volte mi perdo la metà di quello che dice, ma è comunque divertente e molto professionale nel suo lavoro.

Knobby Sea Horse

Uno spuntino veloce e poi via… di nuovo in acqua. Ritroviamo tutti i nostri amici leafy della mattina, ma Mike riesce anche a scovare alcune famiglie di Knobby Sea Horses, un’altra varietà di cavallucci marini che abita queste acque: sono davvero belli coi loro colori pastello ed il pancino in fuori. Un’altra ora abbondante di immersione… ma sono proprio soddisfatta delle mie foto! Purtroppo il giorno successivo non riusciamo ad andare in acqua per via delle condizioni meteo: si è alzato un fastidioso vento da Nord che ha reso l’acqua torbida, ma fortunatamente all’ultimo minuto mi aggrego ad un tour dell’isola che mi porterà a vedere la fauna tipica di questi posti.

Leone Marino

Sul pullman che ci porta in giro incontro una simpaticissima coppia di ragazzi di Rimini, Mara e Max: ma quanto è diventato piccolo il mondo? Assistiamo ad una presentazione sui rapaci con una piccola esibizione di falconeria, poi visitiamo la colonia di leoni marini stanziali sull’isola: ci sono i cuccioli che ancora vengono allattati, mentre i maschi si esibiscono… ma per lo più si crogiolano al sole. I paesaggi che ci offre Kangaroo sono davvero spettacolari: ampie zone di bush con la tipica vegetazione bassa spazzata dal vento, tratti di foresta di eucalipti, falesie che strapiombano in un mare blu cobalto e rocce granitiche scolpite dal mare che mi ricordano un po’ la Sardegna.

Remarkable Rock

Alla fine incontriamo i koala: loro si che hanno capito tutto della vita!!! Dormono per 20 ore al giorno e mangiano per le restanti 4… e poi sono così carini… Ma… adesso che ci penso… sono a Kangaroo Island e non ho visto nemmeno un canguro!!! Pazienza, spero di rifarmi quando andrò in escursione a Cape Tribulation, ma prima mi aspetta la crociera alle Neptune Islands alla ricerca del Grande Squalo Bianco! Port Lincoln: sto arrivando. È venerdì mattina: abbiamo mollato gli ormeggi all’alba per raggiungere la nostra destinazione… le Neptune Islands. Intanto ho conosciuto i miei compagni di avventura: una combriccola di persone che vengono un po’ da tutto il mondo… tutta gente molto simpatica.

Grande Squalo Bianco

Ancora non me ne rendo conto, ma sto per vivere una delle emozioni più grandi nei miei quasi 16 anni di attività subacquea: sto per incontrare il Grande Squalo Bianco. La mattinata parte un po’ fiacca: non si vede neanche una pinna in giro, ma ci teniamo occupati con la colazione e la preparazione di tutte le attrezzature. Lo staff mette in acqua le gabbie: una gabbia di superficie che ospita una sola persona e che ha i varchi che mi sembrano proprio troppo ampi ed un’altra che ospita 4 persone che respirano con un narghilè (sistema di respirazione subacquea che permette di evitare di indossare le bombole. “NdR”). Vengono anche messe in acqua delle esche perchè i pescioni sentano l’odore del cibo… e c’è anche uno stupido uccello acquatico che continua a dondolarsi proprio vicino alle esche: che abbia voglia di offrirsi come spuntino???

Mah… intanto che siamo lì a guardare lo stupido uccello vediamo la prima ombra scura che gli si avvicina e quasi gli addenta le zampette palmate, ma è subito chiaro che sta solo giocando. Cavoli: è proprio grosso! Jen (la nostra accompagnatrice e video operatrice) ci dice che probabilmente si tratta di Boomerang, un maschio di oltre 5,5 metri che è tra i dominanti di quell’area. È facilmente riconoscibile per un segno a forma di boomerang che ha sul fianco sinistro, ed anche perchè è uno degli esemplari ai quali è stato applicato un rilevatore per seguirne gli spostamenti. Siamo tutti eccitatissimi e in meno di 5 minuti siamo pronti ad entrare in acqua. Non passa molto tempo che eccolo arrivare: è proprio Boomerang!

Grande Squalo Bianco

Che emozione: ho l’adrenalina a mille! È bellissimo… si muove con un’eleganza paragonabile solo a quella dei grossi felini… come loro, del resto, è ai vertici della sua catena alimentare: l’unico vero nemico che ha, in questo momento, è chiuso in una gabbia d’acciaio! Ma il bello deve ancora venire: vediamo che comincia ad esserci una certa attività in acqua, così usciamo dalla gabbia di superficie e ci prepariamo a scendere con la gabbia di fondo, che viene calata con un verricello fino a sfiorare il fondale tra i 20 e i 22 metri. Mi aspettavo una forte emozione, ma niente poteva avermi preparata a questo, neanche l’aver visto parecchi altri grossi squali nel mio peregrinare per i mari del mondo.

È Sua Maestà il Grande Squalo Bianco che ci sta guardando… anzi… sono 4, no… 5. WOW!!!

Grande Squalo Bianco

Non so più da che parte guardare… e un po’ mi sento anche osservata: chissà cosa pensano di questi 4 rumorosi imbecilli dentro alla gabbia che continuano a bersagliarli con i flash! Purtroppo è tempo di ritornare in superficie: fa freddissimo ed abbiamo abbondantemente oltrepassato il previsto tempo di fondo (tempo previsto di immersione. “NdR”) di 30 minuti… ma domani è un altro giorno! In questi 4 giorni di immersioni alla fine abbiamo incontrato ed identificato almeno 7 diversi esemplari: sono tutti maschi. Le femmine, infatti, torneranno dopo l’estate. Andrew ha anche provveduto a “taggare” 3 soggetti con delle nuove sonde che, ci spiega Catherine, una giovanissima docente e ricercatrice sudafricana, servono a rilevare velocità e direzione degli spostamenti. Oltre alla grande emozione di vedere questi meravigliosi animali nel loro ambiente, ho imparato un sacco di cose perchè uno dei principali obiettivi della Rodney Fox Foundation è proprio quello di studiare e divulgare informazioni su queste magnifiche creature. Lo so: sto usando un sacco di superlativi… ma non trovo davvero parole migliori per esprimere la grandiosità di quello che sto vivendo :-) .

Cape Tribulation

Purtroppo il tempo passa veloce, ed è già lunedì: sveglia alle 5 e partenza verso Cairns. Arrivo nel primo pomeriggio e mi accoglie un bel caldo afoso: anche se l’umidità è davvero tanta è quasi piacevole in confronto al vento freddo che ha accompagnato la mia permanenza nel South Australia! Ne approfitto per farmi subito un tuffo nella piscina dell’albergo e passo il resto del pomeriggio a sistemare e postare le mie foto: domani si riparte verso Cape Tribulation ed io ho proprio bisogno di riposarmi un po’. All’ora di cena mi raggiunge il mio amico Sacha, che ho conosciuto insieme alla sua compagna Ade lo scorso febbraio a Siladen, in Indonesia.

Casuario

È davvero bello incontrarsi così, in giro per il mondo, e raccontarsi le reciproche esperienze di viaggio e di immersioni! Dopo cena, ancora due chiacchiere su internet con gli amici a casa e poi a nanna presto, che domattina si riparte. Praticamente non disfo mai i bagagli… ;-) La prima tappa della nostra escursione è presso una fattoria dove si produce l’olio essenziale di eucalipto: una delle principali attività di quest’area. Il profumo è intensissimo e la visita molto istruttiva. Poi proseguiamo verso un parco naturale, una specie di zoo all’aperto, dove finalmente incontro i miei primi canguri! Peccato non riuscire a vederli liberi… ma almeno potrò dire di averli visti! Qui incontro anche un altro animale endemico: il casuario, che fortunatamente poi avrò anche l’opportunità di incontrare in libertà nelle foreste di Cape Tribulation.

Coccodrillo

La gita prosegue con un giro in barca sul fiume e, proprio dietro ad un’ansa, eccolo: il grande coccodrillo di mare! Quasi 6 metri di lucertola… e che denti!!! In tutto incontriamo 2 maschi ed 1 femmina, più qualche cucciolo. Un’altra grande emozione. Finalmente raggiungiamo la nostra meta: la lunghissima spiaggia di Cape Tribulation. Un vero e proprio paradiso tropicale! Viene voglia di farsi un bagno, ma è piuttosto pericoloso tuffarsi in queste acque: non per via degli squali, che comunque ci sono, ma piuttosto perchè qui brulicano le vespe di mare, pericolosissime meduse completamente trasparenti.

Farfalla

Mi accontento di una passeggiata sulla spiaggia e nei curatissimi sentieri in mezzo alla foresta, dove non mancano gli incontri col casuario (accidenti: non sono riuscita a fotografarlo!!!), con splendidi cacatoa e incantevoli farfalle dai colori sgargianti. La giornata è stata davvero lunga ed intensa: un tuffo in piscina per rinfrescarmi e poi una gustosissima cena con un barbecue “aussie”, cioè a base di canguro. Lo so, fanno tenerezza… ma la loro carne è davvero ottima! Domani me la prenderò comoda: spiaggia, sole, magari una bella passeggiata e nel pomeriggio… tanta pigrizia! Ritorno a Cairns per l’ora di cena e passo la serata in compagnia degli amici inglesi ed olandesi incontrati durante questi due giorni. Claudia e Robin, gli olandesi, saranno con me anche durante la prossima tappa: la crociera sulla Grande Barriera Corallina australiana… e  non vediamo l’ora di imbarcarci!

Pesci Pagliaccio

Arriviamo a Lizard Island con un paio di aeroplanini da turismo: mi sembra di essere tornata ai tempi in cui andavo con mio fratello all’aeroclub! L’aeroporto di Lizard è il più piccolo che mi sia capitato di vedere in tutta la mia vita di viaggi… ma l’isola è un incanto e la barca che ci aspetta ormeggiata in rada è uno spettacolo! Ci siamo: dopo le presentazioni di rito ed un paio di briefing sulla barca e le misure di sicurezza molliamo gli ormeggi e ci dirigiamo verso la Grande Barriera Corallina!

Squalo Grigio

Già questo pomeriggio sono previste due immersioni, per poi iniziare la navigazione verso Osprey Reef, che si trova 180 miglia più a nord, nel Mar dei Coralli. Per fortuna il mio compagno di immersione, Yoichi-san (se non si era capito è giapponese), è anche lui armato di macchina fotografica ed abbiamo quasi lo stesso ritmo. A Osprey Reef troviamo una quantità di pesce e tanti squali di barriera: grigi, pinna bianca e pinna nera. Certo che, in confronto al Grande Squalo Bianco, questi sembrano proprio dei pesciolini :-)

La notturna la facciamo con la guida, ma va troooooooppo forte e per fare qualche foto, come al solito, rischio di perdermi! Dopo due giorni ad Osprey è ora di riprendere la navigazione verso la Grande Barriera: qui a Steve’s Bommies trovo quei colori che mi aspettavo di vedere! È ora di tornare… l’ora dei saluti e delle foto di gruppo. Per me, è anche l’inizio dell’ultimo giorno di permanenza in questo continente meraviglioso. Sbarchiamo a Cairns sotto un sole accecante. Approfitto di quest’ultima giornata per visitare la città e fare un po’ di shopping.

Granchietto

Sono stata brava: finora ho comprato solo 2 t-shirt e 1 felpa! Alla fine eccomi qua, di nuovo in aeroporto: mi mancano solo gli ultimi 4 dei 14 aerei che avrò preso in questi 20 giorni di viaggio. Le ultime 38 ore e sarò di nuovo a casa… Certo, è stato un viaggio faticoso, ma quante emozioni… quanti paesaggi… quante persone straordinarie! È questo che riporto a casa come bagaglio. Ma cavoli: dovevano proprio farmelo pagare come extra??? Ma non importa: è un prezzo che pago più che volentieri!

Perchè Walter ha scelto proprio il nome giusto per la sua agenzia: Meraviglia. È quello che si prova davanti a questi panorami, ed anche questo torna a casa con me. Grazie a Mike, Andrew, Jennifer, Sacha, Mossy, Cam, e a tutti gli altri amici (compresi quelli pinnuti) che hanno condiviso quest’esperienza con me. Grazie Walter!

Piera Pirini
aliciamirabilis@hotmail.com

Posted on ott-28-2010

Il prossimo viaggio in Australia

 

Libere considerazioni riguardo l’organizzazione di un prossimo viaggio nel meraviglioso continente dei canguri, valutando anche  l’opzione di inserire una sosta in qualche città dell’esotico Oriente

Uluru, Ayers Rock

Non ho mai smesso di sognare di ritornare in Australia, ma il lavoro, gli impegni ed il poco tempo a disposizione, mi fanno sempre posticipare il mio nuovo “sbarco” in terra australiana. Per certo so che questa volta il viaggio sarebbe sicuramente diverso: ho più anni, un marito ed un minore spirito di adattamento dettato anche dal fatto e, molti concorderete con me, che arrivati agli anta si inizia ad avere più difficoltà fisica a recuperare le “giornatacce”. Da ultimo, si è aggiunta da poco una nuova fastidiosa variabile che, un po’, fa le bizze con il mio passato di temeraria ed instancabile viaggiatrice: incomincio ad aver una gran “strizza” di volare ed il pensiero di dover restare tutte quelle ore sopra le nuvole, mi preoccupa un po’, nonostante i segni della croce, le preghiere e l’energica stretta di mano a cui costringo, in caso di turbolenze, mio marito. Fiduciosa di riuscire a superare questi iniziali ostacoli, sono sicura che tutto sarebbe ugualmente affascinante, quasi come se fosse un nuovo primo viaggio…

Opera House ed Arbour Bridge a Sydney

Così, ogni tanto, mi diletto a buttar giù un itinerario in grado di toccare le destinazioni ancora non visitate (l’Australia è immensa!) e di ritornare in quelle che mi hanno davvero toccato il cuore. Da ultimo c’è la nuova costante “marito” da non trascurare: come posso tralasciare egoisticamente alcune importanti destinazioni australiane solo perché io le ho già viste? E poi vi è la questione delle soste intermedie da scegliere per spezzare il lungo viaggio dall’Italia all’Oceania che sono assolutamente da considerare. Sì, lo ammetto, non riuscirei più a fare tutta una tirata da Roma o Milano fino all’Australia; certo vi sono gli scali tecnici, ma ugualmente mi stancherei molto e soprattutto starei troppo in tensione.

Skyline di Hong Kong

Questa volta, ho deciso: il prossimo viaggio in Australia deve contemplare sia all’andata che al ritorno uno scalo in oriente. Ho già un idea: Hong Kong mi attira molto per il suo fascino esotico misto ad un forte retaggio di dominazione britannica che sicuramente ha lasciato segni indelebili. Non so, forse mi sbaglio, ma visitare Hong Kong mi darebbe l’idea di essere in Cina, (perché ora è nuovamente Cina), ma non troppo! Non perché non sia interessata a questo altro immenso Paese quanto perché non è l’obiettivo prioritario di questo mio viaggio. Alla Cina bisogna dedicare sufficiente tempo e studio e non si può sbarazzarsene in due miseri giorni. Fermarmi ad Hong Kong mi darebbe come l’idea di iniziare a cogliere le sfumature per poi essere in grado, spero in un futuro non così lontano, di saper apprezzare tutto il quadro.

Merlion, il simbolo di Singapore

Altra sosta in Oriente che mi alletta è Singapore che non ho mai visitato, ma qui nascono i primi dubbi. Chi dice che è favolosa e la descrive come un brillante “melting pot” di tradizione e super tecnologia, chi invece che è solo una città cosmopolita in continuo movimento. Non saprei proprio a chi dar ragione… Visitando Singapore on-line ho avuto modo di apprezzarla e di scoprire attrazioni di cui non ero a conoscenza. Non parlo, della panoramica ruota che ti consente di vedere dall’alto tutta la città e che ormai possiamo trovare in molte città europee come, ad esempio, Londra, ma dell’isola di Sentosa, del giardino botanico dove è possibile ammirare 60.000 specie di orchidee oltre al pittoresco albero “cannone” con frutti, in stagione, che sembrano e pesano, appunto, come un cannone, della vivace Chinatown o della induista “Little India” e delle sue tanti riserve naturali come quella di Bukit Timah che si trova a soli, pensate, 12 chilometri dal centro cittadino. Trattasi di una favolosa ed estesa foresta primordiale dove è possibile vedere uccelli esotici, farfalle, scimmie, scoiattoli, lemuri volanti e tanti altri animali. Che dire… ne vale la pena? Io direi di sì e mi permetterebbe di rilassarmi e di apprezzare nello stesso tempo una realtà decisamente diversa da quella di casa.

Templi a Bangkok

Sono, però, combattuta se scegliere quest’ultima città, mai vista, oppure ritornare nella caotica, super umida, ma affascinante Bangkok. Qui saprei già come muovermi e soprattutto mi farei delle gran scorpacciate di cucina thai che è, credetemi, squisitissima. Sono riuscita a far ricredere anche mio marito, fan sfegatato delle tagliatelle alla bolognese e della costata di manzo, rigorosamente al sangue e sempre doverosamente accompagnata da un buon vino rosso. Infatti, seppure controvoglia, giusto per il quieto vivere coniugale, lui ha acconsentito tempo fa ad assaggiare la cucina Thai e l’ha molto apprezzata. Certo, bisogna sapere scegliere, non tutto può piacere al palato europeo, ma in generale è buona, saporita il giusto e leggerissima. Per intenderci, mi sembra, dopo un’ora, di aver nuovamente la pancia vuota!

Aborigeno

Dopo queste curiose ed opportune digressioni su dove fermarmi prima e dopo, è ora giunto il momento di “centrare” l’atterraggio nella tanta amata e bramata Australia. Che dire? O meglio: Dove arrivare? A seconda della compagnia aerea e, soprattutto, della tappa intermedia prescelta, gli aeroporti di arrivo papabili sono Darwin, Perth o Sydney. Sì, il mio prossimo viaggio in Australia deve assolutamente includere queste tre città dalle quali poi si snodano innumerevoli e meravigliose opportunità di visitare mondi e realtà a dir poco incredibili. Darwin è la prima della lista perché ancora non la conosco e, soprattutto, perché da questa tropicale città all’estremo nord dell’Australia, bagnata dal Mar di Timor, potrò finalmente addentrami nei favolosi Parchi Nazionali del Northern Territory e nella leggendaria Arnhemland.

Coccodrillo

E sarà un’avventura nel viaggio, sicuramente da organizzare in campo tendato, insieme ad esperta guida locale rigorosamente in lingua inglese, anzi australiana, per meglio calarsi nella parte. Sì, nonostante le piccole scomodità che il dormire in una spartana tenda con bagni in comune può comportare, questa esplosione di natura allo stato puro, dove ancora è vivo e forte il legame con le tradizioni del popolo aborigeno, assolutamente stonerebbe con un eventuale rientro serale in hotel. Si perderebbe il senso e la storia di queste lussureggianti terre abitate, da oltre 40.000 anni, dagli aborigeni in totale armonia con la natura circostante. Coccodrilli, uccelli dai mille colori, gole profonde, prorompenti cascate che si gettano in piscine naturali dall’acqua cristallina, panorami sorprendenti, stupendi siti d’arte rupestre che ritraggono in modo sorprendente la storia naturale, sociale e culturale di questi luoghi, devono essere “vissuti” e non solo “visti”. Imparare dalla tua guida a riconoscere le pianti medicinali o quelle utilizzate come alimento, chiacchierare alla sera intorno ad un fuoco invece che isolarsi guardando la TV, dormire sotto un cielo stellato da cartolina, svegliarsi al “cantico degli uccelli”, entrare in contatto con le comunità aborigene locali quali i Maningrida, i Nhulunbuy e i Gunbalanya, sarà come compiere un emozionate tuffo nel passato remoto, come cimentarsi in una vita alla “Tarzan” o, per restare in tema, alla “Crocodile Dundee”!

Spiaggia

Spiaggia

Dopo questa prima avventura in Australia, inizio già ad avere alcuni dubbi sulla prossima tappa. In considerazione della posizione in cui si trova Darwin, per non fare un’inutile e più costoso  “sali e scendi”, sarebbe opportuno volare a Cairns o nel Deserto. Lasciando quest’ultimo in stand-by, opterei per la tropicale Cairns, condizioni climatiche permettendo. Sì, la scorsa volta, vi ero capitata sul finire del periodo delle piogge e, nonostante, non abbia “beccato” davvero del bruttissimo tempo, l’umidità era insopportabile, molte zone al nord non erano ancora raggiungibili e, variabile non di poco conto, le famigerate “jellyfish” ancora davano del filo da torcere ai bagnanti. Magari questa volta vorrei un po’ rilassarmi al sole di Palm Cove o di Green Island, fare una mini crociera su un meraviglioso catamarano sulla famosa Great Barrier Reef, ritornare a Cape Tribulation dove la barriera quasi arriva a lambire la milionaria foresta di mangrovie e, perché no, osare anche più a nord alla scoperta di terre ancora più selvagge e meravigliose in cui il turismo ancora non è arrivato.

Dingo a Fraser Island

Tutto il Queensland sarebbe da vedere e rivedere, ma ci vorrebbero mesi se non anni. Certo che, una breve incursione nell’Outback, allontanandosi dalle panoramiche strade litorali e addentrandosi verso l’interno, non sarebbe male. Si possono trovare valide soluzioni di soggiorno in fattoria dove potrei per qualche giorno calarmi nella vita di un tipico cowboy o, meglio, cowgirl australiana! Altra destinazione, nella mia inesorabile discesa lungo la East Coast, che mi piacerebbe visitare nuovamente è Fraser Island senza disdegnare una, anche se fugace, tappa alle Whitsunday Islands. Fraser Island è la più grande isola di sabbia al mondo, con un centinaio di laghi di acqua dolce dei quali, alcuni, addirittura sono sospesi, con una prorompente foresta pluviale e maestose dune che finiscono in acque cristalline. A me è ha dato l’idea, la prima volta, di un parco giochi naturale dove cimentarsi in elettrizzanti discese in sandboard oppure, più semplicemente, farsi spingere dalla corrente di un ruscello compiendo avvincenti gincane fino alla foce o, ancora, sfruttare gli orari più opportuni della bassa marea, per calarsi in rigeneranti piscine naturali, per non parlare, poi, dei tanti relitti che s’incontrano sulla spiaggia a distanza d’uomo e che ti fanno fantasticare di pirati e fantomatiche cacce al tesoro. Ultima, ma non per importanza, è la favolosa fauna locale dell’isola con i suoi famigerati dingo, i tanto temuti squali e le più simpatiche, almeno per me, balene che trovano nelle acque circostanti un perfetto luogo di ristoro durante la loro stagionale migrazione. Quest’isola solitamente è fuori dal classico circuito turistico, direi quasi che è più per amatori, ma io la caldeggio vivamente, e chi mi è stato ad ascoltare, è ritornato pienamente soddisfatto.

Gold Coast

Dopo Fraser Island, eviterei di fermarmi sulla Gold Coast nonostante sia così famosa ed acclamata. Sinceramente a me non è piaciuta tanto, è molto turistica, il mare è spesso mosso, decisamente adatto ai surfisti, ha una miriade di hotel che si ergono, per me un po’ troppo maestosi, sul litorale; insomma, non è la spiaggia piccola e poco affollata che piace a me. Non a caso, infatti, la Gold Coast è stata ribattezzata la “Rimini australiana”. Logicamente, se avessi tutto il tempo che voglio, sono sicura che mi fermerei anche a Surfers Paradise o giù di lì, magari cercherei località nelle vicinanze meno conosciute, spiagge più selvagge e mi addentrerei anche un po’ all’interno. Riepilogando, lasciata la più grande isola di sabbia al mondo, punterei direttamente su Sydney via pullman (sono abbastanza comodi e, se viaggi di notte, riesci a “farti passare più velocemente” le circa 17 ore di viaggio!) o via aereo da Brisbane, decisamente un’alternativa più comoda e veloce.

Three Sisters

Sì, non si può evitare di fermarsi qualche giorno a Sydney che per me è la vera capitale dell’Australia. Questa città cattura tutti: il suo ordine geometrico, il suo verde, la sua meravigliosa baia, i suoi pittoreschi mercati Vintage, i suoi vivaci quartieri a “luci rosse”, l’immancabile Chinatown, le sue rinomate spiagge, le ville sulla costa, tutto è splendidamente al suo posto. Assolutamente non mi perderei una visita o più visite al chiassoso e colorato “Fish Market” che si trova proprio dietro Darling Harbour. Qui, non solo il pesce, sempre freschissimo, viene pescato e scaricato tutti i giorni, ma è anche possibile scegliere il trancio di pesce che più si preferisce, vederlo cucinare sotto i propri occhi e, poi, andarlo a consumare direttamente in uno degli appositi tavolini allestiti all’esterno. Davvero sfizioso, no ? Da ultimo, un po’ come le altre città australiane che sono, tutte, di recente costruzione, Sydney è veramente facile da visitare sia a piedi che con i mezzi pubblici. Fortunatamente anche mio marito la pensa come me anche se, dopo un po’ che giriamo, inizia silenziosamente a guardarsi intorno alla ricerca di un pub da propormi per una rigenerante sosta. I Pub in Australia, come in Inghilterra, sono aperti anche al mattino e sono un po’ come le nostre vecchie osterie. Non ci vai solo per bere la birra, ma per parlare, assaggiare il piatto della casa, giocare a freccette, insomma è un luogo di ritrovo a 360°, decisamente da provare. Oltre a visitare la città di Sydney, mi piacerebbe ritornare alle Blue Mountains dove, le scorse volte ho sempre trovato brutto tempo e non ho mai potuto vedere le famose “Three Sisters” che erano nascoste da una nebbia quasi da Pianura Padana. Altra escursione che assolutamente vorrei fare, è quella alla rinomata Hunter Valley, costellata di una miriade di case vinicole dove è possibile fermarsi per assaggiare vini e prodotti alimentari locali. Solitamente sono super attrezzate anche con ristorante interno che propone ottimi menu degustazione magistralmente abbinati ad altrettanto ottimi vini. Per gli appassionati o semplici curiosi è sicuramente un piacevole sosta da tenere in considerazione senza contare, poi, che tutta la zona è, dal punto di vista naturale, molto bella.

I "12 Apostoli" lungo la Great Ocean Road

Dopo Sydney, incomincio ad avere seri problemi in quanto vorrei tanto fermarmi qualche giorno a Melbourne, che è davvero una vivace città dalle mille iniziative, sia culturali che sportive, oltre ad avere meravigliose aeree verdi, attrazioni da visitare e favolosi dintorni da esplorare. Lo stesso dicasi per la più raccolta e graziosa Adelaide, all’estremo sud dell’Australia alla quale, purtroppo, per via del tempo sempre tiranno, solitamente non viene dedicata la dovuta attenzione. Infatti, ci si ferma giusto una notte prima o dopo la visita alla vicina Kangaroo Island e/o quando si è in procinto di partire per un ben più impegnativo viaggio nell’Outback. Mi piacerebbe dilungarmi qualche giorno lungo la meravigliosa Great Ocean Road, ma sarò costretta a volare diretta su Perth nel selvaggio West Australia. Qui è tutta un’altra musica…., anzi tutto un altro genere di vita, decisamente più rilassato rispetto all’East Coast.

Un "cigno nero", il simbolo di Perth

Io a Perth ci sono già stata ed ho apprezzato il suo ordine, la sua tranquillità, le sue infinite spiagge deserte e pulite, il suo centro intimo e allo stesso tempo animato che è possibile visitare a piedi o a bordo di efficienti bus cittadini rigorosamente gratuiti. I giardini Botanici, Kings Park, la lussuosa King Street per gli amanti dello shopping, i quartieri alla moda, soprattutto nelle ore notturne, come Subbiaco, i graziosi caffè lungo le rive del fiume Swan, gli edifici storici come la famosa “Zecca”, la rinomata Galleria D’arte dell’Australia Occidentale,  la vicina e meravigliosa Rottnest Island o la storica cittadina di Fremantle e tante altre attrazioni potrebbero tenermi impegnata in città per tanti giorni. Avendo, però, già in programma di spostarmi a circa 1.200 km più a nord, per trascorrere qualche giorno di puro relax all’interno del meraviglioso Parco Nazionale di Ningaloo Reef, sarò costretta a solo ad una fugace sosta a Perth giusto il tempo per prendere un altro volo interno per Exmouth.

Squalo Balena

Noleggiare un’auto e coprire a tappe tutta la lunga distanza fino a Ningaloo Reef, sarebbe sicuramente avvincente ed indimenticabile, ma ci vorrebbero come minimo 3 giorni in più che io non ho. Infatti, è mia ferma intenzione godermi un meritato soggiorno di puro relax in questo paradiso naturale, conosciuto ed apprezzato per le sue calme e protette acque, le sue sconfinate spiagge di sabbia bianca e le sue centinaia di specie di pesci e coralli. Nelle acque più profonde, addirittura, è possibile incontrare i leggendari dugonghi, simpatici delfini, tartarughe e razze. Da marzo a giugno, inoltre, gli squali balena visitano questa zona mentre, tra giugno e settembre, è la volta delle balene. Per chi, come me, è alla ricerca di una vacanza al mare, in zone ancora selvagge ed incontaminate, lontane dal turismo di massa, Ningaloo Reef è la soluzione più azzeccata. Come tutte le aree, ancora poco conosciute, a fronte di una natura prepotentemente sovrana e assoluta, le strutture ricettive della zona sono decisamente più spartane e alla buona, nonostante le stelle che esibiscono. Sì, ne sono certa, il mio soggiorno a Ningaloo Reef sarà una vacanza all’insegna del dolce non far niente che trascorrerò facendo snorkeling, prendendo il sole, leggendo, passeggiando sulla spiaggia in attesa di assistere ad uno stupendo tramonto a cui seguirà una calda notte stellata. Dopo, spero, tanti tramonti e tante calde notti stellate nel West Australia, giungerà, purtroppo, il momento di salutare l’amata Australia e, come tutti i commiati da luoghi e/o persone care, un velo di tristezza misto a malinconia mi pervaderà come è già successo in passato.

lavytontini@yahoo.com

Posted on giu-29-2010

Viaggio in Australia di Silvana

 

Tutto è iniziato come al solito per me: una sfida, volere potere, innanzitutto e nonostante tutto!

Ed è così che ho intrapreso questo meraviglioso viaggio che mi ha portato in giro per l’Australia, alla ricerca della sua straordinaria fauna, della lussureggiante ed abbagliante flora, con la splendida cornice di coste frastagliate, spiagge bianchissime e un mare di smeraldo. Un continente straordinario per i suoi colori: dalla terra rosso fuoco dei deserti e dei canyon, ai cangianti toni del verde della vegetazione. Un paese con un cuore rosso: Uluru il monolito più grande del mondo. Cosa si può volere di più da un viaggio?

Silvana

Grandi città e metropoli che coniugano perfettamente lo stile vittoriano dei palazzi alle modernissime opere d’arte ed ai grattacieli delle city. Città dove impera l’ordine e la cura di tutto nonostante la movimentata vita dei suoi abitanti. Per chi si oppone alle mie riflessioni io dico: “provare per credere”.

Quando ho contattato “MERAVIGLIA viaggi” ed ho chiesto di programmarmi un viaggio economico per l’Australia: niente alberghi ma ostelli, niente lusso ma tanta natura e un percorso più lungo possibile perché, ho precisato fin da subito, sono una che “si adatta… che ama vedere, esplorare, camminare…”

Walter non si è fatto problemi, proponendomi subito delle splendide proposte di viaggio.

Naturalmente sono stata costretta a fargli presente che:

1) non parlo inglese, nonostante i miei otto anni in istituti scolastici ove l’inglese costituiva oggetto di studio…

2) non ho mai viaggiato sola per aeroporti, soprattutto in quelli internazionali

3) che viaggerò da sola

4) … e che a Sidney vive mio figlio al quale potrei ricorrere negli eventuali momenti di difficoltà

Nei giorni successivi quando sono tornata in agenzia, Walter, mostrandomi il programma che aveva preparato per me, ha aggiunto questa frase: “vedrai, questo sarà un viaggio che ricorderai per tutta la vita!” Ora penso che sarà proprio così, sicuramente!

Ora, veniamo a noi. A ragion del vero il motivo che mi ha spinto ad intraprendere un simile viaggio è stato:

Il matrimonio di mio figlio!!!!!!!!!!!!!!

Massimo e Meg

Italiano lui, giapponese lei, oltre i confini: l’AUSTRALIA – e chi li sposa? Una donna… indiana! “Più internazionale di così si muore, non è vero?”

Tralascio tutti i particolari del viaggio di andata e mi limito a dirvi che è stato cancellato il volo Bologna Francoforte. Sarei dovuta arrivare a Sydney il giorno 12, invece il mio arrivo è slittato al giorno 13 febbraio, lo stesso giorno del matrimonio, niente male…

Primo scalo a Francoforte in un aeroporto di tutto rispetto viste le dimensioni, il secondo a Singapore niente male pure questo. Di italiani neppure l’ombra, di inesperienza di chi non si è mai trovata sola in simili situazioni invece TANTA. Al tutto andiamo ad aggiungere il ritardo e l’imminente matrimonio, un “mix” di combinazioni che fanno invidia al mitico Fantozzi.

Mica male, vero?

Arrivo a Sidney, il giorno 13 febbraio ore 6.50 circa, atterraggio con vista panoramica sulla splendida città costellata da baie circondata dal verde: NOTEVOLE! come inizio. Di corsa, si va a casa, il matrimonio si celebrerà nel pomeriggio, una doccia e via. Anche qui tralascio nuovamente tutti i particolari di questa irripetibile cerimonia, organizzata nei minimi dettagli dove si sono combinate tre diverse tradizioni: quella italiana, quella giapponese e, naturalmente, quella australiana, nel luogo più antico di Sidney: The Rocks e con vista sulla splendida baia dell’Opera House con alle spalle il famoso Harbour Bridge.

Opera House

Il mio soggiorno a Sidney con vitto e alloggio garantiti, è stato all’insegna del “fai da te”. Zaino in spalla, guida della Australia e mappa della città in mano. In giro per Sidney scopro una città perfetta e decisamente affascinante, per me, la più bella città australiana che ho visitato. Il primo giorno dopo il matrimonio, in compagnia di suoceri e parenti giapponesi visito la baia di Sidney dove impera l’Opera House, i traghetti sono assai frequenti pertanto decidiamo di intraprendere la “transoceanica”… che navigando tra le baie della città di Sidney ci porta nella famosa Bondi, una magnifica e ampia spiaggia dorata con i frastagliati promontori di arenaria e le sue onde perfettamente in sintonia con gli amanti del surf e le sue piscine a confine con il mare.

Davvero divertente girare la città in compagnia degli acquisiti e simpatici parenti giapponesi, peccato non si riesca a comunicare se non con gesti sorrisi, inchini ed esclamazioni. Il giro procede girovagando per negozi e mega centri commerciali per finire in un delizioso ristorante cinese della China Town di Sidney nella ricorrenza del capodanno cinese davanti a piatti deliziosi, che nulla hanno a che vedere con ciò che si mangia nei nostri ristoranti cinesi.

Sydney - Fish Market

Durante le mie “pause pranzo” al fish market di Sidney, debbo ammettere che ho mangiato pesce a non finire di ottima qualità, gustato frutta e yogurt eccezionali il tutto in un ambiente decisamente folkloristico, dove nelle vetrine vengono messe in mostra innumerevoli specie di pesce, come “Armani, Prada e Valentino” allestiscono le loro boutique, dove colore, odore e sapore si mescolano ad una folla animata di frequentatori nonché consumatori provenienti da ogni dove. Il fish market è stato la causa della perdita della mia perfetta linea, quella che avevo prima di intraprendere questo magnifico viaggio.

A soli 65 chilometri da Sidney si innalzano le Blu Mountain, un altopiano di arenaria che raggiunge una altezza di 1100 metri, con ripide pareti di arenaria ed una immensa e splendida foresta di eucalipti che assume, in determinate ore della giornata, un magnifico colore blu. Il passaggio a Leura è d’obbligo, un classico borgo delle Blu Mountain, una linda e pittoresca cittadina ferroviaria ideale per una sosta e uno spuntino.

Ora arriva “l’hard” la mia prova del “fuoco” il mio battesimo con l’Australia. 17 febbraio, aeroporto di Sidney, Max mi accompagna, non gli dico nulla ma penso che capisca con quanta ansia io intraprenda questo viaggio. Ad attendermi tutto il programma che Walter di MERAVIGLIA viaggi ha organizzato per me.

Federation Square

MELBOURNE alle ore 11.00 arrivo all’ostello situato in una posizione centrale della città. Prendo possesso della mia camera (che poi ho condiviso con due asiatiche e una peruviana) deposito la valigia, e dopo poco tempo sono già in strada, armata di guida, mappa della città, macchina fotografica e “bag” tutte cose che mi hanno costantemente accompagnato lungo il mio viaggio. Innanzitutto debbo premettere che questa è una delle mie giornate libere, quindi niente guida e niente compagni di viaggio.

Pertanto:

regola n. 1 non perdersi d’animo

regola n. 2 avere spirito di iniziativa

regola n. 3 avere voglia di vedere e curiosare

regola n.4 fotografare ostello e nome della via… casomai dovessi perdermi.

Flinders Street Station

Armata di tutto ciò me ne vado in giro per le strade di Melbourne, capitale dello Stato del Victoria, dicono che sia la città più europea dell’Australia, con il senno del poi, Europa si Italia no, per nulla ha a che vedere con noi. Ha la cura, la cultura, l’ordine, il verde e la bellezza delle migliori capitali del nord Europa. Bella, veramente bella, dicono che sia una delle città più vivibili ed io condivido, con i suoi parchi, i suoi giardini ed il fiume Yarra, popolare tra i vogatori e rifornisce il vicino giardino botanico. Gli edifici che si affacciano sul fiume, Southgate e Federation Square sono una perfetta combinazione tra lo stile vittoriano e il rinnovatissimo volto di Melbourne. Percorro le vie del centro, faccio tappa per un panino, quindi arrivo alla Flinders Street Station in perfetto stile vittoriano, uno dei luoghi pubblici più frequentati della città fino a qualche anno fa, perchè ora, a farla da “padrona” c’è Federation Square, sicuramente lo spazio pubblico più frequentato della città. Vengo “colpita” dalla presenza di tanti giovani, dalla bellezza dei suoi palazzi la cui architettura moderna e armoniosa rende il tutto un gradevolissimo punto di ritrovo.

The Ian Potter Center

Costruita su metri di brutti binari del tram unisce il Central Bussines District con il fiume Yarra, al centro della piazza c’è uno spazio smerigliato rivestito di arenaria variegata gialla e rossa pendente verso una pedana ed uno schermo gigante. Gli edifici che circondano Federation Square sono disegnati come frammenti che sorgono dal suolo e appaiono come una stravagante tappezzeria di vetro pietra e zinco. All’interno c’è una sezione della National Gallery of Victoria, “the Ian Potter Centre”, uno degli edifici più fantastici che abbia mai visto, quando sono dentro ho come la sensazione che i muri mi vengano addosso da tutte le parti e girando scopro degli angoli fantastici, dei punti prospettici di grande interesse. Di foto ne avrò fatte a decine e decine, avevo paura di perdere ogni punto, ogni colore e ogni forma. Mi fermo anche nello spazio Edge per bermi un caffé. Qui i punti di relax e ristoro non mancano di certo.

Relax a Federation Square

Mi siedo poi su una delle comode sedie a sdraio al centro della piazza e a ridosso di un piccolo “fazzoletto” di verde. Assaporo un po’ di relax prima di tornare a gironzorellare per la città. Saint Paul Cathedral, di fronte a Federation Square rende certamente l’idea di come si combinino perfettamente i due stili, quello vittoriano con quello più moderno e all’avanguardia di questa splendida città. Poi via di nuovo a passeggiare lungo il fiume Yarra, fino al futuristico centro olimpionico, quindi nuovamente per le strade della city, Collins Street, tra bei negozi e gente che, come me, ha scelto Melbourne come tappa australiana. Lungo le strade, pittori, ritrattisti, suonatori e venditori, si perchè è sera, ed a negozi chiusi appaiono loro. Raggiungo la locale China Town…, naturalmente come in tutte le China Town del mondo, anche qui tanti negozi e ristoranti cinesi ma soprattutto tanti tanti cinesi, decido di cenare lì, ma debbo dire che non è stato un granchè…

La mia serata la passo di nuovo a Federation Square seduta sul pavimento di arenaria, davanti allo schermo gigante che proietta le immagini delle olimpiadi invernali del Canada, scrivo cartoline, fotografo e mi faccio fotografare. Poi siccome si è fatto tardi davvero, mi incammino verso l’ostello, non ho bisogno di chiedere nulla, è molto semplice girare per Melbourne, anche se debbo dire che gli australiani sono semplicemente straordinari e se ti vedono con una mappa in mano, si avvicinano per chiederti se hai bisogno di aiuto.

Arrivo abbastanza stanca in ostello, entro piano, è tardi e le altre compagne già dormono.

Dal 18 al 20 febbraio MELBOURNE / ADELAIDE – TOUR DELLA GREAT OCEAN ROAD

Sono le 6.00 e mi debbo alzare, alle 6.30, puntualissima, arriva davanti al mio ostello la guida che mi accompagnerà in questo tour, ci sono altri viaggiatori con me. Inizia il fantastico tour della Great Ocean Road, 700 Km di litoranea con i più bei paesaggi dello Stato del VictoriOtway Fly.

Otway Fly

Tappa a Torquai capitale della industria del surf australiano, quindi alla volta di uno dei tratti costieri più spettacolari dell’Australia passando per le cittadine costiere di Lorne, Apollo Bay, esplorando spiagge meravigliose e foreste pluviali come quella dell’ Otway National Park, ed è proprio qui che ci attende una lunga passeggiata sulla Otway Fly un camminamento sospeso tra meravigliosi alberi di eucalipto a venticinque metri di altezza dal suolo, ammirando le incredibili felci la cui altezza lascia di stucco (ne ho viste di altissime penso anche oltre i 4 o 5 metri). Non ho alcun dubbio, questo tipo di vacanza mi si addice, amo vedere, esplorare, camminare e provare nuove esperienze. Confermo questa vacanza fa proprio al caso mio e sicuramente di tutti quelli che come me amano il bush walking (camminare nella natura). Anche se debbo dire, per me che ci sono abituata, molte delle loro escursioni sono “passeggiate di salute”. Ma la giornata non è ancora finita, va sfruttata fino in fondo, e cosa c’è di meglio di un magnifico tramonto con vista su “Twelve Apostles”? Siamo di nuovo in movimento, ed è così che raggiungiamo la famosa costa dei “Dodici Apostoli”. Il sole sta iniziando a tramontare dobbiamo arrivarci prima che abbandoni il cielo.

I 12 Apostoli al tramonto

Ci riusciamo, siamo sul lungo camminamento panoramico con vista sugli splendidi faraglioni che si innalzano dalle acque dell’oceano, il camminamento offre scorci spettacolari con grotte e gole nelle falesie calcaree create dalle onde del mare. Scendiamo sulla splendida spiaggia che oramai ha assunto il colore rosso del tramonto, aspettiamo che il sole scompaia definitivamente dall’orizzonte, immortaliamo il tutto con foto e riprendiamo la strada per l’ostello dove ad attenderci abbiamo la cena in comune con altri gruppi e la camera che ho condiviso con due ragazze tedesche e una canadese.

Naturalmente “The Twelve Apostles” vanno visti anche all’alba, quindi anche il mattino dopo sveglia alle 5.30, colazione e via verso la costa.

I 12 Apostoli all'alba

Se il tramonto è stato spettacolare, l’alba non ha nulla da invidiare ad esso. Anzi, i colori sono decisamente più vivi, gli azzurri e i verdi accesi fanno da perfetta cornice ai faraglioni bianchi. Ammiriamo lo splendido panorama quindi proseguiamo la nostra escursione scendendo fino alla spiaggia, la percorriamo ed entriamo in una grotta naturale scavata nella splendida roccia bianca. Il percorso ci porta fino all’arco spezzato del “London Bridge” una magnifica conformazione rocciosa immersa nell’oceano, quindi proseguiamo fino alla spettacolare “Bay of Island”, poi lungo la costa fino a raggiungere la località turistica di Warrnambool.

Il pernottamento in ostello prevede anche la preparazione della cena da parte del gruppo. Debbo dire che di fantasia non né hanno mai avuta tanta,ma questa sera mi stupiscono . La preparazione della pasta mi lascia di stucco. Spaghetti con verdure bollite, carne macinata e pomodoro, veramente da “brivido”, ma andiamo oltre, anche perchè le nazioni che vi hanno contribuito, Germania, Inghilterra, Canada, Francia e Repubblica Ceca non hanno la benchè minima idea di cosa significhi cucinare un buon piatto di spaghetti!

Canguri albini

Il Mattino dopo ancora sveglia all’alba, nuova escursione, prima Sulle Hollow Mountain dove godiamo di una vista mozzafiato, poi una passeggiata fino a raggiungere le cascate MacKenzie Falls. Quindi di nuovo in viaggio con tappa a Bordertown, la prima cittadina del South Australia dove vivono diverse specie di fauna australiana tra cui alcuni esemplari di canguro bianco. Bhe!!! dimenticavo di dirvi che oltre ai magnifici paesaggi, fino ad ora ho ammirato anche una splendida fauna: tanti canguri, koala e splendidi pappagalli che volano liberi nei cieli australiani. Attraversiamo il Murray River, superiamo la pittoresca Adelaide Hills e raggiungiamo Adelaide nel pomeriggio.

La guida mi porta direttamente davanti al mio ostello, ove lascerò il gruppo con il quale ho viaggiato fino ad ora e trascorrerò un’altra giornata libera. Saluto a modo mio tutti e con due di loro (le due tedesche) raggiungo l’ostello, dove ad attendermi c’è una deliziosa e disponibile ragazza che si sforza di parlare con me il francese. Comunque ci capiamo, prendo possesso della camera, la stessa delle due tedesche, quindi lascio la valigia, lo zaino e, mappa e guida alla mano, parto per l’ escursione di Adelaide.

Sono a due passi dal centro, il pomeriggio è oramai inoltrato, raggiungo la meta e ammiro questa pittoresca città. Sono fortunata, in questo periodo ad Adelaide c’è un famoso Festival of Art, “l’Adelaide Festival Fringe”, riservato agli artisti e ai performer meno conosciuti. Passeggio tra la gente, ammiro gli innumerevoli spettacoli che riempiono le strade della città ed entro nel parco allestito per l’occasione. Carino il tutto, bella gente, belli gli spettacoli, ceno e a tarda ora rientro in ostello, anche perchè pure la mattina successiva sveglia all’alba.

Sono le 5.30 del 21 febbraio, mi alzo, appuntamento alle 6.10 con la guida davanti all’ostello e poi partenza per raggiungere la famosa “KANGAROO ISLAND”.

Tosatura

Viaggio di andata con pullman e nave. Arrivo all’isola dove ad attendermi trovo, tra le tante, la mia guida e nuovi compagni di viaggio, ritrovo le due donne di nazionalità “ceca”, una vietnamita con i suoi genitori adottivi di nazionalità francese,una americana Patty Mc Donald, tedeschi e inglesi. Anche questa volta mi è andata male, neppure un italiano, o perlomeno qualcuno che conosca la mia lingua. L’esplorazione di Kagaroo Island inizia con alcune visite in fattorie, la prima dove possiamo tra l’altro ammirare la rapida tosatura di una bellissima “pecora”, l’altra uno splendido allevamento di Emu e relativa produzione di derivati, quindi l’ultima fattoria con relativo allevamento di api.

Canguro

Di nuovo in partenza per le strade di Kangaroo Island, pranzo compartecipato in riva al mare, una passeggiata in costume lungo la bianca spiaggia, quindi di nuovo per le rosse strade dell’isola, costeggiate da una lussureggiante flora e con qualche attraversamento di splendidi uccelli, emu e, tanto per cambiare… canguri. Poi di nuovo lungo la Pennington Bay con vista sulle splendide spiagge paradiso dei surfisti.

Leone marino

Prossima fermata Seal Bay, per una fantastica passeggiata tra superbi leoni marini. Ci fermiamo a poca distanza da loro ed in silenzio rimaniamo ad ammirarli; naturalmente loro continuano nella vita di tutti i giorni ignorandoci completamente e come se non esistessimo si avvicinano molto a noi, che seduti restiamo ad ammirarli. Nel frattempo uno stormo di gabbiani se ne va in lungo e in largo per la spiaggia. Che dire, mai visto dal vivo e nel loro stato di libertà, simili spettacolari mammiferi, imponenti e dolci allo stesso tempo, trasmettono una grande sensazione di tranquillità.

Little Sahara

Ma la giornata non è ancora finita per noi. E cosa c’è di meglio che lanciarsi giù per le bianche dune del Little Shara? Ebbene si, pure lì andiamo e armati di “tavola”, dopo aver affrontato una estenuante salita sulla duna di sabbia, aver sprofondato in essa fino ad arrivare alla cima, ci lanciamo giù, con il sedere incollato alla tavoletta e le mani che tentano di guidarne il percorso, e giù fino in fondo, più giù possibile, per poi tornare di nuovo su e incominciare di nuovo. Anche questa bella esperienza va indubbiamente ricordata. Le devo provare tutte, quelle che mi si presentano.

Tardo pomeriggio arrivo alla bellissima farmstay dove è prevista la cena e il pernottamento. Veramente bello questo luogo, la farmstay è nel bel mezzo del parco, e che parcooooo!!!!!!!!!!!!, prendiamo possesso della camera, e che cameraaaaa, per non parlare del bagno, che dire di un bagno che ha pure il giardino dentro? Tutto è in legno, bellissimo. Poi tutti nel grande edificio in legno dedicato alla cucina e alla sala da pranzo, mentre la guida sotto i nostri occhi sta cucinando della deliziosa carne e tenere verdure alla piastra; la aiutiamo apparecchiando la tavola, quindi tutti insieme iniziamo a gustarci l’ottima cena. Il sole è oramai completamente tramontato quando ci sediamo tutti intorno al braciere dove è acceso uno scintillante e scoppiettante fuoco. Aspettiamo che faccia buio per iniziare la programmata passeggiata alla ricerca dei canguri, wallaby e opossum. Armati di torce ci addentriamo nel parco e camminando scopriamo che i canguri amano gironzolare di notte, che non temono la nostra presenza e che si avvicinano molto alle abitazioni del parco. E’ bello per me poterci essere. Bello davvero!

La mattina successiva si dorme un po’ di più, e dopo una abbondante colazione si parte di nuovo per completare l’escursione di questa splendida isola, alla scoperta del Flinders Chase National Park per poi procedere lungo Snake Lagoon, con splendidi scorci panoramici e un mare trasparente color smeraldo.

Remarkable Rock

Il tour prosegue, fino a raggiungere lo spettacolare sito primordiale del Remarkable Rock, una serie di massi granitici erosi dal mare in forme fantastiche, alcune simili ad animali, altre a sculture che nulla hanno da invidiare a quelle del nostro ben noto “Boccioni”. Il panorama è spettacolare i colori accesi del verde e del blu fanno da cornice al colore rosso granitico di queste splendide sculture naturali. Anche qui, abbondo di foto, sarò monotona, ma non voglio lasciarmi sfuggire nulla.

Poi via verso Cape du Couedic e Admirals Arch bagnati dal mare della Nuova Zelanda, è qui ad attenderci troviamo una numerosa colonia di foche in libertà. La nostra vista viene colpita dalla bellezza del sito primordiale del Admirals Arch, fauci rocciose alte oltre venti metri bordate di stalattiti scure a mo’ di potenti zanne, dove le possenti onde dell’oceano sovrastano la roccia

Pellicani

Pranzo a Rocky River con barbecue e vegetable, poi visita al centro informazioni e di nuovo in partenza, prossima tappa prevista la bella e bianca spiaggia di Stokes Bay, un salto sulla riva dell’oceano naturalmente in costume, un po’ di sole sdraiata sulla candida spiaggia e poi di nuovo in marcia per le belle e sterrate strade di Kangaroo Island. La nostra ultima tappa ci porta in mezzo a tanti splendidi pellicani, è un vero spettacolo vederli, sono tanti, non temono affatto la nostra presenza anzi, se non stiamo più che attenti, rischiamo di essere calpestati da loro che con estrema naturalezza ci camminano attorno.

Mi accompagnano in aeroporto, saluto la mia nuova amica Patty, con la promessa che ci si sentirà al rientro su skype e sulla sua promessa di una prossima vacanza in Italia, quindi entro in aeroporto per il mio ritorno sulla terra ferma. Debbo dire che è stato più semplice volare sulle linee internazionali piuttosto che in questo volo, troppo cose volevano sapere e per me che di inglese non ne mastico, figuriamoci… comunque sia sono ripartita dall’isola.

Remarkable Rock

Rientro ad Adelaide pernottamento al solito ostello, cambio camera, nuovi “coinquilini” e chissà chi saranno? Lo scoprirò al mio rientro la notte, si perché come al solito girovago per la città, noto che c’è ancora il festival ad Adelaide. Debbo dire che è veramente gradevole questa città in grande fermento sicuramente per l’evento ma anche per la presenza di molti pub, ristoranti e ritrovi per gente di ogni età, ma soprattutto per giovani.

Al rientro in ostello scopro di avere un compagno maschio in camera, decido di inviare subito un sms al mio “consulente”, che mi risponde facendomi notare che negli ostelli questo è usuale, poi a luci spente, mi infilo sotto le lenzuola, naturalmente vestita… non sono abituata a dormire con sconosciuti…

Il 23 febbraio ho un’altra giornata libera ad Adelaide, solita guida, nuova mappa della città, decido di andare verso il mare. Naturalmente in Australia funzionano perfettamente anche i mezzi pubblici, tanto che arrivo dopo circa venti minuti lungo il litorale di Adelaide. Mi trovo in una graziosa località balneare, mi godo un po’ di sole in riva all’oceano e mi mangio “fish and chips” nella vicina graziosa e spaziosa piazza.

Adelaide - Central Market

Rientro per Adelaide, tappa nel famoso Central Market, mi dicono che è certamente uno dei mercati più colorati dell’Australia, con oltre 200 tra negozi e bancarelle dove in bella mostra vengono esposte varietà incredibili di frutta e verdura, la mia passione… Visito China Town, nulla di particolare ne diverso dal solito, indi rientro in ostello e mi preparo, questa sera incontro con il filetto di canguro. La scelta del ristorante segue il suggerimento propostomi da una deliziosa coppia di napoletani, sono i primi italiani che incontro qui in Australia, finalmente riesco a scambiare due parole nella mia madre lingua. Buono il filetto, ma nulla di speciale per i miei gusti, anzi… ti fa particolarmente senso pensare di mangiare un pezzetto di canguro. Comunque dovevo togliermi anche questa curiosità!

Dal 24 febbraio al 1 marzo TOUR DA ADELAIDE AD ALICE SPRINGS

Un entusiasmante tour da Adelaide capitale del South Australia bagnata dall’oceano indiano, al deserto rosso di Alice Springs, nel cuore del Northern Territory alla scoperta della parte più spettacolare della Australia, con una meta di tutto rispetto, ULURU, il più grande monolito del mondo. Ed è con questo obiettivo, che inizia il lungo itinerario che ci porterà a vedere, quella che secondo me, è l’Australia più vera. Un itinerario nel cuore di questa antica e imponente terra, segnata alla natura. Il giorno della partenza, puntuale alle ore 6,05, la guida mi trova davanti all’ostello di Adelaide, presto si forma il gruppo che con me viaggerà per le strade dell’Outback australiano. Volti nuovi, eccetto l’inglese con il quale ho viaggiato lungo la Great Ocean Road, nuovi compagni di avventura ma anche questa volta neppure un italiano.

Tedeschi, inglesi, francesi, americani e giapponesi sono i miei nuovi compagni di viaggio. Inizia il nuovo tour, viaggiamo in direzione di Clare Valley, con sosta a Yourambulla Caves per ammirare i mirabili esempi di Rock Art e per  visitare l’area di produzione vinicola a 130 chilometri da Adelaide. Poi verso Wilpena Flinder National Park, percorrendo una strada che dall’oceano punta verso il cuore arido del continente. Naturalmente ci sono sempre le nostre escursioni a piedi, una media di 8 chilometri giornalieri che questa volta ci hanno portato a Wilpena Pound al margine meridionale del Flinders Ranges National Park, un anfiteatro naturale di proporzioni mastodontiche circondato da colline. Un trekking tra sentieri rocciosi ed una ricca vegetazione.

Parachilna

Tappa a Parachilna con pernottamento in ostello, cena di gruppo “condivisa” le cose che ogni volta mi stupiscono sono: il lavaggio dei piatti, qui non si usa più di tanto la fase del risciacquo, la preparazione delle verdure che vedono poca acqua e infine la caccia sfrenata allo strofinaccio per asciugare le stoviglie. Il pernottamento nell’ostello di Parachina è previsto anche per la serata successiva, proprio perché ci sarà un altro trekking nella zona, questa volta anche alla ricerca di siti primordiali con tracce dell’antico popolo degli aborigeni. Altro trekking, altra arrampicata, altra escursione e ancora su sempre più in alto con panorami mozzafiato.

26 febbraio, ore 6.30 si riparte, meta Coober Pedy. Il viaggio è lungo, ma l’outback australiano mi rapisce, i forti toni del rosso e del verde rendono affascinante tutto il paesaggio. Strade perfettamente diritte e infinite allo sguardo si aprono davanti a me. La presenza, anche se rara di animali sul percorso, a volte emu, a volte canguri, sono piacevoli intermezzi che si intercalano alle soste nei rari punti di ristoro che incontriamo lungo il percorso.

Glendambo

Le brevi tappe “coffee and toilette” che di volta in volta ci vengono proposte lungo il percorso, per rendere il viaggio più gradevole, mi consentono di apprezzare ancor di più la gentilezza di questo popolo fiero e sincero. Gradevoli e accoglienti nel loro insieme, peccano assai decisamente per la qualità del loro caffè. Noi italiani siamo tremendi per questo e pensiamo che in tutto il mondo ci debba essere la qualità italiana del nostro espresso, anche se debbo ammettere che a Sidney ho trovato ottime qualità di caffè espresso, ma solo lì.

Il viaggio vola rapido e i rari cartelli stradali di indicazione mi dicono che la meta è vicina. Siamo sulla Stuart Highway a metà strada per il Northern Territory quando improvvisamente appare il cartello indicante Coober Pedy. Siamo arrivati alla meta, il paesaggio che si apre davanti ai nostri occhi, non è poi così usuale, per chi pensava di trovarsi davanti ad una qualunque città nel cuore dell’Australia, “non c’è trippa per gatti”. Quello che appare alla nostra vista è tutt’altro che una città, o perlomeno una “città come siamo soliti immaginarla”. Questa è una città “SOTTOTERRA”, a prima vista più che una città, sembra un campo di battaglia, il paesaggio, quasi senza alberi è formato da centinaia di cumuli di terra scavata e di miniere abbandonate. Ma sotto la superficie ci sono case, negozi, ristoranti, chiese ed il museo di opali. Infatti Coober Pedy è il più grande giacimento di opali del mondo.

Cucciolo di canguro

Arriviamo e prendiamo possesso del nostro ostello, naturalmente rigorosamente sotto terra, Bhe!! non è da tutti dormire in un bunker in tempo di pace, qui comunque è la regola, mentre l’eccezione è andare a dormire nell’unico (penso) albergo in superficie costruito per chi soffre di claustrofobia. Per me va benissimo così, oltretutto perché appare assai lindo e ordinato il tutto. Il pomeriggio visita alla “città”, il paesaggio che mi appare è veramente unico, il cielo carico di nuvole viola minaccia pioggia, vedo i primi aborigeni e noto che non sono poi così gradevoli, visito una mostra di pittura aborigena e acquisto una tela e qui ho l’emozionante opportunità di prendere in braccio un piccolo canguro. Tappa successiva il vicino museo di opali dove, dopo aver assistito ad un cortometraggio sulla storia della città e delle sue miniere, acquisto delle opali da portare ai miei.

E’ arrivata l’ora di cena e con il gruppo, sotto grossi goccioloni di pioggia, mi reco in “pizzeria”… mio figlio dice… ”parlare di pizza da queste parti è un po’ azzardato!!!!” Proviamo, tanto non posso fare diversamente. Sarà pure strano, impossibile, oppure sarà che è da un po’ di tempo non mangio pizza, ma a me questa di Coober Pedy è piaciuta tantissimo, più buona che in tante pizzerie italiane. Vi sembrerà strano ma è cosi’. Ottima veramente e a basso costo.

Ostello sotterraneo a Coober Pedy

Ora si va a dormire, e nel nostro alloggio sotterraneo! Anche la mattina successiva ci si alza di buon ora, è il 27 febbraio ed oggi si viaggerà attraverso l’aspro deserto australiano per raggiungere il mitico monolito di Uluru (Ayers Rock). Il viaggio è tranquillo, quello che stupisce sono gli stupefacenti cambiamenti di colore che offre il panorama, dai caldi colori del rosso della terra, ai cangianti toni del verde della vegetazione, il paesaggio che mano a mano passa davanti ai miei occhi è divino, sono seduta in prima fila, è mi godo lo spettacolo da “prima visione”. Oggi si viaggia tutto il giorno e con tappe brevi per i vari ristori, il passaggio dal South Australia al Northern Territory non prevede escursioni durante il giorno. Nel tardo pomeriggio arriviamo al campo tendato attrezzato, nel cuore del Red Centre.

Uluru (Ayers Rock)

Il pernottamento è prevista in tenda, mi dicono, il posto ideale per ammirare lo stupefacente cielo stellato australiano, se non fosse che invece questo benedetto cielo è pieno di nuvole. Prendo possesso della mia tenda a quattro posti, mi approprio del mio sacco a pelo, poi raggiungo gli altri, per una escursione di questa parte del Northern Territory. Ora è veramente possibile ammirare quella che definirei l’Australia all’ennesima potenza, tutto ha dimensioni eccessive, superiori alla norma, il cielo, le distanze, le rocce, i colori. Il Red Centre è il cuore dell’Australia in ogni senso, il colore rosse pervade tutto, il suolo e le rocce sono rosse per l’ossido di ferro presente, nella arenaria, persino i canguri sono rossi.

Kata Tjuta (Monti Olgas)

La nostra escursione di oggi mi porta a KataTjuta (molte teste per le sue trentasei cupole di roccia immense) o The Olgas uno spettacolare circuito di tre ore che mi consente di ammirare le prime e spettacolari meraviglie del Red Centre Australiano. Anche qui debbo ammettere di essere stata monotona con le fotografie, ne ho fatte veramente tante, ma ogni angolo, ogni scorcio panoramico mi sembrava unico, ogni variazione di luce rendeva il paesaggio spettacolare, le immense rocce rosse levigate perfettamente appaiono come plasmate dall’uomo. Questo per gli aborigeni è un territorio sacro, dove è assolutamente vietato raccogliere il seppur minimo frammento della natura; dicono poi che porti sfortuna, ed io me ne guardo bene dal farlo.

Brindisi a Uluru

È quasi sera, via di corsa verso Uluru, Ayes Rock, dobbiamo arrivarci prima che tramonti il sole, percorriamo la strada che porta verso la vera icona australiana Uluru nel Uluru Kata Tjuta National Park. Uluru, patrimonio dell’umanità, principale attrattiva dell’Australia, è il più grande monolito del mondo; dicono che i due terzi dell’imponente massiccio si trovi sotto terra. Ci riusciamo, raggiungiamo un punto di osservazione per poter ammirare il tramonto; non siamo soli ma con altri gruppi che come noi aspettano in religioso silenzio che il sole tramonti dietro Uluru.

Spettacolare………….. Rimango senza fiato!

Brindisi a Uluru

E qui ci vuole un brindisi, per onorare il meraviglioso spettacolo che ci offre Uluru. La nostra guida ha organizzato il tutto, vino frizzante, stuzzichini vari e foto di gruppo. Si riparte poi per la cena e relativo pernottamento, questa volta in tenda. Debbo ammettere che per me è stata dura. Dormire in tenda non sarebbe nulla se non fosse perchè quella notte vento, pioggia e tuoni l’hanno fatta da padrona, il tutto nel più completo buio (io non avevo neppure una pila diversamente dagli altri) e sola in tenda, peggio di così…

Tenda a Uluru

Finalmente arriva l’ora della sveglia, è ancora molto buio, colazione veloce, dobbiamo tornare verso Uluru, per poter ammirare l’alba. Il suono del didgeridoo ci accompagna verso la meta creando una atmosfera magica, raggiungiamo l’obiettivo quando il cielo è ancora buio. Ci portiamo velocemente verso un punto panoramico e sempre in religioso silenzio ammiriamo il sorgere del sole.  I flash sembrano tante stelle, certamente non può essere diverso, visti i tanti spettatori presenti. Uluru appare in tutto il suo splendore, guardarlo incute timore e rispetto. L’atmosfera che mi circonda ha il sapore della magia. Ora è previsto un avvicinamento per l’appuntamento con l’escursione attorno al grande monolito.

Con i nove chilometri di percorso a piedi ammiriamo tutto Uluru, camminando al suo fianco. Uluru, appare in tutto il suo splendore, ogni angolo è diverso da quello successivo, i toni del rosso e del verde raggiungono livelli di eccellenza qui. Dicono che è assolutamente vietato raccogliere qualsiasi frammento e fotografare. Rispetto la prima regola, ma per la seconda non ci penso nemmeno, e lo dimostrano le numerose fotografie che ho scattato. Ma come è possibile pretendere ciò, come è possibile resistere?

Uluru (Ayers Rock)

Il mio amico giapponese Satoshi si trattiene, ma poi cede pure lui e inizia a fotografare ogni angolo di quel paradiso. Gli aborigeni, veri padroni di quella meraviglia, avranno un po’ di pazienza… ma è troppo bello Uluru per resistere dall’immortalarlo. E’ sera quando raggiungiamo il nostro campo, è prevista un’altra notte in tenda, ma questa volta “non mi fregano” mi sono acquistata anche io una torcia nel vicino punto di ristoro. Tenda, tempo brutto, ma con pila e cruciverba cerco di passare la notte.

Di nuovo sveglia di prima ora, oggi si viaggia in direzione di Alice Springs, con tappa per trekking nel Kings Canyon.

Kings Canyon

La mattinata prevede una lunga escursione in questa meraviglia, il Re dei Canyon, dalle sue spettacolari e stratificate rocce rosse, un canyon di 350 milioni di anni che cela nel suo cuore una deliziosa piscina naturale tra le rocce, chiamata “il Giardino dell’Eden” a onor del vero. Uno splendido percorso a piedi di oltre quattro ore, tra i caldi rossi delle rocce e gli intensi verdi della vegetazione. Lo lascio dire a voi io non ho più termini per esprimere la mia meraviglia.

Il pomeriggio è dedicato al viaggio verso Alice Springs, mi dicono città bruciata dal sole australiano.

Macchè bruciata!!!!

Stà piovendo e assai forte, quando arrivo ad Alice Springs, la città mi appare come circondata da un bel rigoglioso verde intenso. Il piccolo fiume trabocca d’acqua… ma che razza di città ARIDA è mai questa…? Alla faccia… mi dico io. Saluto il gruppo, sono arrivata alla meta, la guida mi accompagna al mio ostello dove passerò la notte, in compagnia di chi sa’ chi….

Antonio, Silvana e Cristina

Come al solito prendo possesso della camera, i miei nuovi compagni sono australiani, esattamente di Melbourne, scambio due parole con loro nel mio perfetto… inglese e poi via per le strade di Alice. E’ tardi è quasi tutti i negozi sono chiusi, giro per il centro della città, è noto che sicuramente è ben lungi dal essere una classica città da cartolina. Nulla di speciale sicuramente, ma esercita un fascino tutto suo, forse per la presenza di tanti aborigeni per le strade. Debbo ammettere che è la prima volta che vedo gente cosi… lascio a voi il seguito. Per strada due di loro, mi dicono di chiamarsi uno Antonio e l’altra Cristina, mi chiamano con insistenza, vogliono appiopparmi un loro dipinto, e ci riescono pure. Lo acquisto a 50 dollari a patto di fare pure una foto con loro. Ci riesco e il risultato è che non siamo “un granchè tutti e tre”.

Cena in un buon ristorante di Alice, rientro in ostello in taxi, non si sa mai, qui mi dicono che non c’è da fidarsi molto a girare la sera da soli, perchè gli aborigeni alzano il gomito molto spesso e la prudenza non è mai troppa. Il mattino successivo, 2 marzo, è previsto il volo di rientro per Sydney. E’ finito il mio tour.

Le mie impressioni? Sono felice, soddisfatta di me stessa, ho negli occhi, nella mente e nel cuore tutto quello che ho visto dell’Australia. Ho fatto nuove esperienze e conosciuto ragazzi provenienti da altri stati, altri continenti. Che dire? Ora so’ che devo necessariamente imparare l’inglese, perchè?

1) voglio assolutamente tornare in Australia per approfondirla ancora di più!

2) mi piacerebbe stare in relazione con i compagni di viaggio

3) perché, anche se non ho avuto particolari problemi, è più piacevole se si comprendere con più facilità le guide nei vari tour dicono dell’Australia

4) per non temere gli imprevisti

Sydney

Dal 2 al 6 marzo sono di nuovo a Sydney, ma questa volta in piacevole compagnia. Altri giorni per poter ammirare ancora questa splendida città e i suoi dintorni. Debbo dire, ora che condivido con chi dice che Sydney è la città più bella dell’Australia, con i suoi immensi parchi, il suo splendido giardino botanico, i suoi palazzi stile vittoriano e la sua centralissima city, fatta di incredibili grattacieli di cristallo, con i suoi spazi pubblici, i suoi mercatini tipici, con le sue icone come l’Opera House e l’ Harbour Bridge con la sua splendida baia, la bellezza naturale del porto e delle spiagge che spesso contrastano con le opere costruite dall’uomo. E’stato piacevole passeggiare per Bondi, con la sua ampia spiaggia dorata i suoi frastagliati promontori di arenaria e le sue onde, perfette per chi pratica surf.

Sydney è la più vasta metropoli dell’Australia con i suoi oltre 4 milioni di abitanti, eppure mi è apparsa come una città decisamente a dimensione d’uomo. E’ stato bello passeggiare lungo le vie del centro ad ammirare i vari negozi, entrare nei suoi splendidi centri commerciali come il Victoria Building; andare nella sua Chinatown, mangiare nel Fish Market, e nei vari ristoranti giapponesi, si perchè adoro quel tipo di cucina. Passeggiare per The Rocks, la parte più storica della città, con vista sulla splendida baia dell’Opera House da un lato e dall’altro del famoso Harbour Bridge. Sydney è bella anche nei suoi sobborghi, con le sue case tutte circondate da giardini, con porticati chiusi e decorazioni.

Che dire infine dell’Australia? Ci sarebbe tanto ma tanto ancora da dire, ma non posso esagerare dico solo che l’Australia è decisamente grande e che mi ci vorranno ancora tanti viaggi per vederla tutta, quindi concludo rivolgendomi a Walter: “preparati, dovrai sopportarmi ancora per molto, dovrai studiare per me altre mete, ma con tappa obbligatoria in arrivo e partenza a Sydney, e comunque avevi ragione, questo è un viaggio che ricorderò tutta la vita.”

GRAZIE MASSIMO GRAZIE MEG per avermi dato anche questa gioia.

Silvana Paci
(pslissy@yahoo.it)

Posted on giu-24-2010

I maori della Nuova Zelanda

 

Di seguito una utile guida per conoscere meglio questo meraviglioso popolo prima di intraprendere il vostro indimenticabile viaggio in Nuova Zelanda

Haka

Il popolo maori discende da alcuni gruppi di polinesiani che, circa mille anni fa, iniziarono a abbandonare le proprie terre per stabilirsi in Nuova Zelanda. Seguirono successive ondate di “coloni” che, gradualmente, svilupparono una propria cultura fino a forgiare l’attuale identità del popolo maori. Peculiarità della società maori è la suddivisione in tribù, caratteristica che ancora oggi riveste una sua rilevanza. L’origine ed il nome della tribù deriva dall’antenato che accomuna tutti i membri che ne fanno parte. A volte, due o più tribù, sono unite dal fatto di essere discendenti dai coloni giunti in Nuova Zelanda con la stessa canoa e, pertanto, ci si trova di fronte ad  un  gruppo familiare esteso. La struttura sociale maori è fortemente gerarchica e misogina; i ruoli di comando sono tramandati essenzialmente per via ereditaria.

Maori contemporanei

All’interno di una tribù i compiti sono ben definiti. Gli uomini devono preparare il terreno, pescare, costruire canoe, fare la guerra, disegnare i tatuaggi e intagliare sculture, mentre le donne seminano, estraggono i molluschi, cucinano. Solo quest’ultime e gli schiavi, catturati durante le battaglie con tribù nemiche, possono tessere e cucinare. Peculiarità tipicamente maori, che non ha riscontro nella natura pacifica degli antenati polinesiani, è il carattere bellicoso di questo popolo che trova una valida spiegazione sociologica nel fatto che, di fronte al progressivo  aumento demografico, i maori soni costretti a cercare nuove terre da coltivare. Altra prerogativa tipicamente maschile è la religione, che presenta molte affinità con quella polinesiana, e dove il sacerdote ha il compito di comunicare con gli dei, di officiare ai riti, di tramandare la storia degli antenati, le leggende e i canti.

Interno di un Marae

Luogo sacro per eccellenza è il “marae” che inizialmente indicava lo spazio verde di fronte alla casa per le assemblee, mentre oggi viene utilizzato, in un accezione più ampia, per accorpare tutti gli edifici circostanti. L’ingresso ad un “marae” è consentito a tutti, purché si rispettino determinate consuetudini come togliere le scarpe e lasciare offerte qualora sia stata data ospitalità sotto forma di cibo e bevande. Senz’altro pittoresco è il rituale di benvenuto  che si compie all’interno. Il visitatore e le persone del luogo devono salutarsi con grida, canti e dialoghi per rendere omaggio agli antenati prima di poter interagire reciprocamente scambiandosi strette di mano e facendo pressioni sul naso.

Hongi

Questa singolare usanza, conosciuta con il nome di “hongi”, rappresenta lo scambio del respiro vitale e richiede una o più pressioni con il naso e non vi è, come erroneamente si pensa  o si vede nei film, alcun strofinamento o  bacio sul naso!. Altro aspetto molto importante della cultura maori, è l’utilizzo dei canti e nenie come veicolo per tramandare ai posteri la storia; come anche gli aborigeni d’Australia, infatti,  i maori non utilizzano testi scritti e tale loro consuetudine, è stata spesso erroneamente tacciata dall’uomo bianco, come totale assenza di cultura. Altra caratteristica tipicamente maori che, ai giorni nostri, è molto studiata ed apprezzata, è la consuetudine a disegnarsi tatuaggi sul corpo.

Antico maori

Tale usanza non ha, come erroneamente si può pensare, una valenza estetica quanto un significato di appartenenza ad un determinato ceto sociale. Infatti, più i tatuaggi sono gradi e ricoprono il volto e ampie parti del corpo, più sta a significare che quel determinato uomo è di rango elevato. Discorso a parte, come al solito, va fatto per i tatuaggi femminili: le donne, infatti,  possono portarli solo sulle guance e sulle labbra. Oltre che per i tatuaggi, siamo soliti riconoscere questo popolo per i fantastici e suggestivi spettacoli di danza che sono in grado di eseguire con urla e concitati movimenti. Tali “danze” altro non sono che canti di guerra che precedono la battaglia e i danzatori con quei strani e violenti movimenti simulano di prendere a pugni la testa di qualche nemico e di ridurne i resti in polvere, battendo forte i piedi. Anche se la cultura maori è, ai giorni nostri, quasi completamente soggiogata dal florido mercato turistico e i discendenti di questo popolo si sono ormai integrati nella società, l’orgoglio di appartenenza al clan ancora sopravvive e viene tramandato con la musica, la danza, la letteratura e la pittura. L’arte, in tutte le sue espressioni, ancora una volta dimostra di essere un abile vettore, non solo per tramandare ai discendenti la cultura dei loro antenati, ma anche per farla conoscere al resto del mondo.

Posted on giu-24-2010

Cosa mangiare in Nuova Zelanda

Cosa si mangerà mai durante un viaggio in Nuova Zelanda? Una domanda che un viaggiatore italiano si porrà sicuramente…

Confesso che non ho mai avuto delle gran aspettative sulla maestria culinaria che avrei potuto incontrare in Nuova Zelanda. A differenza dell’Australia dove numerosa è la comunità italiana che si è egregiamente inserita nel tessuto sociale soprattutto nel settore della ristorazione, ritenevo che sarei sopravvissuta senza onore e senza gloria, “gastronomicamente” parlando, in terra kiwi. Evitando volutamente i numerosi ristoranti tricolore che nelle città primeggiano come “star” di Hollywood, sono rimasta positivamente meravigliata anche della varietà di pietanze locali che puoi mangiare. Ancora una volta mi sento di sottolineare che l’idea che abbiamo noi italiani e un po’ tutto il mondo latino, del cibo e del pasteggiare, è completamente diversa da quella anglosassone.

Cozze Verdi della Nuova Zelanda

Questa prima differenza deve aiutare a capire il perché, il cibo e la sua presentazione, hanno una gran importanza per noi, discendenti degli abitanti dell’antica Roma, che erano soliti decidere le sorti dell’impero mangiando e sorseggiando vino mescolato con acqua sdraiati su un triclinio, al contrario, il mondo anglosassone non ha mai dimostrato di possedere una grande inclinazione verso questi momenti d’incontro che, in passato, si svolgevano per lo più in modo frugale e dove, anche nel caso di tavole imbandite in onore delle più alta cariche, nessuno mai risultava primeggiare per eleganza e rispetto del galateo. A questo fattore culturale bisogna aggiungere la difficoltà, esistita fino a pochi decenni or sono, di far arrivare i prodotti alimentari dall’Europa, difficoltà in termini temporali e soprattutto di costi. A questo impedimento già non di poco conto, si aggiungono, ai giorni nostri, le numerose normative alimentari che impediscono, ad esempio, la produzione di prodotti non pastorizzati come il formaggio fresco, e che sicuramente contribuiscono a rendere il panorama gastronomico meno vivace.

Ostriche della Nuova Zelanda

Da qui presto si spiega, la difficoltà, fuori dai confini italiani, di poter gustare una buona pizza con vera mozzarella e soprattutto di trovare ancora forni a legna. Avere queste piccole nozioni di base aiuta ad affrontare un viaggio in terre lontane senza partire con la spesso errata convinzione che tanto si mangerà male. Io a chi mi chiede preoccupato, cosa troverà in Nuova Zelanda, rispondo di stare tranquillo e di assaggiare di tutto. Consiglio anche di provare qualche ristorante italiano, sempre che non si abbiano problemi particolari di budget. Ci sono, infatti, dei locali, da generazioni di proprietà di italiani, dove puoi mangiare davvero bene e forse dove trovi piatti ancora cucinati alla vecchia maniera, ma il conto, poi, è decisamente salato. Se, invece, si è curiosi di voler cimentare la cucina kiwi, le specialità non mancano.

Torta Pavlova della Nuova Zelanda

Per gli amanti dei frutti di mare, le cozze verdi, le ostriche e l’aragosta, sono davvero una manna dal cielo, soprattutto se si accompagnano ad un buon calice di sauvignon leggermente fruttato e rigorosamente locale. Assolutamente gustosi sono i bianchetti che solitamente vengono fritti, come in Italia; lo stessa dicasi per le trote salmonate e le capesante delle quali si mangia sia la carne bianca sia la parte arancione con le uova. Per gli estimatori di Diana, dea della caccia, i piatti a base di agnello, che non può mai mancare su una tavola neozelandese, maiale, manzo o cervo, sono tutti prelibati, seppure nella loro semplicità di preparazione e soprattutto di presentazione: sempre insieme alle tradizionali verdure bollite che non fanno mai male! A conclusione di un pasto, non può mancare il tradizionale dessert simbolo della nazione: il “pavlova”, preparato in modo semplice, mescolando la chiara d’uovo con lo zucchero e mettendoci in cima il re di tutti i frutti: il kiwi. Trattasi di una rivisitazione tutta “made in New Zealand” della nostra apprezzata meringa a conferma che, spesso, l’arte culinaria trova la sua migliore musa ispiratrice in pochi e spesso poveri ingredienti.

Vini della Nuova Zelanda

Per quanto riguarda le bevande alcoliche, i neozelandesi vincono senza troppi problemi la palma del gran bevitore. Sia che si tratti di una comune birra o di un’altra, invece, fruttata prodotta in uno degli ottimi birrifici di nicchia del Paese, sia che si ordini un buon bicchiere di Chardonnay o di Pinot Grigio rigorosamente nazionali, il palato resterà sicuramente soddisfatto. Come ogni pasto che si rispetti, non può mancare il caffè e, per la felicità di noi italiani, negli ultimi tempi quella broda nera per ore lasciata a riscaldare, chiamata “black coffee”, sta cedendo progressivamente il passo al nostro espresso che, soprattutto nelle città, si trova di qualità discreta un po’ in tutti i bar, insieme al cugino di sempre, l’immancabile cappuccino che è molto amato dai neozelandesi a tutte le ore del giorno della notte. Anche in questi piccoli dettagli, si possono notare i frutti del processo di globalizzazione che avvicina tutto e tutti a qualunque longitudine e latitudine ci si trovi.

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