Posted on giu-29-2010

Viaggio in Australia di Silvana

Tutto è iniziato come al solito per me: una sfida, volere potere, innanzitutto e nonostante tutto!

Ed è così che ho intrapreso questo meraviglioso viaggio che mi ha portato in giro per l’Australia, alla ricerca della sua straordinaria fauna, della lussureggiante ed abbagliante flora, con la splendida cornice di coste frastagliate, spiagge bianchissime e un mare di smeraldo. Un continente straordinario per i suoi colori: dalla terra rosso fuoco dei deserti e dei canyon, ai cangianti toni del verde della vegetazione. Un paese con un cuore rosso: Uluru il monolito più grande del mondo. Cosa si può volere di più da un viaggio?

Silvana

Grandi città e metropoli che coniugano perfettamente lo stile vittoriano dei palazzi alle modernissime opere d’arte ed ai grattacieli delle city. Città dove impera l’ordine e la cura di tutto nonostante la movimentata vita dei suoi abitanti. Per chi si oppone alle mie riflessioni io dico: “provare per credere”.

Quando ho contattato “MERAVIGLIA viaggi” ed ho chiesto di programmarmi un viaggio economico per l’Australia: niente alberghi ma ostelli, niente lusso ma tanta natura e un percorso più lungo possibile perché, ho precisato fin da subito, sono una che “si adatta… che ama vedere, esplorare, camminare…”

Walter non si è fatto problemi, proponendomi subito delle splendide proposte di viaggio.

Naturalmente sono stata costretta a fargli presente che:

1) non parlo inglese, nonostante i miei otto anni in istituti scolastici ove l’inglese costituiva oggetto di studio…

2) non ho mai viaggiato sola per aeroporti, soprattutto in quelli internazionali

3) che viaggerò da sola

4) … e che a Sidney vive mio figlio al quale potrei ricorrere negli eventuali momenti di difficoltà

Nei giorni successivi quando sono tornata in agenzia, Walter, mostrandomi il programma che aveva preparato per me, ha aggiunto questa frase: “vedrai, questo sarà un viaggio che ricorderai per tutta la vita!” Ora penso che sarà proprio così, sicuramente!

Ora, veniamo a noi. A ragion del vero il motivo che mi ha spinto ad intraprendere un simile viaggio è stato:

Il matrimonio di mio figlio!!!!!!!!!!!!!!

Massimo e Meg

Italiano lui, giapponese lei, oltre i confini: l’AUSTRALIA – e chi li sposa? Una donna… indiana! “Più internazionale di così si muore, non è vero?”

Tralascio tutti i particolari del viaggio di andata e mi limito a dirvi che è stato cancellato il volo Bologna Francoforte. Sarei dovuta arrivare a Sydney il giorno 12, invece il mio arrivo è slittato al giorno 13 febbraio, lo stesso giorno del matrimonio, niente male…

Primo scalo a Francoforte in un aeroporto di tutto rispetto viste le dimensioni, il secondo a Singapore niente male pure questo. Di italiani neppure l’ombra, di inesperienza di chi non si è mai trovata sola in simili situazioni invece TANTA. Al tutto andiamo ad aggiungere il ritardo e l’imminente matrimonio, un “mix” di combinazioni che fanno invidia al mitico Fantozzi.

Mica male, vero?

Arrivo a Sidney, il giorno 13 febbraio ore 6.50 circa, atterraggio con vista panoramica sulla splendida città costellata da baie circondata dal verde: NOTEVOLE! come inizio. Di corsa, si va a casa, il matrimonio si celebrerà nel pomeriggio, una doccia e via. Anche qui tralascio nuovamente tutti i particolari di questa irripetibile cerimonia, organizzata nei minimi dettagli dove si sono combinate tre diverse tradizioni: quella italiana, quella giapponese e, naturalmente, quella australiana, nel luogo più antico di Sidney: The Rocks e con vista sulla splendida baia dell’Opera House con alle spalle il famoso Harbour Bridge.

Opera House

Il mio soggiorno a Sidney con vitto e alloggio garantiti, è stato all’insegna del “fai da te”. Zaino in spalla, guida della Australia e mappa della città in mano. In giro per Sidney scopro una città perfetta e decisamente affascinante, per me, la più bella città australiana che ho visitato. Il primo giorno dopo il matrimonio, in compagnia di suoceri e parenti giapponesi visito la baia di Sidney dove impera l’Opera House, i traghetti sono assai frequenti pertanto decidiamo di intraprendere la “transoceanica”… che navigando tra le baie della città di Sidney ci porta nella famosa Bondi, una magnifica e ampia spiaggia dorata con i frastagliati promontori di arenaria e le sue onde perfettamente in sintonia con gli amanti del surf e le sue piscine a confine con il mare.

Davvero divertente girare la città in compagnia degli acquisiti e simpatici parenti giapponesi, peccato non si riesca a comunicare se non con gesti sorrisi, inchini ed esclamazioni. Il giro procede girovagando per negozi e mega centri commerciali per finire in un delizioso ristorante cinese della China Town di Sidney nella ricorrenza del capodanno cinese davanti a piatti deliziosi, che nulla hanno a che vedere con ciò che si mangia nei nostri ristoranti cinesi.

Sydney - Fish Market

Durante le mie “pause pranzo” al fish market di Sidney, debbo ammettere che ho mangiato pesce a non finire di ottima qualità, gustato frutta e yogurt eccezionali il tutto in un ambiente decisamente folkloristico, dove nelle vetrine vengono messe in mostra innumerevoli specie di pesce, come “Armani, Prada e Valentino” allestiscono le loro boutique, dove colore, odore e sapore si mescolano ad una folla animata di frequentatori nonché consumatori provenienti da ogni dove. Il fish market è stato la causa della perdita della mia perfetta linea, quella che avevo prima di intraprendere questo magnifico viaggio.

A soli 65 chilometri da Sidney si innalzano le Blu Mountain, un altopiano di arenaria che raggiunge una altezza di 1100 metri, con ripide pareti di arenaria ed una immensa e splendida foresta di eucalipti che assume, in determinate ore della giornata, un magnifico colore blu. Il passaggio a Leura è d’obbligo, un classico borgo delle Blu Mountain, una linda e pittoresca cittadina ferroviaria ideale per una sosta e uno spuntino.

Ora arriva “l’hard” la mia prova del “fuoco” il mio battesimo con l’Australia. 17 febbraio, aeroporto di Sidney, Max mi accompagna, non gli dico nulla ma penso che capisca con quanta ansia io intraprenda questo viaggio. Ad attendermi tutto il programma che Walter di MERAVIGLIA viaggi ha organizzato per me.

Federation Square

MELBOURNE alle ore 11.00 arrivo all’ostello situato in una posizione centrale della città. Prendo possesso della mia camera (che poi ho condiviso con due asiatiche e una peruviana) deposito la valigia, e dopo poco tempo sono già in strada, armata di guida, mappa della città, macchina fotografica e “bag” tutte cose che mi hanno costantemente accompagnato lungo il mio viaggio. Innanzitutto debbo premettere che questa è una delle mie giornate libere, quindi niente guida e niente compagni di viaggio.

Pertanto:

regola n. 1 non perdersi d’animo

regola n. 2 avere spirito di iniziativa

regola n. 3 avere voglia di vedere e curiosare

regola n.4 fotografare ostello e nome della via… casomai dovessi perdermi.

Flinders Street Station

Armata di tutto ciò me ne vado in giro per le strade di Melbourne, capitale dello Stato del Victoria, dicono che sia la città più europea dell’Australia, con il senno del poi, Europa si Italia no, per nulla ha a che vedere con noi. Ha la cura, la cultura, l’ordine, il verde e la bellezza delle migliori capitali del nord Europa. Bella, veramente bella, dicono che sia una delle città più vivibili ed io condivido, con i suoi parchi, i suoi giardini ed il fiume Yarra, popolare tra i vogatori e rifornisce il vicino giardino botanico. Gli edifici che si affacciano sul fiume, Southgate e Federation Square sono una perfetta combinazione tra lo stile vittoriano e il rinnovatissimo volto di Melbourne. Percorro le vie del centro, faccio tappa per un panino, quindi arrivo alla Flinders Street Station in perfetto stile vittoriano, uno dei luoghi pubblici più frequentati della città fino a qualche anno fa, perchè ora, a farla da “padrona” c’è Federation Square, sicuramente lo spazio pubblico più frequentato della città. Vengo “colpita” dalla presenza di tanti giovani, dalla bellezza dei suoi palazzi la cui architettura moderna e armoniosa rende il tutto un gradevolissimo punto di ritrovo.

The Ian Potter Center

Costruita su metri di brutti binari del tram unisce il Central Bussines District con il fiume Yarra, al centro della piazza c’è uno spazio smerigliato rivestito di arenaria variegata gialla e rossa pendente verso una pedana ed uno schermo gigante. Gli edifici che circondano Federation Square sono disegnati come frammenti che sorgono dal suolo e appaiono come una stravagante tappezzeria di vetro pietra e zinco. All’interno c’è una sezione della National Gallery of Victoria, “the Ian Potter Centre”, uno degli edifici più fantastici che abbia mai visto, quando sono dentro ho come la sensazione che i muri mi vengano addosso da tutte le parti e girando scopro degli angoli fantastici, dei punti prospettici di grande interesse. Di foto ne avrò fatte a decine e decine, avevo paura di perdere ogni punto, ogni colore e ogni forma. Mi fermo anche nello spazio Edge per bermi un caffé. Qui i punti di relax e ristoro non mancano di certo.

Relax a Federation Square

Mi siedo poi su una delle comode sedie a sdraio al centro della piazza e a ridosso di un piccolo “fazzoletto” di verde. Assaporo un po’ di relax prima di tornare a gironzorellare per la città. Saint Paul Cathedral, di fronte a Federation Square rende certamente l’idea di come si combinino perfettamente i due stili, quello vittoriano con quello più moderno e all’avanguardia di questa splendida città. Poi via di nuovo a passeggiare lungo il fiume Yarra, fino al futuristico centro olimpionico, quindi nuovamente per le strade della city, Collins Street, tra bei negozi e gente che, come me, ha scelto Melbourne come tappa australiana. Lungo le strade, pittori, ritrattisti, suonatori e venditori, si perchè è sera, ed a negozi chiusi appaiono loro. Raggiungo la locale China Town…, naturalmente come in tutte le China Town del mondo, anche qui tanti negozi e ristoranti cinesi ma soprattutto tanti tanti cinesi, decido di cenare lì, ma debbo dire che non è stato un granchè…

La mia serata la passo di nuovo a Federation Square seduta sul pavimento di arenaria, davanti allo schermo gigante che proietta le immagini delle olimpiadi invernali del Canada, scrivo cartoline, fotografo e mi faccio fotografare. Poi siccome si è fatto tardi davvero, mi incammino verso l’ostello, non ho bisogno di chiedere nulla, è molto semplice girare per Melbourne, anche se debbo dire che gli australiani sono semplicemente straordinari e se ti vedono con una mappa in mano, si avvicinano per chiederti se hai bisogno di aiuto.

Arrivo abbastanza stanca in ostello, entro piano, è tardi e le altre compagne già dormono.

Dal 18 al 20 febbraio MELBOURNE / ADELAIDE – TOUR DELLA GREAT OCEAN ROAD

Sono le 6.00 e mi debbo alzare, alle 6.30, puntualissima, arriva davanti al mio ostello la guida che mi accompagnerà in questo tour, ci sono altri viaggiatori con me.

Inizia il fantastico tour della Great Ocean Road, 700 Km di litoranea con i più bei paesaggi dello Stato del VictoriOtway Fly

Otway Fly

Tappa a Torquai capitale della industria del surf australiano, quindi alla volta di uno dei tratti costieri più spettacolari dell’Australia passando per le cittadine costiere di Lorne, Apollo Bay, esplorando spiagge meravigliose e foreste pluviali come quella dell’ Otway National Park, ed è proprio qui che ci attende una lunga passeggiata sulla Otway Fly un camminamento sospeso tra meravigliosi alberi di eucalipto a venticinque metri di altezza dal suolo, ammirando le incredibili felci la cui altezza lascia di stucco (ne ho viste di altissime penso anche oltre i 4 o 5 metri). Non ho alcun dubbio, questo tipo di vacanza mi si addice, amo vedere, esplorare, camminare e provare nuove esperienze. Confermo questa vacanza fa proprio al caso mio e sicuramente di tutti quelli che come me amano il bush walking (camminare nella natura). Anche se debbo dire, per me che ci sono abituata, molte delle loro escursioni sono “passeggiate di salute”. Ma la giornata non è ancora finita, va sfruttata fino in fondo, e cosa c’è di meglio di un magnifico tramonto con vista su “Twelve Apostles”? Siamo di nuovo in movimento, ed è così che raggiungiamo la famosa costa dei “Dodici Apostoli”. Il sole sta iniziando a tramontare dobbiamo arrivarci prima che abbandoni il cielo.

I 12 Apostoli al tramonto

Ci riusciamo, siamo sul lungo camminamento panoramico con vista sugli splendidi faraglioni che si innalzano dalle acque dell’oceano, il camminamento offre scorci spettacolari con grotte e gole nelle falesie calcaree create dalle onde del mare. Scendiamo sulla splendida spiaggia che oramai ha assunto il colore rosso del tramonto, aspettiamo che il sole scompaia definitivamente dall’orizzonte, immortaliamo il tutto con foto e riprendiamo la strada per l’ostello dove ad attenderci abbiamo la cena in comune con altri gruppi e la camera che ho condiviso con due ragazze tedesche e una canadese.

Naturalmente “The Twelve Apostles” vanno visti anche all’alba, quindi anche il mattino dopo sveglia alle 5.30, colazione e via verso la costa.

I 12 Apostoli all'alba

Se il tramonto è stato spettacolare, l’alba non ha nulla da invidiare ad esso. Anzi, i colori sono decisamente più vivi, gli azzurri e i verdi accesi fanno da perfetta cornice ai faraglioni bianchi. Ammiriamo lo splendido panorama quindi proseguiamo la nostra escursione scendendo fino alla spiaggia, la percorriamo ed entriamo in una grotta naturale scavata nella splendida roccia bianca. Il percorso ci porta fino all’arco spezzato del “London Bridge” una magnifica conformazione rocciosa immersa nell’oceano, quindi proseguiamo fino alla spettacolare “Bay of Island”, poi lungo la costa fino a raggiungere la località turistica di Warrnambool.

Il pernottamento in ostello prevede anche la preparazione della cena da parte del gruppo. Debbo dire che di fantasia non né hanno mai avuta tanta,ma questa sera mi stupiscono . La preparazione della pasta mi lascia di stucco. Spaghetti con verdure bollite, carne macinata e pomodoro, veramente da “brivido”, ma andiamo oltre, anche perchè le nazioni che vi hanno contribuito, Germania, Inghilterra, Canada, Francia e Repubblica Ceca non hanno la benchè minima idea di cosa significhi cucinare un buon piatto di spaghetti!

Canguri albini

Il Mattino dopo ancora sveglia all’alba, nuova escursione, prima Sulle Hollow Mountain dove godiamo di una vista mozzafiato, poi una passeggiata fino a raggiungere le cascate MacKenzie Falls. Quindi di nuovo in viaggio con tappa a Bordertown, la prima cittadina del South Australia dove vivono diverse specie di fauna australiana tra cui alcuni esemplari di canguro bianco. Bhe!!! dimenticavo di dirvi che oltre ai magnifici paesaggi, fino ad ora ho ammirato anche una splendida fauna: tanti canguri, koala e splendidi pappagalli che volano liberi nei cieli australiani. Attraversiamo il Murray River, superiamo la pittoresca Adelaide Hills e raggiungiamo Adelaide nel pomeriggio.

La guida mi porta direttamente davanti al mio ostello, ove lascerò il gruppo con il quale ho viaggiato fino ad ora e trascorrerò un’altra giornata libera. Saluto a modo mio tutti e con due di loro (le due tedesche) raggiungo l’ostello, dove ad attendermi c’è una deliziosa e disponibile ragazza che si sforza di parlare con me il francese. Comunque ci capiamo, prendo possesso della camera, la stessa delle due tedesche, quindi lascio la valigia, lo zaino e, mappa e guida alla mano, parto per l’ escursione di Adelaide.

Sono a due passi dal centro, il pomeriggio è oramai inoltrato, raggiungo la meta e ammiro questa pittoresca città. Sono fortunata, in questo periodo ad Adelaide c’è un famoso Festival of Art, “l’Adelaide Festival Fringe”, riservato agli artisti e ai performer meno conosciuti. Passeggio tra la gente, ammiro gli innumerevoli spettacoli che riempiono le strade della città ed entro nel parco allestito per l’occasione. Carino il tutto, bella gente, belli gli spettacoli, ceno e a tarda ora rientro in ostello, anche perchè pure la mattina successiva sveglia all’alba.

Sono le 5.30 del 21 febbraio, mi alzo, appuntamento alle 6.10 con la guida davanti all’ostello e poi partenza per raggiungere la famosa “KANGAROO ISLAND”.

Tosatura

Viaggio di andata con pullman e nave. Arrivo all’isola dove ad attendermi trovo, tra le tante, la mia guida e nuovi compagni di viaggio, ritrovo le due donne di nazionalità “ceca”, una vietnamita con i suoi genitori adottivi di nazionalità francese,una americana Patty Mc Donald, tedeschi e inglesi. Anche questa volta mi è andata male, neppure un italiano, o perlomeno qualcuno che conosca la mia lingua. L’esplorazione di Kagaroo Island inizia con alcune visite in fattorie, la prima dove possiamo tra l’altro ammirare la rapida tosatura di una bellissima “pecora”, l’altra uno splendido allevamento di Emu e relativa produzione di derivati, quindi l’ultima fattoria con relativo allevamento di api.

Canguro

Di nuovo in partenza per le strade di Kangaroo Island, pranzo compartecipato in riva al mare, una passeggiata in costume lungo la bianca spiaggia, quindi di nuovo per le rosse strade dell’isola, costeggiate da una lussureggiante flora e con qualche attraversamento di splendidi uccelli, emu e, tanto per cambiare… canguri. Poi di nuovo lungo la Pennington Bay con vista sulle splendide spiagge paradiso dei surfisti.

Leone marino

Prossima fermata Seal Bay, per una fantastica passeggiata tra superbi leoni marini. Ci fermiamo a poca distanza da loro ed in silenzio rimaniamo ad ammirarli; naturalmente loro continuano nella vita di tutti i giorni ignorandoci completamente e come se non esistessimo si avvicinano molto a noi, che seduti restiamo ad ammirarli. Nel frattempo uno stormo di gabbiani se ne va in lungo e in largo per la spiaggia. Che dire, mai visto dal vivo e nel loro stato di libertà, simili spettacolari mammiferi, imponenti e dolci allo stesso tempo, trasmettono una grande sensazione di tranquillità.

Little Sahara

Ma la giornata non è ancora finita per noi. E cosa c’è di meglio che lanciarsi giù per le bianche dune del Little Shara? Ebbene si, pure lì andiamo e armati di “tavola”, dopo aver affrontato una estenuante salita sulla duna di sabbia, aver sprofondato in essa fino ad arrivare alla cima, ci lanciamo giù, con il sedere incollato alla tavoletta e le mani che tentano di guidarne il percorso, e giù fino in fondo, più giù possibile, per poi tornare di nuovo su e incominciare di nuovo. Anche questa bella esperienza va indubbiamente ricordata. Le devo provare tutte, quelle che mi si presentano.

Tardo pomeriggio arrivo alla bellissima farmstay dove è prevista la cena e il pernottamento. Veramente bello questo luogo, la farmstay è nel bel mezzo del parco, e che parcooooo!!!!!!!!!!!!, prendiamo possesso della camera, e che cameraaaaa, per non parlare del bagno, che dire di un bagno che ha pure il giardino dentro? Tutto è in legno, bellissimo. Poi tutti nel grande edificio in legno dedicato alla cucina e alla sala da pranzo, mentre la guida sotto i nostri occhi sta cucinando della deliziosa carne e tenere verdure alla piastra; la aiutiamo apparecchiando la tavola, quindi tutti insieme iniziamo a gustarci l’ottima cena. Il sole è oramai completamente tramontato quando ci sediamo tutti intorno al braciere dove è acceso uno scintillante e scoppiettante fuoco. Aspettiamo che faccia buio per iniziare la programmata passeggiata alla ricerca dei canguri, wallaby e opossum. Armati di torce ci addentriamo nel parco e camminando scopriamo che i canguri amano gironzolare di notte, che non temono la nostra presenza e che si avvicinano molto alle abitazioni del parco. E’ bello per me poterci essere. Bello davvero!

La mattina successiva si dorme un po’ di più, e dopo una abbondante colazione si parte di nuovo per completare l’escursione di questa splendida isola, alla scoperta del Flinders Chase National Park per poi procedere lungo Snake Lagoon, con splendidi scorci panoramici e un mare trasparente color smeraldo.

Remarkable Rock

Il tour prosegue, fino a raggiungere lo spettacolare sito primordiale del Remarkable Rock, una serie di massi granitici erosi dal mare in forme fantastiche, alcune simili ad animali, altre a sculture che nulla hanno da invidiare a quelle del nostro ben noto “Boccioni”. Il panorama è spettacolare i colori accesi del verde e del blu fanno da cornice al colore rosso granitico di queste splendide sculture naturali. Anche qui, abbondo di foto, sarò monotona, ma non voglio lasciarmi sfuggire nulla.

Poi via verso Cape du Couedic e Admirals Arch bagnati dal mare della Nuova Zelanda, è qui ad attenderci troviamo una numerosa colonia di foche in libertà. La nostra vista viene colpita dalla bellezza del sito primordiale del Admirals Arch, fauci rocciose alte oltre venti metri bordate di stalattiti scure a mo’ di potenti zanne, dove le possenti onde dell’oceano sovrastano la roccia

Pellicani

Pranzo a Rocky River con barbecue e vegetable, poi visita al centro informazioni e di nuovo in partenza, prossima tappa prevista la bella e bianca spiaggia di Stokes Bay, un salto sulla riva dell’oceano naturalmente in costume, un po’ di sole sdraiata sulla candida spiaggia e poi di nuovo in marcia per le belle e sterrate strade di Kangaroo Island. La nostra ultima tappa ci porta in mezzo a tanti splendidi pellicani, è un vero spettacolo vederli, sono tanti, non temono affatto la nostra presenza anzi, se non stiamo più che attenti, rischiamo di essere calpestati da loro che con estrema naturalezza ci camminano attorno.

Mi accompagnano in aeroporto, saluto la mia nuova amica Patty, con la promessa che ci si sentirà al rientro su skype e sulla sua promessa di una prossima vacanza in Italia, quindi entro in aeroporto per il mio ritorno sulla terra ferma. Debbo dire che è stato più semplice volare sulle linee internazionali piuttosto che in questo volo, troppo cose volevano sapere e per me che di inglese non ne mastico, figuriamoci… comunque sia sono ripartita dall’isola.

Remarkable Rock

Rientro ad Adelaide pernottamento al solito ostello, cambio camera, nuovi “coinquilini” e chissà chi saranno? Lo scoprirò al mio rientro la notte, si perché come al solito girovago per la città, noto che c’è ancora il festival ad Adelaide. Debbo dire che è veramente gradevole questa città in grande fermento sicuramente per l’evento ma anche per la presenza di molti pub, ristoranti e ritrovi per gente di ogni età, ma soprattutto per giovani.

Al rientro in ostello scopro di avere un compagno maschio in camera, decido di inviare subito un sms al mio “consulente”, che mi risponde facendomi notare che negli ostelli questo è usuale, poi a luci spente, mi infilo sotto le lenzuola, naturalmente vestita… non sono abituata a dormire con sconosciuti…

Il 23 febbraio ho un’altra giornata libera ad Adelaide, solita guida, nuova mappa della città, decido di andare verso il mare. Naturalmente in Australia funzionano perfettamente anche i mezzi pubblici, tanto che arrivo dopo circa venti minuti lungo il litorale di Adelaide. Mi trovo in una graziosa località balneare, mi godo un po’ di sole in riva all’oceano e mi mangio “fish and chips” nella vicina graziosa e spaziosa piazza.

Adelaide - Central Market

Rientro per Adelaide, tappa nel famoso Central Market, mi dicono che è certamente uno dei mercati più colorati dell’Australia, con oltre 200 tra negozi e bancarelle dove in bella mostra vengono esposte varietà incredibili di frutta e verdura, la mia passione… Visito China Town, nulla di particolare ne diverso dal solito, indi rientro in ostello e mi preparo, questa sera incontro con il filetto di canguro. La scelta del ristorante segue il suggerimento propostomi da una deliziosa coppia di napoletani, sono i primi italiani che incontro qui in Australia, finalmente riesco a scambiare due parole nella mia madre lingua. Buono il filetto, ma nulla di speciale per i miei gusti, anzi… ti fa particolarmente senso pensare di mangiare un pezzetto di canguro. Comunque dovevo togliermi anche questa curiosità!

Dal 24 febbraio al 1 marzo TOUR DA ADELAIDE AD ALICE SPRINGS

Un entusiasmante tour da Adelaide capitale del South Australia bagnata dall’oceano indiano, al deserto rosso di Alice Springs, nel cuore del Northern Territory alla scoperta della parte più spettacolare della Australia, con una meta di tutto rispetto, ULURU, il più grande monolito del mondo. Ed è con questo obiettivo, che inizia il lungo itinerario che ci porterà a vedere, quella che secondo me, è l’Australia più vera. Un itinerario nel cuore di questa antica e imponente terra, segnata alla natura. Il giorno della partenza, puntuale alle ore 6,05, la guida mi trova davanti all’ostello di Adelaide, presto si forma il gruppo che con me viaggerà per le strade dell’Outback australiano. Volti nuovi, eccetto l’inglese con il quale ho viaggiato lungo la Great Ocean Road, nuovi compagni di avventura ma anche questa volta neppure un italiano.

Tedeschi, inglesi, francesi, americani e giapponesi sono i miei nuovi compagni di viaggio. Inizia il nuovo tour, viaggiamo in direzione di Clare Valley, con sosta a Yourambulla Caves per ammirare i mirabili esempi di Rock Art e per  visitare l’area di produzione vinicola a 130 chilometri da Adelaide. Poi verso Wilpena Flinder National Park, percorrendo una strada che dall’oceano punta verso il cuore arido del continente. Naturalmente ci sono sempre le nostre escursioni a piedi, una media di 8 chilometri giornalieri che questa volta ci hanno portato a Wilpena Pound al margine meridionale del Flinders Ranges National Park, un anfiteatro naturale di proporzioni mastodontiche circondato da colline. Un trekking tra sentieri rocciosi ed una ricca vegetazione.

Parachilna

Tappa a Parachilna con pernottamento in ostello, cena di gruppo “condivisa” le cose che ogni volta mi stupiscono sono: il lavaggio dei piatti, qui non si usa più di tanto la fase del risciacquo, la preparazione delle verdure che vedono poca acqua e infine la caccia sfrenata allo strofinaccio per asciugare le stoviglie. Il pernottamento nell’ostello di Parachina è previsto anche per la serata successiva, proprio perché ci sarà un altro trekking nella zona, questa volta anche alla ricerca di siti primordiali con tracce dell’antico popolo degli aborigeni. Altro trekking, altra arrampicata, altra escursione e ancora su sempre più in alto con panorami mozzafiato.

26 febbraio, ore 6.30 si riparte, meta Coober Pedy. Il viaggio è lungo, ma l’outback australiano mi rapisce, i forti toni del rosso e del verde rendono affascinante tutto il paesaggio. Strade perfettamente diritte e infinite allo sguardo si aprono davanti a me. La presenza, anche se rara di animali sul percorso, a volte emu, a volte canguri, sono piacevoli intermezzi che si intercalano alle soste nei rari punti di ristoro che incontriamo lungo il percorso.

Glendambo

Le brevi tappe “coffee and toilette” che di volta in volta ci vengono proposte lungo il percorso, per rendere il viaggio più gradevole, mi consentono di apprezzare ancor di più la gentilezza di questo popolo fiero e sincero. Gradevoli e accoglienti nel loro insieme, peccano assai decisamente per la qualità del loro caffè. Noi italiani siamo tremendi per questo e pensiamo che in tutto il mondo ci debba essere la qualità italiana del nostro espresso, anche se debbo ammettere che a Sidney ho trovato ottime qualità di caffè espresso, ma solo lì.

Il viaggio vola rapido e i rari cartelli stradali di indicazione mi dicono che la meta è vicina. Siamo sulla Stuart Highway a metà strada per il Northern Territory quando improvvisamente appare il cartello indicante Coober Pedy. Siamo arrivati alla meta, il paesaggio che si apre davanti ai nostri occhi, non è poi così usuale, per chi pensava di trovarsi davanti ad una qualunque città nel cuore dell’Australia, “non c’è trippa per gatti”. Quello che appare alla nostra vista è tutt’altro che una città, o perlomeno una “città come siamo soliti immaginarla”. Questa è una città “SOTTOTERRA”, a prima vista più che una città, sembra un campo di battaglia, il paesaggio, quasi senza alberi è formato da centinaia di cumuli di terra scavata e di miniere abbandonate. Ma sotto la superficie ci sono case, negozi, ristoranti, chiese ed il museo di opali. Infatti Coober Pedy è il più grande giacimento di opali del mondo.

Cucciolo di canguro

Arriviamo e prendiamo possesso del nostro ostello, naturalmente rigorosamente sotto terra, Bhe!! non è da tutti dormire in un bunker in tempo di pace, qui comunque è la regola, mentre l’eccezione è andare a dormire nell’unico (penso) albergo in superficie costruito per chi soffre di claustrofobia. Per me va benissimo così, oltretutto perché appare assai lindo e ordinato il tutto. Il pomeriggio visita alla “città”, il paesaggio che mi appare è veramente unico, il cielo carico di nuvole viola minaccia pioggia, vedo i primi aborigeni e noto che non sono poi così gradevoli, visito una mostra di pittura aborigena e acquisto una tela e qui ho l’emozionante opportunità di prendere in braccio un piccolo canguro. Tappa successiva il vicino museo di opali dove, dopo aver assistito ad un cortometraggio sulla storia della città e delle sue miniere, acquisto delle opali da portare ai miei.

E’ arrivata l’ora di cena e con il gruppo, sotto grossi goccioloni di pioggia, mi reco in “pizzeria”… mio figlio dice… ”parlare di pizza da queste parti è un po’ azzardato!!!!” Proviamo, tanto non posso fare diversamente. Sarà pure strano, impossibile, oppure sarà che è da un po’ di tempo non mangio pizza, ma a me questa di Coober Pedy è piaciuta tantissimo, più buona che in tante pizzerie italiane. Vi sembrerà strano ma è cosi’. Ottima veramente e a basso costo.

Ostello sotterraneo a Coober Pedy

Ora si va a dormire, e nel nostro alloggio sotterraneo! Anche la mattina successiva ci si alza di buon ora, è il 27 febbraio ed oggi si viaggerà attraverso l’aspro deserto australiano per raggiungere il mitico monolito di Uluru (Ayers Rock). Il viaggio è tranquillo, quello che stupisce sono gli stupefacenti cambiamenti di colore che offre il panorama, dai caldi colori del rosso della terra, ai cangianti toni del verde della vegetazione, il paesaggio che mano a mano passa davanti ai miei occhi è divino, sono seduta in prima fila, è mi godo lo spettacolo da “prima visione”. Oggi si viaggia tutto il giorno e con tappe brevi per i vari ristori, il passaggio dal South Australia al Northern Territory non prevede escursioni durante il giorno. Nel tardo pomeriggio arriviamo al campo tendato attrezzato, nel cuore del Red Centre.

Uluru (Ayers Rock)

Il pernottamento è prevista in tenda, mi dicono, il posto ideale per ammirare lo stupefacente cielo stellato australiano, se non fosse che invece questo benedetto cielo è pieno di nuvole. Prendo possesso della mia tenda a quattro posti, mi approprio del mio sacco a pelo, poi raggiungo gli altri, per una escursione di questa parte del Northern Territory. Ora è veramente possibile ammirare quella che definirei l’Australia all’ennesima potenza, tutto ha dimensioni eccessive, superiori alla norma, il cielo, le distanze, le rocce, i colori. Il Red Centre è il cuore dell’Australia in ogni senso, il colore rosse pervade tutto, il suolo e le rocce sono rosse per l’ossido di ferro presente, nella arenaria, persino i canguri sono rossi.

Kata Tjuta (Monti Olgas)

La nostra escursione di oggi mi porta a KataTjuta (molte teste per le sue trentasei cupole di roccia immense) o The Olgas uno spettacolare circuito di tre ore che mi consente di ammirare le prime e spettacolari meraviglie del Red Centre Australiano. Anche qui debbo ammettere di essere stata monotona con le fotografie, ne ho fatte veramente tante, ma ogni angolo, ogni scorcio panoramico mi sembrava unico, ogni variazione di luce rendeva il paesaggio spettacolare, le immense rocce rosse levigate perfettamente appaiono come plasmate dall’uomo. Questo per gli aborigeni è un territorio sacro, dove è assolutamente vietato raccogliere il seppur minimo frammento della natura; dicono poi che porti sfortuna, ed io me ne guardo bene dal farlo.

Brindisi a Uluru

È quasi sera, via di corsa verso Uluru, Ayes Rock, dobbiamo arrivarci prima che tramonti il sole, percorriamo la strada che porta verso la vera icona australiana Uluru nel Uluru Kata Tjuta National Park. Uluru, patrimonio dell’umanità, principale attrattiva dell’Australia, è il più grande monolito del mondo; dicono che i due terzi dell’imponente massiccio si trovi sotto terra. Ci riusciamo, raggiungiamo un punto di osservazione per poter ammirare il tramonto; non siamo soli ma con altri gruppi che come noi aspettano in religioso silenzio che il sole tramonti dietro Uluru.

Spettacolare………….. Rimango senza fiato!

Brindisi a Uluru

E qui ci vuole un brindisi, per onorare il meraviglioso spettacolo che ci offre Uluru. La nostra guida ha organizzato il tutto, vino frizzante, stuzzichini vari e foto di gruppo. Si riparte poi per la cena e relativo pernottamento, questa volta in tenda. Debbo ammettere che per me è stata dura. Dormire in tenda non sarebbe nulla se non fosse perchè quella notte vento, pioggia e tuoni l’hanno fatta da padrona, il tutto nel più completo buio (io non avevo neppure una pila diversamente dagli altri) e sola in tenda, peggio di così…

Tenda a Uluru

Finalmente arriva l’ora della sveglia, è ancora molto buio, colazione veloce, dobbiamo tornare verso Uluru, per poter ammirare l’alba. Il suono del didgeridoo ci accompagna verso la meta creando una atmosfera magica, raggiungiamo l’obiettivo quando il cielo è ancora buio. Ci portiamo velocemente verso un punto panoramico e sempre in religioso silenzio ammiriamo il sorgere del sole.  I flash sembrano tante stelle, certamente non può essere diverso, visti i tanti spettatori presenti. Uluru appare in tutto il suo splendore, guardarlo incute timore e rispetto. L’atmosfera che mi circonda ha il sapore della magia. Ora è previsto un avvicinamento per l’appuntamento con l’escursione attorno al grande monolito.

Con i nove chilometri di percorso a piedi ammiriamo tutto Uluru, camminando al suo fianco. Uluru, appare in tutto il suo splendore, ogni angolo è diverso da quello successivo, i toni del rosso e del verde raggiungono livelli di eccellenza qui. Dicono che è assolutamente vietato raccogliere qualsiasi frammento e fotografare. Rispetto la prima regola, ma per la seconda non ci penso nemmeno, e lo dimostrano le numerose fotografie che ho scattato. Ma come è possibile pretendere ciò, come è possibile resistere?

Uluru (Ayers Rock)

Il mio amico giapponese Satoshi si trattiene, ma poi cede pure lui e inizia a fotografare ogni angolo di quel paradiso. Gli aborigeni, veri padroni di quella meraviglia, avranno un po’ di pazienza… ma è troppo bello Uluru per resistere dall’immortalarlo. E’ sera quando raggiungiamo il nostro campo, è prevista un’altra notte in tenda, ma questa volta “non mi fregano” mi sono acquistata anche io una torcia nel vicino punto di ristoro. Tenda, tempo brutto, ma con pila e cruciverba cerco di passare la notte.

Di nuovo sveglia di prima ora, oggi si viaggia in direzione di Alice Springs, con tappa per trekking nel Kings Canyon.

Kings Canyon

La mattinata prevede una lunga escursione in questa meraviglia, il Re dei Canyon, dalle sue spettacolari e stratificate rocce rosse, un canyon di 350 milioni di anni che cela nel suo cuore una deliziosa piscina naturale tra le rocce, chiamata “il Giardino dell’Eden” a onor del vero. Uno splendido percorso a piedi di oltre quattro ore, tra i caldi rossi delle rocce e gli intensi verdi della vegetazione. Lo lascio dire a voi io non ho più termini per esprimere la mia meraviglia.

Il pomeriggio è dedicato al viaggio verso Alice Springs, mi dicono città bruciata dal sole australiano.

Macchè bruciata!!!!

Stà piovendo e assai forte, quando arrivo ad Alice Springs, la città mi appare come circondata da un bel rigoglioso verde intenso. Il piccolo fiume trabocca d’acqua… ma che razza di città ARIDA è mai questa…? Alla faccia… mi dico io. Saluto il gruppo, sono arrivata alla meta, la guida mi accompagna al mio ostello dove passerò la notte, in compagnia di chi sa’ chi….

Antonio, Silvana e Cristina

Come al solito prendo possesso della camera, i miei nuovi compagni sono australiani, esattamente di Melbourne, scambio due parole con loro nel mio perfetto… inglese e poi via per le strade di Alice. E’ tardi è quasi tutti i negozi sono chiusi, giro per il centro della città, è noto che sicuramente è ben lungi dal essere una classica città da cartolina. Nulla di speciale sicuramente, ma esercita un fascino tutto suo, forse per la presenza di tanti aborigeni per le strade. Debbo ammettere che è la prima volta che vedo gente cosi… lascio a voi il seguito. Per strada due di loro, mi dicono di chiamarsi uno Antonio e l’altra Cristina, mi chiamano con insistenza, vogliono appiopparmi un loro dipinto, e ci riescono pure. Lo acquisto a 50 dollari a patto di fare pure una foto con loro. Ci riesco e il risultato è che non siamo “un granchè tutti e tre”.

Cena in un buon ristorante di Alice, rientro in ostello in taxi, non si sa mai, qui mi dicono che non c’è da fidarsi molto a girare la sera da soli, perchè gli aborigeni alzano il gomito molto spesso e la prudenza non è mai troppa. Il mattino successivo, 2 marzo, è previsto il volo di rientro per Sydney. E’ finito il mio tour.

Le mie impressioni? Sono felice, soddisfatta di me stessa, ho negli occhi, nella mente e nel cuore tutto quello che ho visto dell’Australia. Ho fatto nuove esperienze e conosciuto ragazzi provenienti da altri stati, altri continenti. Che dire? Ora so’ che devo necessariamente imparare l’inglese, perchè?

1) voglio assolutamente tornare in Australia per approfondirla ancora di più!

2) mi piacerebbe stare in relazione con i compagni di viaggio

3) perché, anche se non ho avuto particolari problemi, è più piacevole se si comprendere con più facilità le guide nei vari tour dicono dell’Australia

4) per non temere gli imprevisti

Sydney

Dal 2 al 6 marzo sono di nuovo a Sydney, ma questa volta in piacevole compagnia. Altri giorni per poter ammirare ancora questa splendida città e i suoi dintorni. Debbo dire, ora che condivido con chi dice che Sydney è la città più bella dell’Australia, con i suoi immensi parchi, il suo splendido giardino botanico, i suoi palazzi stile vittoriano e la sua centralissima city, fatta di incredibili grattacieli di cristallo, con i suoi spazi pubblici, i suoi mercatini tipici, con le sue icone come l’Opera House e l’ Harbour Bridge con la sua splendida baia, la bellezza naturale del porto e delle spiagge che spesso contrastano con le opere costruite dall’uomo. E’stato piacevole passeggiare per Bondi, con la sua ampia spiaggia dorata i suoi frastagliati promontori di arenaria e le sue onde, perfette per chi pratica surf.

Sydney è la più vasta metropoli dell’Australia con i suoi oltre 4 milioni di abitanti, eppure mi è apparsa come una città decisamente a dimensione d’uomo. E’ stato bello passeggiare lungo le vie del centro ad ammirare i vari negozi, entrare nei suoi splendidi centri commerciali come il Victoria Building; andare nella sua Chinatown, mangiare nel Fish Market, e nei vari ristoranti giapponesi, si perchè adoro quel tipo di cucina. Passeggiare per The Rocks, la parte più storica della città, con vista sulla splendida baia dell’Opera House da un lato e dall’altro del famoso Harbour Bridge. Sydney è bella anche nei suoi sobborghi, con le sue case tutte circondate da giardini, con porticati chiusi e decorazioni.

Che dire infine dell’Australia? Ci sarebbe tanto ma tanto ancora da dire, ma non posso esagerare dico solo che l’Australia è decisamente grande e che mi ci vorranno ancora tanti viaggi per vederla tutta, quindi concludo rivolgendomi a Walter: “preparati, dovrai sopportarmi ancora per molto, dovrai studiare per me altre mete, ma con tappa obbligatoria in arrivo e partenza a Sydney, e comunque avevi ragione, questo è un viaggio che ricorderò tutta la vita.”

GRAZIE MASSIMO GRAZIE MEG per avermi dato anche questa gioia.

pslissy@yahoo.it

Posted on giu-24-2010

I maori della Nuova Zelanda

Di seguito una utile guida per conoscere meglio questo meraviglioso popolo prima di intraprendere il vostro indimenticabile viaggio in Nuova Zelanda

Haka

Il popolo maori discende da alcuni gruppi di polinesiani che, circa mille anni fa, iniziarono a abbandonare le proprie terre per stabilirsi in Nuova Zelanda. Seguirono successive ondate di “coloni” che, gradualmente, svilupparono una propria cultura fino a forgiare l’attuale identità del popolo maori. Peculiarità della società maori è la suddivisione in tribù, caratteristica che ancora oggi riveste una sua rilevanza. L’origine ed il nome della tribù deriva dall’antenato che accomuna tutti i membri che ne fanno parte. A volte, due o più tribù, sono unite dal fatto di essere discendenti dai coloni giunti in Nuova Zelanda con la stessa canoa e, pertanto, ci si trova di fronte ad  un  gruppo familiare esteso. La struttura sociale maori è fortemente gerarchica e misogina; i ruoli di comando sono tramandati essenzialmente per via ereditaria.

Maori contemporanei

All’interno di una tribù i compiti sono ben definiti. Gli uomini devono preparare il terreno, pescare, costruire canoe, fare la guerra, disegnare i tatuaggi e intagliare sculture, mentre le donne seminano, estraggono i molluschi, cucinano. Solo quest’ultime e gli schiavi, catturati durante le battaglie con tribù nemiche, possono tessere e cucinare. Peculiarità tipicamente maori, che non ha riscontro nella natura pacifica degli antenati polinesiani, è il carattere bellicoso di questo popolo che trova una valida spiegazione sociologica nel fatto che, di fronte al progressivo  aumento demografico, i maori soni costretti a cercare nuove terre da coltivare. Altra prerogativa tipicamente maschile è la religione, che presenta molte affinità con quella polinesiana, e dove il sacerdote ha il compito di comunicare con gli dei, di officiare ai riti, di tramandare la storia degli antenati, le leggende e i canti.

Interno di un Marae

Luogo sacro per eccellenza è il “marae” che inizialmente indicava lo spazio verde di fronte alla casa per le assemblee, mentre oggi viene utilizzato, in un accezione più ampia, per accorpare tutti gli edifici circostanti. L’ingresso ad un “marae” è consentito a tutti, purché si rispettino determinate consuetudini come togliere le scarpe e lasciare offerte qualora sia stata data ospitalità sotto forma di cibo e bevande. Senz’altro pittoresco è il rituale di benvenuto  che si compie all’interno. Il visitatore e le persone del luogo devono salutarsi con grida, canti e dialoghi per rendere omaggio agli antenati prima di poter interagire reciprocamente scambiandosi strette di mano e facendo pressioni sul naso.

Hongi

Questa singolare usanza, conosciuta con il nome di “hongi”, rappresenta lo scambio del respiro vitale e richiede una o più pressioni con il naso e non vi è, come erroneamente si pensa  o si vede nei film, alcun strofinamento o  bacio sul naso!. Altro aspetto molto importante della cultura maori, è l’utilizzo dei canti e nenie come veicolo per tramandare ai posteri la storia; come anche gli aborigeni d’Australia, infatti,  i maori non utilizzano testi scritti e tale loro consuetudine, è stata spesso erroneamente tacciata dall’uomo bianco, come totale assenza di cultura. Altra caratteristica tipicamente maori che, ai giorni nostri, è molto studiata ed apprezzata, è la consuetudine a disegnarsi tatuaggi sul corpo.

Antico maori

Tale usanza non ha, come erroneamente si può pensare, una valenza estetica quanto un significato di appartenenza ad un determinato ceto sociale. Infatti, più i tatuaggi sono gradi e ricoprono il volto e ampie parti del corpo, più sta a significare che quel determinato uomo è di rango elevato. Discorso a parte, come al solito, va fatto per i tatuaggi femminili: le donne, infatti,  possono portarli solo sulle guance e sulle labbra. Oltre che per i tatuaggi, siamo soliti riconoscere questo popolo per i fantastici e suggestivi spettacoli di danza che sono in grado di eseguire con urla e concitati movimenti. Tali “danze” altro non sono che canti di guerra che precedono la battaglia e i danzatori con quei strani e violenti movimenti simulano di prendere a pugni la testa di qualche nemico e di ridurne i resti in polvere, battendo forte i piedi. Anche se la cultura maori è, ai giorni nostri, quasi completamente soggiogata dal florido mercato turistico e i discendenti di questo popolo si sono ormai integrati nella società, l’orgoglio di appartenenza al clan ancora sopravvive e viene tramandato con la musica, la danza, la letteratura e la pittura. L’arte, in tutte le sue espressioni, ancora una volta dimostra di essere un abile vettore, non solo per tramandare ai discendenti la cultura dei loro antenati, ma anche per farla conoscere al resto del mondo.

Posted on giu-24-2010

Cosa mangiare in Nuova Zelanda

Cosa si mangerà mai durante un viaggio in Nuova Zelanda? Una domanda che un viaggiatore italiano si porrà sicuramente…

Confesso che non ho mai avuto delle gran aspettative sulla maestria culinaria che avrei potuto incontrare in Nuova Zelanda. A differenza dell’Australia dove numerosa è la comunità italiana che si è egregiamente inserita nel tessuto sociale soprattutto nel settore della ristorazione, ritenevo che sarei sopravvissuta senza onore e senza gloria, “gastronomicamente” parlando, in terra kiwi. Evitando volutamente i numerosi ristoranti tricolore che nelle città primeggiano come “star” di Hollywood, sono rimasta positivamente meravigliata anche della varietà di pietanze locali che puoi mangiare. Ancora una volta mi sento di sottolineare che l’idea che abbiamo noi italiani e un po’ tutto il mondo latino, del cibo e del pasteggiare, è completamente diversa da quella anglosassone.

Cozze Verdi della Nuova Zelanda

Questa prima differenza deve aiutare a capire il perché, il cibo e la sua presentazione, hanno una gran importanza per noi, discendenti degli abitanti dell’antica Roma, che erano soliti decidere le sorti dell’impero mangiando e sorseggiando vino mescolato con acqua sdraiati su un triclinio, al contrario, il mondo anglosassone non ha mai dimostrato di possedere una grande inclinazione verso questi momenti d’incontro che, in passato, si svolgevano per lo più in modo frugale e dove, anche nel caso di tavole imbandite in onore delle più alta cariche, nessuno mai risultava primeggiare per eleganza e rispetto del galateo. A questo fattore culturale bisogna aggiungere la difficoltà, esistita fino a pochi decenni or sono, di far arrivare i prodotti alimentari dall’Europa, difficoltà in termini temporali e soprattutto di costi. A questo impedimento già non di poco conto, si aggiungono, ai giorni nostri, le numerose normative alimentari che impediscono, ad esempio, la produzione di prodotti non pastorizzati come il formaggio fresco, e che sicuramente contribuiscono a rendere il panorama gastronomico meno vivace.

Ostriche della Nuova Zelanda

Da qui presto si spiega, la difficoltà, fuori dai confini italiani, di poter gustare una buona pizza con vera mozzarella e soprattutto di trovare ancora forni a legna. Avere queste piccole nozioni di base aiuta ad affrontare un viaggio in terre lontane senza partire con la spesso errata convinzione che tanto si mangerà male. Io a chi mi chiede preoccupato, cosa troverà in Nuova Zelanda, rispondo di stare tranquillo e di assaggiare di tutto. Consiglio anche di provare qualche ristorante italiano, sempre che non si abbiano problemi particolari di budget. Ci sono, infatti, dei locali, da generazioni di proprietà di italiani, dove puoi mangiare davvero bene e forse dove trovi piatti ancora cucinati alla vecchia maniera, ma il conto, poi, è decisamente salato. Se, invece, si è curiosi di voler cimentare la cucina kiwi, le specialità non mancano.

Torta Pavlova della Nuova Zelanda

Per gli amanti dei frutti di mare, le cozze verdi, le ostriche e l’aragosta, sono davvero una manna dal cielo, soprattutto se si accompagnano ad un buon calice di sauvignon leggermente fruttato e rigorosamente locale. Assolutamente gustosi sono i bianchetti che solitamente vengono fritti, come in Italia; lo stessa dicasi per le trote salmonate e le capesante delle quali si mangia sia la carne bianca sia la parte arancione con le uova. Per gli estimatori di Diana, dea della caccia, i piatti a base di agnello, che non può mai mancare su una tavola neozelandese, maiale, manzo o cervo, sono tutti prelibati, seppure nella loro semplicità di preparazione e soprattutto di presentazione: sempre insieme alle tradizionali verdure bollite che non fanno mai male! A conclusione di un pasto, non può mancare il tradizionale dessert simbolo della nazione: il “pavlova”, preparato in modo semplice, mescolando la chiara d’uovo con lo zucchero e mettendoci in cima il re di tutti i frutti: il kiwi. Trattasi di una rivisitazione tutta “made in New Zealand” della nostra apprezzata meringa a conferma che, spesso, l’arte culinaria trova la sua migliore musa ispiratrice in pochi e spesso poveri ingredienti.

Vini della Nuova Zelanda

Per quanto riguarda le bevande alcoliche, i neozelandesi vincono senza troppi problemi la palma del gran bevitore. Sia che si tratti di una comune birra o di un’altra, invece, fruttata prodotta in uno degli ottimi birrifici di nicchia del Paese, sia che si ordini un buon bicchiere di Chardonnay o di Pinot Grigio rigorosamente nazionali, il palato resterà sicuramente soddisfatto. Come ogni pasto che si rispetti, non può mancare il caffè e, per la felicità di noi italiani, negli ultimi tempi quella broda nera per ore lasciata a riscaldare, chiamata “black coffee”, sta cedendo progressivamente il passo al nostro espresso che, soprattutto nelle città, si trova di qualità discreta un po’ in tutti i bar, insieme al cugino di sempre, l’immancabile cappuccino che è molto amato dai neozelandesi a tutte le ore del giorno della notte. Anche in questi piccoli dettagli, si possono notare i frutti del processo di globalizzazione che avvicina tutto e tutti a qualunque longitudine e latitudine ci si trovi.

Posted on giu-08-2010

Le città della Nuova Zelanda

La Nuova Zelanda non è soltanto “Natura”, ma anche le sue splendide città hanno sempre qualcosa da regalare al suo visitatore

Auckland

I centri urbani della Nuova Zelanda hanno peculiarità tutte particolari in grado di offrire interessanti e diverse attrattive capaci di accontentare un po’ tutti i gusti. A partire dalla famosa città delle vele, la bella Auckland, principale crocevia del paese e, come succede per la cugina Sydney in Australia, spesso arbitrariamente ritenuta la capitale!. Adagiata su una stretta striscia di terra tra due bellissimi porti panoramici, questa città è il cuore finanziario di tutto il Paese. Inoltre, dall’indimenticabile America’s Cup dell’edizione Prada, durante la quale tutti noi italiani siamo quasi impazziti ed esauriti nel trascorrere notti insonni per vedere la diretta delle gare, questa città è davvero entrata nei nostri cuori. La prima impressione di chi visita Auckland, è quella di trovarsi in un centro urbano ancora relativamente tranquillo, nonostante il suo milione e mezzo di abitanti, magistralmente costruito a misura d’uomo. La stessa gente che ci vive sembra non subire ancora lo stress caotico delle nostre città europee e, risulterà senz’altro strano, per chi viene da una Milano o Roma, constatare che la gente è molta disponibile e cordiale. Se vi capita di fermarvi ad un incrocio, indecisi sulla strada da prendere, non è raro che qualcuno si fermi e vi chieda se avete bisogno di aiuto. Questo accade un po’ ovunque in Nuova Zelanda, sia nelle città che nei piccoli paesi, dove non è raro che possa capitare di essere invitati a casa per firmare il guest book di famiglia e, davanti ad’immancabile tazza di tè con biscotti, dover rispondere a tante curiose domande sull’Italia.

Rotorua

Altro centro urbano importante dell’Isola del Nord, è Rotorua, capitale della cultura maori nonché la più prestigiosa stazione termale di tutto il paese. Ciò che più cattura di questa città, è la massiccia presenza di pozze di fango ribollenti, sorgenti termali e geyser che zampillano dal suolo. Sembra quasi la brillante riproduzione di un fantastico paesaggio lunare e ci vuole un po’ di tempo per realizzare che non è finzione, ma realtà pura. Il camminare lungo la strada e vedere nuvole di zolfo salire in cielo dal terreno ed ancora, l’essere, tutto ad un tratto, disturbati dal roboante sgorgare di un geyser, è qualcosa di straordinariamente suggestivo e inusuale. Ciliegina sulla torta, pressoché ogni abitazione a Rotorua, ha una propria sorgente solfurea che fuoriesce naturalmente dal terreno e che viene utilizzata per riscaldare e per ricavarci una piccola spa. Che dire??? Noi, se fortunati, abbiamo il pozzo artesiano nel giardino, gli abitanti di Rotorua una mini stazione terminale in casa! Oltre che per le ricchezze naturali del suo sottosuolo, questa città è famosa per essere il fulcro della cultura maori ed è davvero emozionante, poter prendere parte ad un tipico concerto, essere trascinati sul palco per sperimentare un vero “hangi”, contatto rituale dei nasi o essere coinvolti in un canto di gruppo.

Wellington

Tanto si potrebbe dire e scrivere su questi emozionati appuntamenti con la storia maori, che si finirebbe per trascurare le altre città neozelandesi, prima fra tutte, Wellington, la capitale. Se Auckland è la città delle vele, Wellington è la città del vento che soffia spesso e volentieri. Ricorda, per capirci, la nostra Trieste sia per il suo suggestivo porto e i meravigliosi scorci che si possono immortalare dall’alto delle sue colline, sia per il pittoresco avanzare degli abitanti quando Eolo, decide di non dar proprio tregua. Nonostante il fattore vento che a volte può disturbare, questa città è molto allegra, energica, vitale con una gran passione per le arti, basti pensare all’imponente e prestigioso Museo Te Papa assolutamente da non perdere, e per il divertimento in genere con ristoranti, locali e caffè alla moda che diventano ogni tardo pomeriggio, il ritrovo di tutti gli artisti locali. Con un’ora circa di traghetto dalla vivace capitale, si raggiunge l’altra isola della Nuova Zelanda, da molti ritenuta essere una seconda Inghilterra, proprio per la forte impronta british delle sue più importanti città.

Christchurch

Prima fra tutte, Christchurch, famosa per la sua prestigiosa cattedrale anglicana, per i suoi pittoreschi tram rossi che attraversano la città e per i suoi giardini, davvero curati, curatissimi dove non c’è un fiore, una pianta o addirittura un filo d’erba fuori posto. Altra città, degna di essere citata, è la “modaiola” Queenstown, costruita sulla sponda settentrionale del lago Wakatipu.

Queenstown

Importante centro di villeggiatura sciistico nel periodo invernale, è la capitale per antonomasia di tutti gli sport all’aria aperta, dove è richiesta anche un po’ di sana adrenalina. Rafting, jet-boat, bungee jumping, parapendio, sono solo alcune dell’emozionati attività che nei suoi dintorni, dove la natura ha dato decisamente il meglio di sé, si possono compiere. Altra città, per dimensioni seconda solo a Christchurch, è Dunedin, il cui nome celtico rivela la sua origine scozzese.

Dunedin

Sviluppatasi nei meravigliosi anni della corsa all’oro, è una città dall’impronta marcatamente vittoriana, abitata da numerosi studenti che qui si trasferiscono per frequentare la più antica università di tutta la Nuova Zelanda. Questo è solo una breve panoramica dei più grandi centri urbani del paese, ciascuno merita di essere visitato e sicuramente nessuno di loro può deludere. Lo stesso dicasi per quelli minori, per i tanti paesini che si affacciano sull’oceano, sulle sponde di un lago nella spettacolare terra dei fiordi o per i meravigliosi villaggi di montagna. L’aspetto singolare che accomuna un po’ tutti i centri urbani dai più grandi ai più piccoli, è questa singolare armonia tra la natura e l’uomo e, nonostante il progresso, nonostante i palazzi a tanti piani, i giganteschi mercantili in procinto di lasciare il porto, si ha sempre la sensazione di respirare aria pura e di poter trovare, girato l’angolo, un meravigliose monto innevato, un fantastico parco nazionale, un lago così grande da scambiarlo per il mare.

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Posted on apr-29-2010

Viaggi in Nuova Zelanda

Gli innumerevoli modi di visitare il paese agli antipodi per eccellenza e, proprio per questo, il più affascinante di tutti: la Nuova Zelanda

Cape Reinga

Si è soliti ritenere che una vacanza in Nuova Zelanda debba per forza essere improntata all’avventura, alla praticità, all’esasperata ricerca della natura incontaminata a scapito del comfort e del relax. Questa interpretazione è decisamente riduttiva perché la Nuova Zelanda è, sì informale ed essenziale per certi versi, ma è anche in grado di offrire valide alternative dedicate a chi ama sistemazioni di un certo livello, desidera visitare le meraviglie di questo paese senza però affaticarsi e stressarsi troppo, predilige i momenti di relax piuttosto che le attività sportive, ricerca la buona tavola invece che pasti frugali stile picnic. La Nuova Zelanda, infatti, può essere una gradevole destinazione sia per giovani dinamici, che sono soliti partire con zaino in spalla, sia per coppie in Luna di Miele che scelgono di coniugare una vacanza in una romantica isola del pacifico con un tour in terra maori, sia per famiglie con bambini sia per gruppi evergreen desiderosi di visitare le meraviglie di questo paese così ospitale. Il sistema turistico neozelandese è così organizzato ed efficiente da convincere, anche gli indecisi, a scegliere questa nazione come meta ideale del prossimo viaggio. E anche i costi del soggiorno sono un po’ per tutte le tasche. Come al solito, a seconda di cosa si cerca e si vuole, il viaggio può essere più o meno costoso.

Doubtful Sound

La differenza, però, non tanto si nota nel target alto dove è facile avere il meglio in quanto si paga, quanto nella fascia media, anche tendente al basso, dove la Nuova Zelanda eccelle in professionalità ed efficienza. Il sapersi accontentare di sistemazioni più modeste e di prender parte a tour di gruppo, non vuol dire stare male e vedere meno, anzi. Il pregio di questo paese è appunto di essere riuscito a realizzare un sistema ricettivo fantastico in grado di trovare i favori di un ampio pubblico e soprattutto di abbracciare in lungo ed in largo le due isole. L’imponente patrimonio naturalistico che solo un paese giovane come la Nuova Zelanda può possedere, l’abilità e l’intelligenza di coloro che sono stati preposti ad amministrare la “cosa pubblica”, il carattere pratico, estroverso e cordiale di chi, come i neozelandesi, hanno vissuto per secoli solo l’eco degli avvenimenti internazionali e mondani del Vecchio Continente e si sono trovati costretti a diventare il più autosufficienti possibili, onde evitare di attendere per mesi l’arrivo di un mercantile, sono stati abilmente veicolati in modo da rendere il panorama dell’’offerta turistica il più vasto e valido possibile.

McLean Falls

Non vi sono zone di questo paese che non possono essere raggiunte, casomai ci possono essere periodi dell’anno in cui si può consigliare o no, di visitarle. A meno che non vogliate sciare, i mesi più caldi (da novembre ad aprile) sono decisamente i migliori per pianificare un viaggio in Nuova Zelanda. Deciso il periodo, deciso l’itinerario, non resta che scegliere come viaggiare. Ostelli, motel, alberghi di lusso, chalet, boutique sono tutte valide alternative di soggiorno. Lo stesso dicasi per i trasferimenti interni dove l’aereo è utilizzato un po’ come noi prendiamo il treno, lo stesso dicasi per l’efficiente rete di trasporto su 4 ruote con pullman che a tutte le ore del giorno e della notte arrivano e partono da ogni angolo del paese. Il turismo, inutile dirlo, è un’importante fonte di reddito di questo piccolo paese che, profondamente consapevole di questa ricchezza, ha fatto il massimo per diventare ancora più attraente e per cercare di trasformare, anche i difetti, in pregi in modo da incontrare i favori del pubblico, anche del più esigente. Quest’ultimo, infatti, se soddisfatto ritorna, parla bene e convince altri a venire. Questo è il miracolo chiamato Nuova Zelanda che, nonostante la lontananza, la lingua, gli usi e costumi diversi, attrae turisti da tutto il mondo, incluso noi italiani.

Posted on apr-21-2010

Breve storia delle Isole Fiji

Chi sono i figiani

Antica donna fijana

In tempi antichi (1500 A.C. ca), le Figi erano abitate dalla popolazione Lapita, proveniente dalla Nuova Guinea, dove era giunta circa 50.000 prima dopo aver abbandonato il sud est asiatico. Dal primo ceppo Lapita ha inizio tutta la storia delle Isole del Pacifico (Polinesia, Micronesia, Melanesia, Tonga, ecc) che gradualmente iniziarono ad essere abitate dall’uomo che, con imbarcazioni prima rudimentali poi sempre più ingegnose, si spostava attraverso il Pacifico. Popolo tranquillo dedito alla pesca, col passare del tempo ed il progressivo aumento demografico, iniziò a manifestare anche grande interesse per l’agricoltura e un sempre maggiore antagonismo tra le varie tribù, antagonismo che finì per sfociare in nefasti quanto sempre più usuali atti di cannibalismo. Prima dell’arrivo dei cristianissimi europei, la società “vitiana” (dal nome Viti con cui gli abitanti chiamavano queste isole) si costituiva di un insieme complesso di varie influenze cui diedero forma compiuta i Polinesiani, i Melanesiani e i Micronesiani. Questa società era tribale, esclusivamente maschilista e poligama. Il capo villaggio, la cui carica ereditaria era tramandata dal padre al figlio maggiore, aveva tutti i poteri supportata dalla radicata credenza che la sua persona fosse sacra. Le donne cucinavano, si dedicavano all’artigianato e ad educare i figli, come nelle migliori delle tradizioni tribali antiche.

Antichi guerrieri fijani

I primi contatti di queste tribù con gli esploratori europei, avvennero nel sedicesimo secolo con gli spagnoli; di lì a poco la spedizione dell’olandese Abel Tasman visitò le Fiji nel 1643 mentre era alla ricerca della “sconosciuta terra meridionale”; a seguire, vi sostò il mitico navigatore inglese James Cook. La triste fama di “isole dei cannibali” tenne, però, lontano i navigatori dall’ingaggiare una vera e propria esplorazione dell’arcipelago che fu compiuta solo nel 1789 da William Bligh, il celebre capitano del Bounty che fu fatto calare in mare con alcuni membri del suo equipaggio, i “famosi ammutinati del Bounty”, dal resto della ciurma. Successivamente i britannici, iniziarono a tessere sempre più frequenti e stabili relazioni commerciali con gli abitanti, attratti dalla possibilità di importare in Europa il pregiato legno di sandalo. Questo iniziale interesse economico si trasformò ben presto in vero e proprio dominio quando, le Isole Figi a fine ‘800,  divennero colonia britannica e tali rimasero fino al 1970, anno in cui venne proclamata l’indipendenza.

Le Isole Fiji oggi

Durante il secolo di dominio britannico e con l’introduzione della coltivazione della canna da zucchero ed il necessario afflusso di lavoratori indiani, la razza figiana “vergine” subì una radicale trasformazione dovendo interagire con i due nuovi gruppi ivi insediatisi. La convivenza non fu certo facile e solo dopo la proclamazione dell’indipendenza, venne riconosciuta l’uguaglianza razziale dei tre distinti gruppi che insieme ora costituiscono la Nazione Figiana. Così, il primo ceppo Lapita di provenienza asiatica, trasferitosi alle isole Figi dalla Nuova Guinea, ora si  compone di un colorato crogiolo di razze: figiana, europea, indiana e cinese (i cinesi sono ovunque!) che cercano, a fatica, di trovare una comunione di intenti sotto l’egida della bandiera nonostante le numerose e radicate differenze.

Posted on apr-16-2010

Lavinia in Nuova Zelanda

Prime sensazioni in Nuova Zelanda

Alpi Neozelandesi

Ho sempre vissuto la nuova Zelanda come un Paese talmente lontano e diverso da sembrarmi irraggiungibile. Quando, poi, capitava di guardare alla tv un documentario sulla geografia o sulla storia dei suoi primi abitanti, il pensiero di una terra dove ci sono ancora vulcani attivi e d’incontrare uomini tutti tatuati che emettono così strane urla e si muovono così goffamente, da un lato mi metteva ansia e dall’altro mi incuriosiva. Sì, oggi a distanza di qualche anno, posso tranquillamente asserire che il mio viaggio in Nuova Zelanda fu da me realizzato non tanto perché nutrivo delle gran aspettative, quanto piuttosto perché ero piena di dubbi.

Moeraki Boulders

E devo ammettere che, sebbene conoscessi poco o nulla di questo Paese a parte il fatto che ci volevano 24 ore o giù di lì per raggiungerlo, che la gente parlava inglese e che ci vivevano i Maori, non mi sono preoccupata più di tanto di studiare qualcosa in più per arrivare pronta al fatidico giorno dello “sbarco”. A ripensarci, è stato strano questo mio atteggiamento: solitamente sono scrupolosa, mi piace sapere dove vado, avere qualche informazione in più e quant’altro mi possa aiutare durante il mio soggiorno. Per la Nuova Zelanda, invece, non ho fatto nulla se non comprare l’ultima edizione della Lonely Planet, rigorosamente in inglese, e richiedere ad una cara amica inglese, l’indirizzo di una famiglia neozelandese che aveva conosciuto durante un suo recente viaggio, “just in case”.

All Blacks

Ogni tanto mi viene da pensare a quella mattina di dicembre quando arrivai all’aeroporto di Auckland, dopo qualche giorno trascorso in Thailandia nel tentativo di rendere meno pesante il viaggio, e mi fa strano che riesca ancora ad avere un vivido ricordo del viso gentile e dai bei lineamenti regolari del doganiere che vistava il mio passaporto e soprattutto delle domande alcune di rito, altre un po’ più colloquiali che mi pose. Non riuscivo a capire il perché di questo strano interrogatorio. Non ritenevo di essere così particolarmente attraente: ero stravolta dal viaggio, senza un filo di trucco, coi capelli raccolti in un bandana ed i vestiti pressoché incollati addosso dopo le tante ore trascorse seduta in aereo. Inoltre, il modo ermetico e, lo ammetto un tantino scocciato con cui rispondevo, frutto di lunghi anni vissuti in terra di “vitelloni” come è la mia amata Romagna, non poteva categoricamente essere interpretato come un ulteriore invito a continuare.

Tramonto su Auckland

A ciò si aggiungeva la lunga fila dietro a me che premeva per avanzare. Ci sono voluti una manciata di minuti per inquadrare la situazione e attribuire il giusto significato come, fin dall’inizio, intuivo che ci dovesse essere a questa inusuale chiacchierata. Avevo di fronte a me una persona di pelle bianca, occhi chiari e capelli brizzolati, nato e cresciuto in Nuova Zelanda, i cui antenati erano sicuramente inglesi, le cui vacanze lo avevano portato al massimo “dalla sorella Australia e dalla cugina America”, terribilmente curioso di sapere qualcosa di più dell’Italia e degli italiani in genere. E, l’incontrare una ragazza italiana, in viaggio da sola, cosa che mi confessò non era abituato a vedere frequentemente, con la pelle cotta dal sole della Thailandia,  gli aveva fatto involontariamente “scattare la molla” di fare domande supplementari sul tempo, sul cibo, sul Papa, su Pavarotti, il mitico Fellini, Armani per poi passare al Premier in carica.

Whale Watching

Ebbi quasi la sensazione di aver, in qualche batter di ciglia, delineato una rocambolesca Italia a misura di chi, come il mio interlocutore, viveva dall’altra parte del mondo, conosceva lo “stivale” solo per sentito dire e allo stesso tempo ne era molto attratto. Questa prima impressione mi ha seguito e, a volte, perseguitato durante tutto il mio soggiorno in Nuova Zelanda ed è, in un certo qual modo, il filo conduttore del mio viaggio. Da una parte, io desiderosa di visitare questo meraviglioso paese e di conoscere chi in realtà fossero i neozelandesi, dall’altra, questa terra fantastica, che spesso mi ricordava l’Europa, ed i suoi abitanti che mi sembravano quasi dei bambini quando mi dicevano che adoravano il mio Paese o che ci erano stati già anni indietro o che il sogno della loro vita, prima o poi, era di visitare Venezia, Firenze e Roma. Quando, poi, dalle chiacchiere si passava direttamente in cucina, mi sentivo come un Vissani in vacanza perché, anche un semplice piatto di pasta al pomodoro fresco, risultava un trionfo. E’ stata proprio la strana sensazione di sentirmi costantemente in terra amica con gente amica, ad accompagnarmi fin dall’inizio durante tutto il mio viaggio in Nuova Zelanda e, ancora oggi, quando mi viene da  pensare a questo meraviglioso piccolo Paese, mi auguro di poter ritrovare questo magico feeling al mio prossimo, lo spero davvero, sbarco in terra Kiwi.

lavytontini@yahoo.com

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Posted on apr-16-2010

Le romantiche isole del Pacifico

La Polinesia, la Micronesia, le Isole Fiji, le Isole Cook e la Nuova Caledonia sono da sempre considerate le  Isole dell’Amore !

Spiagge incantate

Visitare almeno una delle favolose isole del Pacifico è il sogno nel cassetto di ciascuno di noi che ama fantasticare di trovarsi su una bianca spiaggia di sabbia finissima, circondato da un mare blu-turchese, coccolato amorevolmente dagli abitanti, la cui tradizione descrive come gente cordiale, di bella presenza e pacifica. Nell’immaginario collettivo, le isole del Pacifico rappresentano il paradiso in terra dove rifugiarsi dalla caotica e grigia vita di città, alla ricerca del puro relax senza impegni di sorta e lancette dell’orologio da controllare. E’ una sorta di ritorno allo stato primordiale, fatto di natura allo stato puro, dove è possibile ricaricare gli animi ed i corpi, anche dei più affaticati e demotivati. Piccoli isolotti costellati di palme, il cui dolce frutto è stato per secoli la principale fonte di sostentamento dell’uomo, atolli corallini popolati da miriadi di pesci e altri animali marini di una bellezza unica e quasi sconvolgente, l’innata cordialità e allegria degli abitanti, discendenti dai papuani provenienti dal sud-est asiatico, il clima gradevole tutto l’anno, con un’unica differenza dettata dal fattore pioggia che cade abbondante in determinati periodi dell’anno, albergano quotidianamente la nostra immaginazione e aiutano a rendere più piacevole la vita di tutti i giorni nell’attesa di riuscire prima o poi a realizzare il viaggio dei nostri sogni. Il fatto, poi, di ritrovarsi in piccole isole, con poca gente attorno, senza auto o quasi, prive di edifici a tanti piani, rendono queste mete lontane un’amata destinazione per novelli sposi e coppie alla ricerca di una vacanza romantica a due o giù di lì.

Magici tramonti

La letteratura e la pittura, inoltre, hanno sempre descritto gli abitanti di queste isole come in assoluto la migliore rappresentazione del dio Eros in terra: bellocci e poco vestiti, senza particolari inibizioni, ricoperti di colorate ghirlande di fiori e soliti, in segno di amicizia e quant’altro, baciarsi sul naso. Anche se in realtà, non vi è alcun bacio, ma trattasi semplicemente di una o più pressioni con il naso a rappresentare lo scambio del respiro vitale, nel rispetto di una tra le più antiche usanze polinesiane, la gente che abita queste isole sono l’esatta incarnazione di Adamo ed Eva che vivono d’amore, dei frutti che la natura dà loro, senza particolare problemi di sorta. Da qui deriva la brama, che accomuna un po’ tutti noi, di visitare questi luoghi incontaminati, lontani da tutti e tutto, spesso cari rispetto ad altre mete turistiche, ma così straordinariamente unici. Impossibile davvero saper scegliere tra le Fiji o la Polinesia, a meno che non si abbia una particolare predilezione per l’inglese, lingua ufficiale delle prime, o per il francese, parlato nella seconda.

Romantici bungalow

Per il resto entrambi questi paradisi offrono il meglio che si possa trovare in natura per rendere il vostro soggiorno davvero indimenticabile. E le ore da trascorrere in aereo diventano in pochi minuti un pallido ricordo non appena, ancora all’interno dell’aeroporto, riceverete un caloroso benvenuto e vi verranno regalate vivaci ghirlande di fiori in segno di amicizia. E se l’inizio è davvero piacevole, tutto il soggiorno si rivelerà una favola, vuoi per i luoghi in cui starete, vuoi per la cordialità profusa ad oltranza, vuoi per i sapori delle pietanze, vuoi per i colori e la musica che sempre vi accompagneranno. Sì, almeno un’isola del pacifico dove trascorrere minimo 4-5 giorni, nuotando insieme a pesci di colori e dimensioni differenti, esplorando la lussureggiante vegetazione che ancora copre e nasconde ampie aree rendendole quasi magiche, vivendo indimenticabili tramonti di fuoco in riva al mare, è un sogno prima o poi da trasformare in realtà.

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Posted on mar-29-2010

Viaggio di Nozze di Chiara e Roberto

Il viaggio in aereo è stato faticoso, ma alla fine ti rendi conto che ne vale veramente la pena.

Chiara e Roberto

Chiara e Roberto

La nostra permanenza in Australia è iniziata con il soggiorno a Melbourne, città che ci ha affascinato per un contrasto che è difficile da spiegare se non la si visita. E’ sicuramente una metropoli con tutti suoi vantaggi, ma con la serenità, l’ordine e l’eleganza di una cittadina. Non si può non restare affascinati dai meravigliosi parchi disseminati in tutta la città, soprattutto dal Botanic Royal Garden. All’interno di esso si possono fare magnifiche e salutari passeggiate che danno un senso di pace e serenità, e spiegarlo a parole è quasi riduttivo. Ma la vera avventura è iniziata il 19 dicembre 2006, quando ci siamo uniti ad altre 14 persone per partire per la GREAT OCEAN ROAD.

I 12 Apostoli

I 12 Apostoli

Il nostro autista che è stato davvero simpatico, disponibile e molto cortese. L’unico neo è stato l’alloggio a ROBE, in quanto non era molto pulito e non aveva per niente l’aria di un posto sicuro. Sicuramente i paesaggi che ci hanno colpito di più sono quelli che ci hanno permesso di ammirare i 12 Apostoli, Loch Ard Gorge e il London Bridge. Per mesi avevo visto le immagini di questi posti, su depliant, libri e riviste varie, ma essere li, è tutta un’altra storia. Sono luoghi ventosi, con quell’odore tipico di mare, e un atmosfera che davvero non so esprimere. Questi 3 giorni, inoltre, ci hanno dato la possibilità di migliorare il nostro inglese, visto lo stretto contatto con i nostri compagni di viaggio. Un esperienza che ci ha arricchiti anche umanamente, perché vivere per 4 giorni con le stesse persone dal mattino alla sera, non è spesso semplice, ma può essere stimolante ed educativo. Comunque un esperienza che consiglierei sicuramente. Ritornando al nostro viaggio, siamo arrivati ad Adelaide dopo questi 4gg sulla Great Ocean Road. Devo dirti che non mi aspettavo che fosse una città così allegra e piena di giovani, e forse sarebbe valsa la pena di fermarsi almeno un giorno. E’ una città strana, piena di giovani di ogni genere e tipo, punk, artisti da strada, gente da ogni parte del mondo che convive nelle stesse piazze senza il minimo problema. (Almeno questa era l’impressione che si aveva camminando in mezzo a loro). Pub e locali di ogni tipo; insomma una città nella quale puoi passare una bella giornata di pura allegria.

Opera House

Opera House

E finalmente eccoci a Sydney. Tra tutte forse è la città che mi è piaciuta meno, per il caos e forse per la poca pulizia rispetto agli altri posti che avevamo visitato fino ad allora. Al contrario delle altre, Sydney è una città puramente turistica, non riesci a cogliere la vera essenza della vita Australiana. Ma sicuramente questo piccolo neo, scompare non appena davanti ai nostri occhi compare la spettacolare vista del CIRCULAR QUAY con l’ OPERA HOUSE sulla destra e l’ HARBOUR BRIDGE sulla sinistra. E chi si stancava di stare li a guardare?!! Abbiamo cenato ogni sera li, sul lungo mare con quella magnifica cornice. Anche Sydney ci ha offerto una natura spettacolare, quando abbiamo visitato le BLUE MOUNTAINS. Quel giorno purtroppo ha piovuto quasi tutto il tempo e quindi la spettacolare vista delle THREE SISTERS è stata un po’ rovinata, ma in compenso abbiamo trascorso più di un ora tra koala, canguri, wallaby, uccelli di ogni genere e tipo, dingo, coccodrilli, diavoli della Tasmania e tantissimi altri animali.

Wallaby

Wallaby

E’ stato davvero emozionante poter dare da mangiare ai canguri (io, che sono sempre distratta, mi sono fatta mordere anche un dito). Anche questa esperienza l’abbiamo condivisa con altre persone, con le quali abbiamo viaggiato nel corso della giornata a bordo di un mini bus, ma purtroppo non siamo riusciti a legare ed abbiamo viaggiato quasi sempre in silenzio ed anche la guida in questo caso non era molto coinvolgente Al rientro da questa magnifica giornata, abbiamo fatto la nostra ultima cena a Sydney, e proprio riguardo al cibo, voglio smentire quanto mi era stato detto riguardo alla cattiva cucina australiana.

Portata di pesce...

Portata di pesce...

E’ ovvio che se vuoi mangiare come sei abituato solitamente a casa tua, non riuscirai mai ad essere soddisfatto, ma se sei capace di adattarti e di provare cibi nuovi e a volte anche qualcosa di insolito, riesci a fare sicuramente un esperienza nuova anche a tavola e sicuramente non muori di fame. E comunque questo viaggio mi ha insegnato ad ascoltare soltanto i consigli strettamente tecnici di chi comunque ha avuto precedenti esperienze, e di cercare di godere di ogni novità e di ogni sorpresa che un viaggio come questo ti può riservare. Finito il soggiorno a Sydney, siamo arrivati nel RED CENTRE, e abbiamo compreso il significato della frase “… è un posto che ti entra dentro!”. Non credo che esista altra frase per poter spiegare l’effetto che ti fa questa terra: il contrasto di colori è impressionante. Ho sempre pensato che non esistesse in tutto il mondo un cielo più bello di quello della mia terra, la Sicilia, ma dopo aver visto quello di AYERS ROCK, mi sono dovuta ricredere. Un blu così intenso da togliere il fiato, spezzato soltanto da un rosso vivo e deciso di questa magnifica terra. Subito siamo andati a visitare i MONTI OLGAS, e abbiamo fatto una passeggiata/scalata nella valle dei venti. Sia io che Roberto siamo concordi nel dire che, per quello che ci riguarda, ci hanno affascinato ed emozionato di più i monti Olgas che l’ULURU.

Monti Olgas

Monti Olgas

L’imponenza e lo spettacolo scenico di questo monolite è innegabile, e anche l’esperienza di svegliarci alle 3 e 30 del mattino per vedere l’alba ad Uluru e il suo conseguente cambio di colore, ci ha molto colpiti, ma i monti Olgas ci hanno trasmesso più emozioni. E così il nostro viaggio stava per volgere al termine. Abbiamo trascorso gli ultimi giorni tra Cairns, la crociera sulla Barriera Corallina e la visita alla foresta pluviale di Wooroonooran. A quel punto del viaggio pensavamo che fosse quasi impossibile provare ancora delle forti emozioni, ma ovviamente ci sbagliavamo. Ci siamo resi conto che questo viaggio è stato una continua scoperta, per nulla stancante ed estremamente divertente. Mi sento di consigliare a chiunque voglia fare un viaggio del genere, di provare ad imitarci nel tipo di bagaglio che noi abbiamo deciso di avere. Avevamo solamente un trolley ciascuno, con il minimo indispensabile, e in questo modo abbiamo potuto spostarci facilmente senza nessuno stress. Arrivati a Cairns abbiamo trascorso il giorno prima della partenza della crociera, in giro per la città, dove abbiamo fatto semplicemente shopping. Cairns è piena di fast food, negozi di ogni genere, centri commerciali, casinò e quant’altro per potersi semplicemente divertire, rilassarsi e spendere un po’ di soldi. (L’Australia non ci è sembrata particolarmente cara). L’aria che si respirava in città era piuttosto informale, la gente andava in giro con costume e pareo, pantaloncini e infradito, atmosfera tipica delle città di mare, a noi molto vicina. I tre giorni successivi ci hanno visti coinvolti nella crociera sulla barriera corallina, che ci ha permesso di visitare FITZORY ISLAND e DUNK ISLAND. Entrambi affascinanti e con acque calde, ma sia io che Roberto non siamo rimasti particolarmente colpiti dalle acque, quantomeno quelle in prossimità delle spiagge.

Amici "australiani"

Amici "australiani"

Forse le condizioni atmosferiche non favorevoli (a FITZORY ISLAND pioveva), hanno reso le acque un po’ torbide e comunque il fondo era viscido e melmoso, cosa che non ci ha permesso di fare il bagno con la massima spontaneità. Invece lo snorkeling nell’oceano a contatto con i coralli è stata una cosa fuori dal comune. Avevo visto quei fondali nei documentari di Piero Angela e Licia Colò, e adesso erano proprio i miei occhi a vedere e le mie mani a toccare. Un’infinità di pesci nuotava accanto a noi, ci sfiorava e paradossalmente, eravamo noi ad essere un po’ intimoriti. Squaletti, pesci pagliaccio, stelle marine blu, pesci pappagallo e migliaia di altri pesci bellissimi e coloratissimi. L’immensità di quei fondali incuteva un po’ di paura, ma sicuramente un rispetto per una natura pura magnifica, che tutti dovremmo contribuire a mantenere. E’ un tesoro di tutti, e dovremmo proteggerla e custodirla come facciamo con le nostre cose. Così mi sento di dire a chiunque pensa di visitare questi posti, di fare si delle immersioni, ricordando però di avere la massima attenzione e delicatezza nell’entrare in contatto con le specie di pesci e corallo che popolano quei mari. Adesso il viaggio stava proprio per finire: l’ultimo giorno abbiamo visitato la foresta pluviale del Wooroonooran, dove abbiamo potuto fare il bagno in delle bellissime lagune alimentate da splendide cascate, acque fresche, limpide e tonificanti, tanto da farci avere l’impressione di essere in uno di quei film avventurosi. Abbiamo potuto fare dei tuffi meravigliosi con le liane naturali e giocare come dei bambini che scoprono per la prima volta il mare. La giornata e quindi tutto il nostro meraviglioso viaggio si è concluso con la visita della fattoria Johnstone, dove abbiamo potuto ammirare canguri, casuari, emu, pappagalli coloratissimi e meravigliosi serpenti.

Coccodrillo

Coccodrillo

Ma lo spettacolo più “spettacolare” sono stati i coccodrilli. Meravigliosi, enormi e spaventosi. Abbiamo potuto ammirarli e fotografarli a pochissima distanza, appena qualche metro ci separava. Abbiamo così dato il nostro saluto a questo meraviglioso continente, con la promessa di ritornare a scoprire altri luoghi sicuramente altrettanto affascinanti.

A MERAVIGLIA VIAGGI, GRAZIE DI TUTTO, PER LA PERFETTA ORGANIZZAZIONE DI QUESTO VIAGGIO. SIETE STATI SEMPLICEMENTE DELIZIOSI CON NOI, NEL SEGURCI PASSO PASSO NELLA REALIZZAZIONE DI QUESTO SOGNO. SPERO DI POTER AVERE ANCORA BISOGNO DEL VOSTRO AIUTO IN FUTURO, NON DUBITEREI NEANCHE UN ATTIMO AD AFFIDARVI L’ITINERARIO DI UN MIO FUTUTO VIAGGIO.

CON AFFETTO CHIARA BOSA E ROBERTO CIPRIANO

chiarabosa@msn.com    syosset14@hotmail.com

Posted on mar-26-2010

Storia della Nuova Zelanda

Un po’ di storia neozelandese

Antico Maori

Antico Maori

I primi abitanti della Nuova Zelanda sono stati i Polinesiani che circa 1000 anni fa, iniziano in diverse ondate ad occupare questa terra e gradualmente finiscono per sviluppare usi e costumi che, pur presentando analogie con quelli della madrepatria, rispecchiano in toto la necessità contingente di adeguarsi alla realtà del nuovo territorio. Da qui, trae appunto origine, l’identità del popolo Maori. I primi europei, invece, “a mettere piede” in Nuova Zelanda, sono gli olandesi della spedizione guidata da Abel Tasman nel 1642. Essendo, però, stati molti membri dell’equipaggio uccisi dai maori,  si decide di non rivelare l’esito nefasto della spedizione per evitare eventuali insediamenti della rivale Compagnia Inglese delle Indie Orientali. Il segreto, però, è presto scoperto! A distanza di poco più di un secolo, infatti, il mitico esploratore britannico James Cook visita queste terre durante il suo viaggio del 1768-71 e mappa gran parte delle coste. Dopo la spedizione di Cook, molte altre navi europee e americane sbarcano sulle isole. Inizialmente, gli europei instaurano unicamente relazioni commerciali con i nativi, cedendo cibo europeo, armi e utensili in metallo in cambio di acqua fresca e cibo locale. Successivamente il governo britannico, temendo che queste terre possano essere rivendicate da altre potenze, reclamano la sovranità britannica su tutto il territorio e stipulano un trattato con i nativi col il quale la Nuova Zelanda diviene formalmente parte del Nuovo Galles del Sud.

waitangi

Trattato di Waitangi

Data cruciale della storia neozelandese è il 1840, anno in cui viene stipulato, tra la Corona britannica ed i Maori, il Trattato di Waitangi, considerato l’atto costitutivo della Nazione neozelandese. A partire da questa data, sempre più massicce sono le ondate di coloni europei che arrivano in Nuova Zelanda e, in un primo momento, le fiorenti relazioni commerciali determinano un positivo impatto sulla società Maori. Tuttavia, la continua crescita degli insediamenti dei bianchi soprattutto dopo la scoperta dell’oro, insinua gradualmente nei Maori la paura di perdere le proprie terre, determinando lo scoppio delle cosiddette “guerre Maori” e la conseguente vittoria degli inglesi. Da questa data in avanti, la Nuova Zelanda diventa  a tutti gli effetti membro fedele dell’Impero britannico e deve attendere il 1947 per acclamare la sua indipendenza. Nel 1893 la Nuova Zelanda si distinse quale primo paese al mondo a riconoscere il diritto di voto alle donne. Sempre in quel periodo, si ebbero diverse nazionalizzazioni e l’istituzione della pensione di vecchiaia: provvedimenti, questi, che diedero alla Nuova Zelanda una delle più avanzate legislazioni sociali del tempo.

Arte Maori

Arte Maori

Tutta la storia della Nuova Zelanda cammina parallelamente su due binari: da un lato il particolare e suggestivo popolo Maori, i primi e legittimi abitanti delle due isole, dall’altro la Corona britannica che, in poco tempo, riesce più o meno lecitamente a strappare il dominio di queste terre agli indigeni ed a diffondere la propria cultura, lingua, religione e quant’altro. Nonostante i Maori subiscono, ed anche in questo caso la storia scrive un’altra pagina poco illustre delle gesta del mondo bianco colonizzatore, un lungo periodo di soggiogazione ed isolamento, dove la diversità è facilmente additata come blasfema e senza cultura, il forte sentimento di identità e di appartenenza al gruppo è sopravvissuto ai giorni nostri, generando un piacevole risveglio della cultura Maori. L’artificiosa integrazione coatta del passato, fonte di ingiuste discriminazioni sociali  ed economiche, sta ora  gradualmente cedendo il passo ad una più saggia e democratica ricerca di uno stabile equilibro nel tentativo di far coesistere in armonia le due differenti realtà storiche, entrambe meritevoli di essere considerate le culture che hanno creato la Nuova Zelanda dei nostri giorni.

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