Posted on giu-24-2010

Cosa mangiare in Nuova Zelanda

Cosa si mangerĂ  mai durante un viaggio in Nuova Zelanda? Una domanda che un viaggiatore italiano si porrĂ  sicuramente…

Confesso che non ho mai avuto delle gran aspettative sulla maestria culinaria che avrei potuto incontrare in Nuova Zelanda. A differenza dell’Australia dove numerosa è la comunità italiana che si è egregiamente inserita nel tessuto sociale soprattutto nel settore della ristorazione, ritenevo che sarei sopravvissuta senza onore e senza gloria, “gastronomicamente” parlando, in terra kiwi. Evitando volutamente i numerosi ristoranti tricolore che nelle città primeggiano come “star” di Hollywood, sono rimasta positivamente meravigliata anche della varietà di pietanze locali che puoi mangiare. Ancora una volta mi sento di sottolineare che l’idea che abbiamo noi italiani e un po’ tutto il mondo latino, del cibo e del pasteggiare, è completamente diversa da quella anglosassone.

Cozze Verdi della Nuova Zelanda

Questa prima differenza deve aiutare a capire il perché, il cibo e la sua presentazione, hanno una gran importanza per noi, discendenti degli abitanti dell’antica Roma, che erano soliti decidere le sorti dell’impero mangiando e sorseggiando vino mescolato con acqua sdraiati su un triclinio, al contrario, il mondo anglosassone non ha mai dimostrato di possedere una grande inclinazione verso questi momenti d’incontro che, in passato, si svolgevano per lo più in modo frugale e dove, anche nel caso di tavole imbandite in onore delle più alta cariche, nessuno mai risultava primeggiare per eleganza e rispetto del galateo. A questo fattore culturale bisogna aggiungere la difficoltà, esistita fino a pochi decenni or sono, di far arrivare i prodotti alimentari dall’Europa, difficoltà in termini temporali e soprattutto di costi. A questo impedimento già non di poco conto, si aggiungono, ai giorni nostri, le numerose normative alimentari che impediscono, ad esempio, la produzione di prodotti non pastorizzati come il formaggio fresco, e che sicuramente contribuiscono a rendere il panorama gastronomico meno vivace.

Ostriche della Nuova Zelanda

Da qui presto si spiega, la difficoltà, fuori dai confini italiani, di poter gustare una buona pizza con vera mozzarella e soprattutto di trovare ancora forni a legna. Avere queste piccole nozioni di base aiuta ad affrontare un viaggio in terre lontane senza partire con la spesso errata convinzione che tanto si mangerà male. Io a chi mi chiede preoccupato, cosa troverà in Nuova Zelanda, rispondo di stare tranquillo e di assaggiare di tutto. Consiglio anche di provare qualche ristorante italiano, sempre che non si abbiano problemi particolari di budget. Ci sono, infatti, dei locali, da generazioni di proprietà di italiani, dove puoi mangiare davvero bene e forse dove trovi piatti ancora cucinati alla vecchia maniera, ma il conto, poi, è decisamente salato. Se, invece, si è curiosi di voler cimentare la cucina kiwi, le specialità non mancano.

Torta Pavlova della Nuova Zelanda

Per gli amanti dei frutti di mare, le cozze verdi, le ostriche e l’aragosta, sono davvero una manna dal cielo, soprattutto se si accompagnano ad un buon calice di sauvignon leggermente fruttato e rigorosamente locale. Assolutamente gustosi sono i bianchetti che solitamente vengono fritti, come in Italia; lo stessa dicasi per le trote salmonate e le capesante delle quali si mangia sia la carne bianca sia la parte arancione con le uova. Per gli estimatori di Diana, dea della caccia, i piatti a base di agnello, che non può mai mancare su una tavola neozelandese, maiale, manzo o cervo, sono tutti prelibati, seppure nella loro semplicità di preparazione e soprattutto di presentazione: sempre insieme alle tradizionali verdure bollite che non fanno mai male! A conclusione di un pasto, non può mancare il tradizionale dessert simbolo della nazione: il “pavlova”, preparato in modo semplice, mescolando la chiara d’uovo con lo zucchero e mettendoci in cima il re di tutti i frutti: il kiwi. Trattasi di una rivisitazione tutta “made in New Zealand” della nostra apprezzata meringa a conferma che, spesso, l’arte culinaria trova la sua migliore musa ispiratrice in pochi e spesso poveri ingredienti.

Vini della Nuova Zelanda

Per quanto riguarda le bevande alcoliche, i neozelandesi vincono senza troppi problemi la palma del gran bevitore. Sia che si tratti di una comune birra o di un’altra, invece, fruttata prodotta in uno degli ottimi birrifici di nicchia del Paese, sia che si ordini un buon bicchiere di Chardonnay o di Pinot Grigio rigorosamente nazionali, il palato resterà sicuramente soddisfatto. Come ogni pasto che si rispetti, non può mancare il caffè e, per la felicità di noi italiani, negli ultimi tempi quella broda nera per ore lasciata a riscaldare, chiamata “black coffee”, sta cedendo progressivamente il passo al nostro espresso che, soprattutto nelle città, si trova di qualità discreta un po’ in tutti i bar, insieme al cugino di sempre, l’immancabile cappuccino che è molto amato dai neozelandesi a tutte le ore del giorno della notte. Anche in questi piccoli dettagli, si possono notare i frutti del processo di globalizzazione che avvicina tutto e tutti a qualunque longitudine e latitudine ci si trovi.

Posted on apr-29-2010

Viaggi in Nuova Zelanda

Gli innumerevoli modi di visitare il paese agli antipodi per eccellenza e, proprio per questo, il piĂą affascinante di tutti: la Nuova Zelanda

Cape Reinga

Si è soliti ritenere che una vacanza in Nuova Zelanda debba per forza essere improntata all’avventura, alla praticità, all’esasperata ricerca della natura incontaminata a scapito del comfort e del relax. Questa interpretazione è decisamente riduttiva perché la Nuova Zelanda è, sì informale ed essenziale per certi versi, ma è anche in grado di offrire valide alternative dedicate a chi ama sistemazioni di un certo livello, desidera visitare le meraviglie di questo paese senza però affaticarsi e stressarsi troppo, predilige i momenti di relax piuttosto che le attività sportive, ricerca la buona tavola invece che pasti frugali stile picnic. La Nuova Zelanda, infatti, può essere una gradevole destinazione sia per giovani dinamici, che sono soliti partire con zaino in spalla, sia per coppie in Luna di Miele che scelgono di coniugare una vacanza in una romantica isola del pacifico con un tour in terra maori, sia per famiglie con bambini sia per gruppi evergreen desiderosi di visitare le meraviglie di questo paese così ospitale. Il sistema turistico neozelandese è così organizzato ed efficiente da convincere, anche gli indecisi, a scegliere questa nazione come meta ideale del prossimo viaggio. E anche i costi del soggiorno sono un po’ per tutte le tasche. Come al solito, a seconda di cosa si cerca e si vuole, il viaggio può essere più o meno costoso.

Doubtful Sound

La differenza, però, non tanto si nota nel target alto dove è facile avere il meglio in quanto si paga, quanto nella fascia media, anche tendente al basso, dove la Nuova Zelanda eccelle in professionalità ed efficienza. Il sapersi accontentare di sistemazioni più modeste e di prender parte a tour di gruppo, non vuol dire stare male e vedere meno, anzi. Il pregio di questo paese è appunto di essere riuscito a realizzare un sistema ricettivo fantastico in grado di trovare i favori di un ampio pubblico e soprattutto di abbracciare in lungo ed in largo le due isole. L’imponente patrimonio naturalistico che solo un paese giovane come la Nuova Zelanda può possedere, l’abilità e l’intelligenza di coloro che sono stati preposti ad amministrare la “cosa pubblica”, il carattere pratico, estroverso e cordiale di chi, come i neozelandesi, hanno vissuto per secoli solo l’eco degli avvenimenti internazionali e mondani del Vecchio Continente e si sono trovati costretti a diventare il più autosufficienti possibili, onde evitare di attendere per mesi l’arrivo di un mercantile, sono stati abilmente veicolati in modo da rendere il panorama dell’’offerta turistica il più vasto e valido possibile.

McLean Falls

Non vi sono zone di questo paese che non possono essere raggiunte, casomai ci possono essere periodi dell’anno in cui si può consigliare o no, di visitarle. A meno che non vogliate sciare, i mesi più caldi (da novembre ad aprile) sono decisamente i migliori per pianificare un viaggio in Nuova Zelanda. Deciso il periodo, deciso l’itinerario, non resta che scegliere come viaggiare. Ostelli, motel, alberghi di lusso, chalet, boutique sono tutte valide alternative di soggiorno. Lo stesso dicasi per i trasferimenti interni dove l’aereo è utilizzato un po’ come noi prendiamo il treno, lo stesso dicasi per l’efficiente rete di trasporto su 4 ruote con pullman che a tutte le ore del giorno e della notte arrivano e partono da ogni angolo del paese. Il turismo, inutile dirlo, è un’importante fonte di reddito di questo piccolo paese che, profondamente consapevole di questa ricchezza, ha fatto il massimo per diventare ancora più attraente e per cercare di trasformare, anche i difetti, in pregi in modo da incontrare i favori del pubblico, anche del più esigente. Quest’ultimo, infatti, se soddisfatto ritorna, parla bene e convince altri a venire. Questo è il miracolo chiamato Nuova Zelanda che, nonostante la lontananza, la lingua, gli usi e costumi diversi, attrae turisti da tutto il mondo, incluso noi italiani.

Posted on apr-16-2010

Lavinia in Nuova Zelanda

Prime sensazioni in Nuova Zelanda

Alpi Neozelandesi

Ho sempre vissuto la nuova Zelanda come un Paese talmente lontano e diverso da sembrarmi irraggiungibile. Quando, poi, capitava di guardare alla tv un documentario sulla geografia o sulla storia dei suoi primi abitanti, il pensiero di una terra dove ci sono ancora vulcani attivi e d’incontrare uomini tutti tatuati che emettono così strane urla e si muovono così goffamente, da un lato mi metteva ansia e dall’altro mi incuriosiva. Sì, oggi a distanza di qualche anno, posso tranquillamente asserire che il mio viaggio in Nuova Zelanda fu da me realizzato non tanto perché nutrivo delle gran aspettative, quanto piuttosto perché ero piena di dubbi.

Moeraki Boulders

E devo ammettere che, sebbene conoscessi poco o nulla di questo Paese a parte il fatto che ci volevano 24 ore o giù di lì per raggiungerlo, che la gente parlava inglese e che ci vivevano i Maori, non mi sono preoccupata più di tanto di studiare qualcosa in più per arrivare pronta al fatidico giorno dello “sbarco”. A ripensarci, è stato strano questo mio atteggiamento: solitamente sono scrupolosa, mi piace sapere dove vado, avere qualche informazione in più e quant’altro mi possa aiutare durante il mio soggiorno. Per la Nuova Zelanda, invece, non ho fatto nulla se non comprare l’ultima edizione della Lonely Planet, rigorosamente in inglese, e richiedere ad una cara amica inglese, l’indirizzo di una famiglia neozelandese che aveva conosciuto durante un suo recente viaggio, “just in case”.

All Blacks

Ogni tanto mi viene da pensare a quella mattina di dicembre quando arrivai all’aeroporto di Auckland, dopo qualche giorno trascorso in Thailandia nel tentativo di rendere meno pesante il viaggio, e mi fa strano che riesca ancora ad avere un vivido ricordo del viso gentile e dai bei lineamenti regolari del doganiere che vistava il mio passaporto e soprattutto delle domande alcune di rito, altre un po’ più colloquiali che mi pose. Non riuscivo a capire il perché di questo strano interrogatorio. Non ritenevo di essere così particolarmente attraente: ero stravolta dal viaggio, senza un filo di trucco, coi capelli raccolti in un bandana ed i vestiti pressoché incollati addosso dopo le tante ore trascorse seduta in aereo. Inoltre, il modo ermetico e, lo ammetto un tantino scocciato con cui rispondevo, frutto di lunghi anni vissuti in terra di “vitelloni” come è la mia amata Romagna, non poteva categoricamente essere interpretato come un ulteriore invito a continuare.

Tramonto su Auckland

A ciò si aggiungeva la lunga fila dietro a me che premeva per avanzare. Ci sono voluti una manciata di minuti per inquadrare la situazione e attribuire il giusto significato come, fin dall’inizio, intuivo che ci dovesse essere a questa inusuale chiacchierata. Avevo di fronte a me una persona di pelle bianca, occhi chiari e capelli brizzolati, nato e cresciuto in Nuova Zelanda, i cui antenati erano sicuramente inglesi, le cui vacanze lo avevano portato al massimo “dalla sorella Australia e dalla cugina America”, terribilmente curioso di sapere qualcosa di più dell’Italia e degli italiani in genere. E, l’incontrare una ragazza italiana, in viaggio da sola, cosa che mi confessò non era abituato a vedere frequentemente, con la pelle cotta dal sole della Thailandia,  gli aveva fatto involontariamente “scattare la molla” di fare domande supplementari sul tempo, sul cibo, sul Papa, su Pavarotti, il mitico Fellini, Armani per poi passare al Premier in carica.

Whale Watching

Ebbi quasi la sensazione di aver, in qualche batter di ciglia, delineato una rocambolesca Italia a misura di chi, come il mio interlocutore, viveva dall’altra parte del mondo, conosceva lo “stivale” solo per sentito dire e allo stesso tempo ne era molto attratto. Questa prima impressione mi ha seguito e, a volte, perseguitato durante tutto il mio soggiorno in Nuova Zelanda ed è, in un certo qual modo, il filo conduttore del mio viaggio. Da una parte, io desiderosa di visitare questo meraviglioso paese e di conoscere chi in realtà fossero i neozelandesi, dall’altra, questa terra fantastica, che spesso mi ricordava l’Europa, ed i suoi abitanti che mi sembravano quasi dei bambini quando mi dicevano che adoravano il mio Paese o che ci erano stati già anni indietro o che il sogno della loro vita, prima o poi, era di visitare Venezia, Firenze e Roma. Quando, poi, dalle chiacchiere si passava direttamente in cucina, mi sentivo come un Vissani in vacanza perché, anche un semplice piatto di pasta al pomodoro fresco, risultava un trionfo. E’ stata proprio la strana sensazione di sentirmi costantemente in terra amica con gente amica, ad accompagnarmi fin dall’inizio durante tutto il mio viaggio in Nuova Zelanda e, ancora oggi, quando mi viene da  pensare a questo meraviglioso piccolo Paese, mi auguro di poter ritrovare questo magico feeling al mio prossimo, lo spero davvero, sbarco in terra Kiwi.

Lavinia
lavytontini@yahoo.com

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