Posted on giu-08-2010

Le città della Nuova Zelanda

La Nuova Zelanda non è soltanto “Natura”, ma anche le sue splendide città hanno sempre qualcosa da regalare al suo visitatore

Auckland

I centri urbani della Nuova Zelanda hanno peculiarità tutte particolari in grado di offrire interessanti e diverse attrattive capaci di accontentare un po’ tutti i gusti. A partire dalla famosa città delle vele, la bella Auckland, principale crocevia del paese e, come succede per la cugina Sydney in Australia, spesso arbitrariamente ritenuta la capitale!. Adagiata su una stretta striscia di terra tra due bellissimi porti panoramici, questa città è il cuore finanziario di tutto il Paese. Inoltre, dall’indimenticabile America’s Cup dell’edizione Prada, durante la quale tutti noi italiani siamo quasi impazziti ed esauriti nel trascorrere notti insonni per vedere la diretta delle gare, questa città è davvero entrata nei nostri cuori. La prima impressione di chi visita Auckland, è quella di trovarsi in un centro urbano ancora relativamente tranquillo, nonostante il suo milione e mezzo di abitanti, magistralmente costruito a misura d’uomo. La stessa gente che ci vive sembra non subire ancora lo stress caotico delle nostre città europee e, risulterà senz’altro strano, per chi viene da una Milano o Roma, constatare che la gente è molta disponibile e cordiale. Se vi capita di fermarvi ad un incrocio, indecisi sulla strada da prendere, non è raro che qualcuno si fermi e vi chieda se avete bisogno di aiuto. Questo accade un po’ ovunque in Nuova Zelanda, sia nelle città che nei piccoli paesi, dove non è raro che possa capitare di essere invitati a casa per firmare il guest book di famiglia e, davanti ad’immancabile tazza di tè con biscotti, dover rispondere a tante curiose domande sull’Italia.

Rotorua

Altro centro urbano importante dell’Isola del Nord, è Rotorua, capitale della cultura maori nonché la più prestigiosa stazione termale di tutto il paese. Ciò che più cattura di questa città, è la massiccia presenza di pozze di fango ribollenti, sorgenti termali e geyser che zampillano dal suolo. Sembra quasi la brillante riproduzione di un fantastico paesaggio lunare e ci vuole un po’ di tempo per realizzare che non è finzione, ma realtà pura. Il camminare lungo la strada e vedere nuvole di zolfo salire in cielo dal terreno ed ancora, l’essere, tutto ad un tratto, disturbati dal roboante sgorgare di un geyser, è qualcosa di straordinariamente suggestivo e inusuale. Ciliegina sulla torta, pressoché ogni abitazione a Rotorua, ha una propria sorgente solfurea che fuoriesce naturalmente dal terreno e che viene utilizzata per riscaldare e per ricavarci una piccola spa. Che dire??? Noi, se fortunati, abbiamo il pozzo artesiano nel giardino, gli abitanti di Rotorua una mini stazione terminale in casa! Oltre che per le ricchezze naturali del suo sottosuolo, questa città è famosa per essere il fulcro della cultura maori ed è davvero emozionante, poter prendere parte ad un tipico concerto, essere trascinati sul palco per sperimentare un vero “hangiâ€, contatto rituale dei nasi o essere coinvolti in un canto di gruppo.

Wellington

Tanto si potrebbe dire e scrivere su questi emozionati appuntamenti con la storia maori, che si finirebbe per trascurare le altre città neozelandesi, prima fra tutte, Wellington, la capitale. Se Auckland è la città delle vele, Wellington è la città del vento che soffia spesso e volentieri. Ricorda, per capirci, la nostra Trieste sia per il suo suggestivo porto e i meravigliosi scorci che si possono immortalare dall’alto delle sue colline, sia per il pittoresco avanzare degli abitanti quando Eolo, decide di non dar proprio tregua. Nonostante il fattore vento che a volte può disturbare, questa città è molto allegra, energica, vitale con una gran passione per le arti, basti pensare all’imponente e prestigioso Museo Te Papa assolutamente da non perdere, e per il divertimento in genere con ristoranti, locali e caffè alla moda che diventano ogni tardo pomeriggio, il ritrovo di tutti gli artisti locali. Con un’ora circa di traghetto dalla vivace capitale, si raggiunge l’altra isola della Nuova Zelanda, da molti ritenuta essere una seconda Inghilterra, proprio per la forte impronta british delle sue più importanti città.

Christchurch

Prima fra tutte, Christchurch, famosa per la sua prestigiosa cattedrale anglicana, per i suoi pittoreschi tram rossi che attraversano la città e per i suoi giardini, davvero curati, curatissimi dove non c’è un fiore, una pianta o addirittura un filo d’erba fuori posto. Altra città, degna di essere citata, è la “modaiola†Queenstown, costruita sulla sponda settentrionale del lago Wakatipu.

Queenstown

Importante centro di villeggiatura sciistico nel periodo invernale, è la capitale per antonomasia di tutti gli sport all’aria aperta, dove è richiesta anche un po’ di sana adrenalina. Rafting, jet-boat, bungee jumping, parapendio, sono solo alcune dell’emozionati attività che nei suoi dintorni, dove la natura ha dato decisamente il meglio di sé, si possono compiere. Altra città, per dimensioni seconda solo a Christchurch, è Dunedin, il cui nome celtico rivela la sua origine scozzese.

Dunedin

Sviluppatasi nei meravigliosi anni della corsa all’oro, è una città dall’impronta marcatamente vittoriana, abitata da numerosi studenti che qui si trasferiscono per frequentare la più antica università di tutta la Nuova Zelanda. Questo è solo una breve panoramica dei più grandi centri urbani del paese, ciascuno merita di essere visitato e sicuramente nessuno di loro può deludere. Lo stesso dicasi per quelli minori, per i tanti paesini che si affacciano sull’oceano, sulle sponde di un lago nella spettacolare terra dei fiordi o per i meravigliosi villaggi di montagna. L’aspetto singolare che accomuna un po’ tutti i centri urbani dai più grandi ai più piccoli, è questa singolare armonia tra la natura e l’uomo e, nonostante il progresso, nonostante i palazzi a tanti piani, i giganteschi mercantili in procinto di lasciare il porto, si ha sempre la sensazione di respirare aria pura e di poter trovare, girato l’angolo, un meravigliose monto innevato, un fantastico parco nazionale, un lago così grande da scambiarlo per il mare.

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Posted on apr-29-2010

Viaggi in Nuova Zelanda

Gli innumerevoli modi di visitare il paese agli antipodi per eccellenza e, proprio per questo, il più affascinante di tutti: la Nuova Zelanda

Cape Reinga

Si è soliti ritenere che una vacanza in Nuova Zelanda debba per forza essere improntata all’avventura, alla praticità, all’esasperata ricerca della natura incontaminata a scapito del comfort e del relax. Questa interpretazione è decisamente riduttiva perché la Nuova Zelanda è, sì informale ed essenziale per certi versi, ma è anche in grado di offrire valide alternative dedicate a chi ama sistemazioni di un certo livello, desidera visitare le meraviglie di questo paese senza però affaticarsi e stressarsi troppo, predilige i momenti di relax piuttosto che le attività sportive, ricerca la buona tavola invece che pasti frugali stile picnic. La Nuova Zelanda, infatti, può essere una gradevole destinazione sia per giovani dinamici, che sono soliti partire con zaino in spalla, sia per coppie in Luna di Miele che scelgono di coniugare una vacanza in una romantica isola del pacifico con un tour in terra maori, sia per famiglie con bambini sia per gruppi evergreen desiderosi di visitare le meraviglie di questo paese così ospitale. Il sistema turistico neozelandese è così organizzato ed efficiente da convincere, anche gli indecisi, a scegliere questa nazione come meta ideale del prossimo viaggio. E anche i costi del soggiorno sono un po’ per tutte le tasche. Come al solito, a seconda di cosa si cerca e si vuole, il viaggio può essere più o meno costoso.

Doubtful Sound

La differenza, però, non tanto si nota nel target alto dove è facile avere il meglio in quanto si paga, quanto nella fascia media, anche tendente al basso, dove la Nuova Zelanda eccelle in professionalità ed efficienza. Il sapersi accontentare di sistemazioni più modeste e di prender parte a tour di gruppo, non vuol dire stare male e vedere meno, anzi. Il pregio di questo paese è appunto di essere riuscito a realizzare un sistema ricettivo fantastico in grado di trovare i favori di un ampio pubblico e soprattutto di abbracciare in lungo ed in largo le due isole. L’imponente patrimonio naturalistico che solo un paese giovane come la Nuova Zelanda può possedere, l’abilità e l’intelligenza di coloro che sono stati preposti ad amministrare la “cosa pubblicaâ€, il carattere pratico, estroverso e cordiale di chi, come i neozelandesi, hanno vissuto per secoli solo l’eco degli avvenimenti internazionali e mondani del Vecchio Continente e si sono trovati costretti a diventare il più autosufficienti possibili, onde evitare di attendere per mesi l’arrivo di un mercantile, sono stati abilmente veicolati in modo da rendere il panorama dell’’offerta turistica il più vasto e valido possibile.

McLean Falls

Non vi sono zone di questo paese che non possono essere raggiunte, casomai ci possono essere periodi dell’anno in cui si può consigliare o no, di visitarle. A meno che non vogliate sciare, i mesi più caldi (da novembre ad aprile) sono decisamente i migliori per pianificare un viaggio in Nuova Zelanda. Deciso il periodo, deciso l’itinerario, non resta che scegliere come viaggiare. Ostelli, motel, alberghi di lusso, chalet, boutique sono tutte valide alternative di soggiorno. Lo stesso dicasi per i trasferimenti interni dove l’aereo è utilizzato un po’ come noi prendiamo il treno, lo stesso dicasi per l’efficiente rete di trasporto su 4 ruote con pullman che a tutte le ore del giorno e della notte arrivano e partono da ogni angolo del paese. Il turismo, inutile dirlo, è un’importante fonte di reddito di questo piccolo paese che, profondamente consapevole di questa ricchezza, ha fatto il massimo per diventare ancora più attraente e per cercare di trasformare, anche i difetti, in pregi in modo da incontrare i favori del pubblico, anche del più esigente. Quest’ultimo, infatti, se soddisfatto ritorna, parla bene e convince altri a venire. Questo è il miracolo chiamato Nuova Zelanda che, nonostante la lontananza, la lingua, gli usi e costumi diversi, attrae turisti da tutto il mondo, incluso noi italiani.

Posted on apr-21-2010

Breve storia delle Isole Fiji

Chi sono i figiani

Antica donna fijana

In tempi antichi (1500 A.C. ca), le Figi erano abitate dalla popolazione Lapita, proveniente dalla Nuova Guinea, dove era giunta circa 50.000 prima dopo aver abbandonato il sud est asiatico. Dal primo ceppo Lapita ha inizio tutta la storia delle Isole del Pacifico (Polinesia, Micronesia, Melanesia, Tonga, ecc) che gradualmente iniziarono ad essere abitate dall’uomo che, con imbarcazioni prima rudimentali poi sempre più ingegnose, si spostava attraverso il Pacifico. Popolo tranquillo dedito alla pesca, col passare del tempo ed il progressivo aumento demografico, iniziò a manifestare anche grande interesse per l’agricoltura e un sempre maggiore antagonismo tra le varie tribù, antagonismo che finì per sfociare in nefasti quanto sempre più usuali atti di cannibalismo. Prima dell’arrivo dei cristianissimi europei, la società “vitiana†(dal nome Viti con cui gli abitanti chiamavano queste isole) si costituiva di un insieme complesso di varie influenze cui diedero forma compiuta i Polinesiani, i Melanesiani e i Micronesiani. Questa società era tribale, esclusivamente maschilista e poligama. Il capo villaggio, la cui carica ereditaria era tramandata dal padre al figlio maggiore, aveva tutti i poteri supportata dalla radicata credenza che la sua persona fosse sacra. Le donne cucinavano, si dedicavano all’artigianato e ad educare i figli, come nelle migliori delle tradizioni tribali antiche.

Antichi guerrieri fijani

I primi contatti di queste tribù con gli esploratori europei, avvennero nel sedicesimo secolo con gli spagnoli; di lì a poco la spedizione dell’olandese Abel Tasman visitò le Fiji nel 1643 mentre era alla ricerca della “sconosciuta terra meridionaleâ€; a seguire, vi sostò il mitico navigatore inglese James Cook. La triste fama di “isole dei cannibali†tenne, però, lontano i navigatori dall’ingaggiare una vera e propria esplorazione dell’arcipelago che fu compiuta solo nel 1789 da William Bligh, il celebre capitano del Bounty che fu fatto calare in mare con alcuni membri del suo equipaggio, i “famosi ammutinati del Bountyâ€, dal resto della ciurma. Successivamente i britannici, iniziarono a tessere sempre più frequenti e stabili relazioni commerciali con gli abitanti, attratti dalla possibilità di importare in Europa il pregiato legno di sandalo. Questo iniziale interesse economico si trasformò ben presto in vero e proprio dominio quando, le Isole Figi a fine ‘800,  divennero colonia britannica e tali rimasero fino al 1970, anno in cui venne proclamata l’indipendenza.

Le Isole Fiji oggi

Durante il secolo di dominio britannico e con l’introduzione della coltivazione della canna da zucchero ed il necessario afflusso di lavoratori indiani, la razza figiana “vergine†subì una radicale trasformazione dovendo interagire con i due nuovi gruppi ivi insediatisi. La convivenza non fu certo facile e solo dopo la proclamazione dell’indipendenza, venne riconosciuta l’uguaglianza razziale dei tre distinti gruppi che insieme ora costituiscono la Nazione Figiana. Così, il primo ceppo Lapita di provenienza asiatica, trasferitosi alle isole Figi dalla Nuova Guinea, ora si  compone di un colorato crogiolo di razze: figiana, europea, indiana e cinese (i cinesi sono ovunque!) che cercano, a fatica, di trovare una comunione di intenti sotto l’egida della bandiera nonostante le numerose e radicate differenze.

Posted on apr-16-2010

Lavinia in Nuova Zelanda

Prime sensazioni in Nuova Zelanda

Alpi Neozelandesi

Ho sempre vissuto la nuova Zelanda come un Paese talmente lontano e diverso da sembrarmi irraggiungibile. Quando, poi, capitava di guardare alla tv un documentario sulla geografia o sulla storia dei suoi primi abitanti, il pensiero di una terra dove ci sono ancora vulcani attivi e d’incontrare uomini tutti tatuati che emettono così strane urla e si muovono così goffamente, da un lato mi metteva ansia e dall’altro mi incuriosiva. Sì, oggi a distanza di qualche anno, posso tranquillamente asserire che il mio viaggio in Nuova Zelanda fu da me realizzato non tanto perché nutrivo delle gran aspettative, quanto piuttosto perché ero piena di dubbi.

Moeraki Boulders

E devo ammettere che, sebbene conoscessi poco o nulla di questo Paese a parte il fatto che ci volevano 24 ore o giù di lì per raggiungerlo, che la gente parlava inglese e che ci vivevano i Maori, non mi sono preoccupata più di tanto di studiare qualcosa in più per arrivare pronta al fatidico giorno dello “sbarcoâ€. A ripensarci, è stato strano questo mio atteggiamento: solitamente sono scrupolosa, mi piace sapere dove vado, avere qualche informazione in più e quant’altro mi possa aiutare durante il mio soggiorno. Per la Nuova Zelanda, invece, non ho fatto nulla se non comprare l’ultima edizione della Lonely Planet, rigorosamente in inglese, e richiedere ad una cara amica inglese, l’indirizzo di una famiglia neozelandese che aveva conosciuto durante un suo recente viaggio, “just in caseâ€.

All Blacks

Ogni tanto mi viene da pensare a quella mattina di dicembre quando arrivai all’aeroporto di Auckland, dopo qualche giorno trascorso in Thailandia nel tentativo di rendere meno pesante il viaggio, e mi fa strano che riesca ancora ad avere un vivido ricordo del viso gentile e dai bei lineamenti regolari del doganiere che vistava il mio passaporto e soprattutto delle domande alcune di rito, altre un po’ più colloquiali che mi pose. Non riuscivo a capire il perché di questo strano interrogatorio. Non ritenevo di essere così particolarmente attraente: ero stravolta dal viaggio, senza un filo di trucco, coi capelli raccolti in un bandana ed i vestiti pressoché incollati addosso dopo le tante ore trascorse seduta in aereo. Inoltre, il modo ermetico e, lo ammetto un tantino scocciato con cui rispondevo, frutto di lunghi anni vissuti in terra di “vitelloni†come è la mia amata Romagna, non poteva categoricamente essere interpretato come un ulteriore invito a continuare.

Tramonto su Auckland

A ciò si aggiungeva la lunga fila dietro a me che premeva per avanzare. Ci sono voluti una manciata di minuti per inquadrare la situazione e attribuire il giusto significato come, fin dall’inizio, intuivo che ci dovesse essere a questa inusuale chiacchierata. Avevo di fronte a me una persona di pelle bianca, occhi chiari e capelli brizzolati, nato e cresciuto in Nuova Zelanda, i cui antenati erano sicuramente inglesi, le cui vacanze lo avevano portato al massimo “dalla sorella Australia e dalla cugina Americaâ€, terribilmente curioso di sapere qualcosa di più dell’Italia e degli italiani in genere. E, l’incontrare una ragazza italiana, in viaggio da sola, cosa che mi confessò non era abituato a vedere frequentemente, con la pelle cotta dal sole della Thailandia,  gli aveva fatto involontariamente “scattare la molla†di fare domande supplementari sul tempo, sul cibo, sul Papa, su Pavarotti, il mitico Fellini, Armani per poi passare al Premier in carica.

Whale Watching

Ebbi quasi la sensazione di aver, in qualche batter di ciglia, delineato una rocambolesca Italia a misura di chi, come il mio interlocutore, viveva dall’altra parte del mondo, conosceva lo “stivale†solo per sentito dire e allo stesso tempo ne era molto attratto. Questa prima impressione mi ha seguito e, a volte, perseguitato durante tutto il mio soggiorno in Nuova Zelanda ed è, in un certo qual modo, il filo conduttore del mio viaggio. Da una parte, io desiderosa di visitare questo meraviglioso paese e di conoscere chi in realtà fossero i neozelandesi, dall’altra, questa terra fantastica, che spesso mi ricordava l’Europa, ed i suoi abitanti che mi sembravano quasi dei bambini quando mi dicevano che adoravano il mio Paese o che ci erano stati già anni indietro o che il sogno della loro vita, prima o poi, era di visitare Venezia, Firenze e Roma. Quando, poi, dalle chiacchiere si passava direttamente in cucina, mi sentivo come un Vissani in vacanza perché, anche un semplice piatto di pasta al pomodoro fresco, risultava un trionfo. E’ stata proprio la strana sensazione di sentirmi costantemente in terra amica con gente amica, ad accompagnarmi fin dall’inizio durante tutto il mio viaggio in Nuova Zelanda e, ancora oggi, quando mi viene da  pensare a questo meraviglioso piccolo Paese, mi auguro di poter ritrovare questo magico feeling al mio prossimo, lo spero davvero, sbarco in terra Kiwi.

Lavinia
lavytontini@yahoo.com

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Posted on apr-16-2010

Le romantiche isole del Pacifico

La Polinesia, la Micronesia, le Isole Fiji, le Isole Cook e la Nuova Caledonia sono da sempre considerate le  Isole dell’Amore !

Spiagge incantate

Visitare almeno una delle favolose isole del Pacifico è il sogno nel cassetto di ciascuno di noi che ama fantasticare di trovarsi su una bianca spiaggia di sabbia finissima, circondato da un mare blu-turchese, coccolato amorevolmente dagli abitanti, la cui tradizione descrive come gente cordiale, di bella presenza e pacifica. Nell’immaginario collettivo, le isole del Pacifico rappresentano il paradiso in terra dove rifugiarsi dalla caotica e grigia vita di città, alla ricerca del puro relax senza impegni di sorta e lancette dell’orologio da controllare. E’ una sorta di ritorno allo stato primordiale, fatto di natura allo stato puro, dove è possibile ricaricare gli animi ed i corpi, anche dei più affaticati e demotivati. Piccoli isolotti costellati di palme, il cui dolce frutto è stato per secoli la principale fonte di sostentamento dell’uomo, atolli corallini popolati da miriadi di pesci e altri animali marini di una bellezza unica e quasi sconvolgente, l’innata cordialità e allegria degli abitanti, discendenti dai papuani provenienti dal sud-est asiatico, il clima gradevole tutto l’anno, con un’unica differenza dettata dal fattore pioggia che cade abbondante in determinati periodi dell’anno, albergano quotidianamente la nostra immaginazione e aiutano a rendere più piacevole la vita di tutti i giorni nell’attesa di riuscire prima o poi a realizzare il viaggio dei nostri sogni. Il fatto, poi, di ritrovarsi in piccole isole, con poca gente attorno, senza auto o quasi, prive di edifici a tanti piani, rendono queste mete lontane un’amata destinazione per novelli sposi e coppie alla ricerca di una vacanza romantica a due o giù di lì.

Magici tramonti

La letteratura e la pittura, inoltre, hanno sempre descritto gli abitanti di queste isole come in assoluto la migliore rappresentazione del dio Eros in terra: bellocci e poco vestiti, senza particolari inibizioni, ricoperti di colorate ghirlande di fiori e soliti, in segno di amicizia e quant’altro, baciarsi sul naso. Anche se in realtà, non vi è alcun bacio, ma trattasi semplicemente di una o più pressioni con il naso a rappresentare lo scambio del respiro vitale, nel rispetto di una tra le più antiche usanze polinesiane, la gente che abita queste isole sono l’esatta incarnazione di Adamo ed Eva che vivono d’amore, dei frutti che la natura dà loro, senza particolare problemi di sorta. Da qui deriva la brama, che accomuna un po’ tutti noi, di visitare questi luoghi incontaminati, lontani da tutti e tutto, spesso cari rispetto ad altre mete turistiche, ma così straordinariamente unici. Impossibile davvero saper scegliere tra le Fiji o la Polinesia, a meno che non si abbia una particolare predilezione per l’inglese, lingua ufficiale delle prime, o per il francese, parlato nella seconda.

Romantici bungalow

Per il resto entrambi questi paradisi offrono il meglio che si possa trovare in natura per rendere il vostro soggiorno davvero indimenticabile. E le ore da trascorrere in aereo diventano in pochi minuti un pallido ricordo non appena, ancora all’interno dell’aeroporto, riceverete un caloroso benvenuto e vi verranno regalate vivaci ghirlande di fiori in segno di amicizia. E se l’inizio è davvero piacevole, tutto il soggiorno si rivelerà una favola, vuoi per i luoghi in cui starete, vuoi per la cordialità profusa ad oltranza, vuoi per i sapori delle pietanze, vuoi per i colori e la musica che sempre vi accompagneranno. Sì, almeno un’isola del pacifico dove trascorrere minimo 4-5 giorni, nuotando insieme a pesci di colori e dimensioni differenti, esplorando la lussureggiante vegetazione che ancora copre e nasconde ampie aree rendendole quasi magiche, vivendo indimenticabili tramonti di fuoco in riva al mare, è un sogno prima o poi da trasformare in realtà.

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Posted on mar-29-2010

Viaggio di Nozze di Chiara e Roberto

Il viaggio in aereo è stato faticoso, ma alla fine ti rendi conto che ne vale veramente la pena.

Chiara e Roberto

Chiara e Roberto

La nostra permanenza in Australia è iniziata con il soggiorno a Melbourne, città che ci ha affascinato per un contrasto che è difficile da spiegare se non la si visita. E’ sicuramente una metropoli con tutti suoi vantaggi, ma con la serenità, l’ordine e l’eleganza di una cittadina. Non si può non restare affascinati dai meravigliosi parchi disseminati in tutta la città, soprattutto dal Botanic Royal Garden. All’interno di esso si possono fare magnifiche e salutari passeggiate che danno un senso di pace e serenità, e spiegarlo a parole è quasi riduttivo. Ma la vera avventura è iniziata il 19 dicembre 2006, quando ci siamo uniti ad altre 14 persone per partire per la GREAT OCEAN ROAD.

I 12 Apostoli

I 12 Apostoli

Il nostro autista che è stato davvero simpatico, disponibile e molto cortese. L’unico neo è stato l’alloggio a ROBE, in quanto non era molto pulito e non aveva per niente l’aria di un posto sicuro. Sicuramente i paesaggi che ci hanno colpito di più sono quelli che ci hanno permesso di ammirare i 12 Apostoli, Loch Ard Gorge e il London Bridge. Per mesi avevo visto le immagini di questi posti, su depliant, libri e riviste varie, ma essere li, è tutta un’altra storia. Sono luoghi ventosi, con quell’odore tipico di mare, e un atmosfera che davvero non so esprimere. Questi 3 giorni, inoltre, ci hanno dato la possibilità di migliorare il nostro inglese, visto lo stretto contatto con i nostri compagni di viaggio. Un esperienza che ci ha arricchiti anche umanamente, perché vivere per 4 giorni con le stesse persone dal mattino alla sera, non è spesso semplice, ma può essere stimolante ed educativo. Comunque un esperienza che consiglierei sicuramente. Ritornando al nostro viaggio, siamo arrivati ad Adelaide dopo questi 4gg sulla Great Ocean Road. Devo dirti che non mi aspettavo che fosse una città così allegra e piena di giovani, e forse sarebbe valsa la pena di fermarsi almeno un giorno. E’ una città strana, piena di giovani di ogni genere e tipo, punk, artisti da strada, gente da ogni parte del mondo che convive nelle stesse piazze senza il minimo problema. (Almeno questa era l’impressione che si aveva camminando in mezzo a loro). Pub e locali di ogni tipo; insomma una città nella quale puoi passare una bella giornata di pura allegria.

Opera House

Opera House

E finalmente eccoci a Sydney. Tra tutte forse è la città che mi è piaciuta meno, per il caos e forse per la poca pulizia rispetto agli altri posti che avevamo visitato fino ad allora. Al contrario delle altre, Sydney è una città puramente turistica, non riesci a cogliere la vera essenza della vita Australiana. Ma sicuramente questo piccolo neo, scompare non appena davanti ai nostri occhi compare la spettacolare vista del CIRCULAR QUAY con l’ OPERA HOUSE sulla destra e l’ HARBOUR BRIDGE sulla sinistra. E chi si stancava di stare li a guardare?!! Abbiamo cenato ogni sera li, sul lungo mare con quella magnifica cornice. Anche Sydney ci ha offerto una natura spettacolare, quando abbiamo visitato le BLUE MOUNTAINS. Quel giorno purtroppo ha piovuto quasi tutto il tempo e quindi la spettacolare vista delle THREE SISTERS è stata un po’ rovinata, ma in compenso abbiamo trascorso più di un ora tra koala, canguri, wallaby, uccelli di ogni genere e tipo, dingo, coccodrilli, diavoli della Tasmania e tantissimi altri animali.

Wallaby

Wallaby

E’ stato davvero emozionante poter dare da mangiare ai canguri (io, che sono sempre distratta, mi sono fatta mordere anche un dito). Anche questa esperienza l’abbiamo condivisa con altre persone, con le quali abbiamo viaggiato nel corso della giornata a bordo di un mini bus, ma purtroppo non siamo riusciti a legare ed abbiamo viaggiato quasi sempre in silenzio ed anche la guida in questo caso non era molto coinvolgente Al rientro da questa magnifica giornata, abbiamo fatto la nostra ultima cena a Sydney, e proprio riguardo al cibo, voglio smentire quanto mi era stato detto riguardo alla cattiva cucina australiana.

Portata di pesce...

Portata di pesce...

E’ ovvio che se vuoi mangiare come sei abituato solitamente a casa tua, non riuscirai mai ad essere soddisfatto, ma se sei capace di adattarti e di provare cibi nuovi e a volte anche qualcosa di insolito, riesci a fare sicuramente un esperienza nuova anche a tavola e sicuramente non muori di fame. E comunque questo viaggio mi ha insegnato ad ascoltare soltanto i consigli strettamente tecnici di chi comunque ha avuto precedenti esperienze, e di cercare di godere di ogni novità e di ogni sorpresa che un viaggio come questo ti può riservare. Finito il soggiorno a Sydney, siamo arrivati nel RED CENTRE, e abbiamo compreso il significato della frase “… è un posto che ti entra dentro!â€. Non credo che esista altra frase per poter spiegare l’effetto che ti fa questa terra: il contrasto di colori è impressionante. Ho sempre pensato che non esistesse in tutto il mondo un cielo più bello di quello della mia terra, la Sicilia, ma dopo aver visto quello di AYERS ROCK, mi sono dovuta ricredere. Un blu così intenso da togliere il fiato, spezzato soltanto da un rosso vivo e deciso di questa magnifica terra. Subito siamo andati a visitare i MONTI OLGAS, e abbiamo fatto una passeggiata/scalata nella valle dei venti. Sia io che Roberto siamo concordi nel dire che, per quello che ci riguarda, ci hanno affascinato ed emozionato di più i monti Olgas che l’ULURU.

Monti Olgas

Monti Olgas

L’imponenza e lo spettacolo scenico di questo monolite è innegabile, e anche l’esperienza di svegliarci alle 3 e 30 del mattino per vedere l’alba ad Uluru e il suo conseguente cambio di colore, ci ha molto colpiti, ma i monti Olgas ci hanno trasmesso più emozioni. E così il nostro viaggio stava per volgere al termine. Abbiamo trascorso gli ultimi giorni tra Cairns, la crociera sulla Barriera Corallina e la visita alla foresta pluviale di Wooroonooran. A quel punto del viaggio pensavamo che fosse quasi impossibile provare ancora delle forti emozioni, ma ovviamente ci sbagliavamo. Ci siamo resi conto che questo viaggio è stato una continua scoperta, per nulla stancante ed estremamente divertente. Mi sento di consigliare a chiunque voglia fare un viaggio del genere, di provare ad imitarci nel tipo di bagaglio che noi abbiamo deciso di avere. Avevamo solamente un trolley ciascuno, con il minimo indispensabile, e in questo modo abbiamo potuto spostarci facilmente senza nessuno stress. Arrivati a Cairns abbiamo trascorso il giorno prima della partenza della crociera, in giro per la città, dove abbiamo fatto semplicemente shopping. Cairns è piena di fast food, negozi di ogni genere, centri commerciali, casinò e quant’altro per potersi semplicemente divertire, rilassarsi e spendere un po’ di soldi. (L’Australia non ci è sembrata particolarmente cara). L’aria che si respirava in città era piuttosto informale, la gente andava in giro con costume e pareo, pantaloncini e infradito, atmosfera tipica delle città di mare, a noi molto vicina. I tre giorni successivi ci hanno visti coinvolti nella crociera sulla barriera corallina, che ci ha permesso di visitare FITZORY ISLAND e DUNK ISLAND. Entrambi affascinanti e con acque calde, ma sia io che Roberto non siamo rimasti particolarmente colpiti dalle acque, quantomeno quelle in prossimità delle spiagge.

Amici "australiani"

Amici "australiani"

Forse le condizioni atmosferiche non favorevoli (a FITZORY ISLAND pioveva), hanno reso le acque un po’ torbide e comunque il fondo era viscido e melmoso, cosa che non ci ha permesso di fare il bagno con la massima spontaneità. Invece lo snorkeling nell’oceano a contatto con i coralli è stata una cosa fuori dal comune. Avevo visto quei fondali nei documentari di Piero Angela e Licia Colò, e adesso erano proprio i miei occhi a vedere e le mie mani a toccare. Un’infinità di pesci nuotava accanto a noi, ci sfiorava e paradossalmente, eravamo noi ad essere un po’ intimoriti. Squaletti, pesci pagliaccio, stelle marine blu, pesci pappagallo e migliaia di altri pesci bellissimi e coloratissimi. L’immensità di quei fondali incuteva un po’ di paura, ma sicuramente un rispetto per una natura pura magnifica, che tutti dovremmo contribuire a mantenere. E’ un tesoro di tutti, e dovremmo proteggerla e custodirla come facciamo con le nostre cose. Così mi sento di dire a chiunque pensa di visitare questi posti, di fare si delle immersioni, ricordando però di avere la massima attenzione e delicatezza nell’entrare in contatto con le specie di pesci e corallo che popolano quei mari. Adesso il viaggio stava proprio per finire: l’ultimo giorno abbiamo visitato la foresta pluviale del Wooroonooran, dove abbiamo potuto fare il bagno in delle bellissime lagune alimentate da splendide cascate, acque fresche, limpide e tonificanti, tanto da farci avere l’impressione di essere in uno di quei film avventurosi. Abbiamo potuto fare dei tuffi meravigliosi con le liane naturali e giocare come dei bambini che scoprono per la prima volta il mare. La giornata e quindi tutto il nostro meraviglioso viaggio si è concluso con la visita della fattoria Johnstone, dove abbiamo potuto ammirare canguri, casuari, emu, pappagalli coloratissimi e meravigliosi serpenti.

Coccodrillo

Coccodrillo

Ma lo spettacolo più “spettacolare†sono stati i coccodrilli. Meravigliosi, enormi e spaventosi. Abbiamo potuto ammirarli e fotografarli a pochissima distanza, appena qualche metro ci separava. Abbiamo così dato il nostro saluto a questo meraviglioso continente, con la promessa di ritornare a scoprire altri luoghi sicuramente altrettanto affascinanti.

A MERAVIGLIA VIAGGI, GRAZIE DI TUTTO, PER LA PERFETTA ORGANIZZAZIONE DI QUESTO VIAGGIO. SIETE STATI SEMPLICEMENTE DELIZIOSI CON NOI, NEL SEGURCI PASSO PASSO NELLA REALIZZAZIONE DI QUESTO SOGNO. SPERO DI POTER AVERE ANCORA BISOGNO DEL VOSTRO AIUTO IN FUTURO, NON DUBITEREI NEANCHE UN ATTIMO AD AFFIDARVI L’ITINERARIO DI UN MIO FUTUTO VIAGGIO.

CON AFFETTO CHIARA BOSA E ROBERTO CIPRIANO

Chiara e Roberto
chiarabosa@msn.com
syosset14@hotmail.com

Posted on mar-26-2010

Storia della Nuova Zelanda

Un po’ di storia neozelandese

Antico Maori

Antico Maori

I primi abitanti della Nuova Zelanda sono stati i Polinesiani che circa 1000 anni fa, iniziano in diverse ondate ad occupare questa terra e gradualmente finiscono per sviluppare usi e costumi che, pur presentando analogie con quelli della madrepatria, rispecchiano in toto la necessità contingente di adeguarsi alla realtà del nuovo territorio. Da qui, trae appunto origine, l’identità del popolo Maori. I primi europei, invece, “a mettere piede†in Nuova Zelanda, sono gli olandesi della spedizione guidata da Abel Tasman nel 1642. Essendo, però, stati molti membri dell’equipaggio uccisi dai maori,  si decide di non rivelare l’esito nefasto della spedizione per evitare eventuali insediamenti della rivale Compagnia Inglese delle Indie Orientali. Il segreto, però, è presto scoperto! A distanza di poco più di un secolo, infatti, il mitico esploratore britannico James Cook visita queste terre durante il suo viaggio del 1768-71 e mappa gran parte delle coste. Dopo la spedizione di Cook, molte altre navi europee e americane sbarcano sulle isole. Inizialmente, gli europei instaurano unicamente relazioni commerciali con i nativi, cedendo cibo europeo, armi e utensili in metallo in cambio di acqua fresca e cibo locale. Successivamente il governo britannico, temendo che queste terre possano essere rivendicate da altre potenze, reclamano la sovranità britannica su tutto il territorio e stipulano un trattato con i nativi col il quale la Nuova Zelanda diviene formalmente parte del Nuovo Galles del Sud.

waitangi

Trattato di Waitangi

Data cruciale della storia neozelandese è il 1840, anno in cui viene stipulato, tra la Corona britannica ed i Maori, il Trattato di Waitangi, considerato l’atto costitutivo della Nazione neozelandese. A partire da questa data, sempre più massicce sono le ondate di coloni europei che arrivano in Nuova Zelanda e, in un primo momento, le fiorenti relazioni commerciali determinano un positivo impatto sulla società Maori. Tuttavia, la continua crescita degli insediamenti dei bianchi soprattutto dopo la scoperta dell’oro, insinua gradualmente nei Maori la paura di perdere le proprie terre, determinando lo scoppio delle cosiddette “guerre Maori†e la conseguente vittoria degli inglesi. Da questa data in avanti, la Nuova Zelanda diventa  a tutti gli effetti membro fedele dell’Impero britannico e deve attendere il 1947 per acclamare la sua indipendenza. Nel 1893 la Nuova Zelanda si distinse quale primo paese al mondo a riconoscere il diritto di voto alle donne. Sempre in quel periodo, si ebbero diverse nazionalizzazioni e l’istituzione della pensione di vecchiaia: provvedimenti, questi, che diedero alla Nuova Zelanda una delle più avanzate legislazioni sociali del tempo.

Arte Maori

Arte Maori

Tutta la storia della Nuova Zelanda cammina parallelamente su due binari: da un lato il particolare e suggestivo popolo Maori, i primi e legittimi abitanti delle due isole, dall’altro la Corona britannica che, in poco tempo, riesce più o meno lecitamente a strappare il dominio di queste terre agli indigeni ed a diffondere la propria cultura, lingua, religione e quant’altro. Nonostante i Maori subiscono, ed anche in questo caso la storia scrive un’altra pagina poco illustre delle gesta del mondo bianco colonizzatore, un lungo periodo di soggiogazione ed isolamento, dove la diversità è facilmente additata come blasfema e senza cultura, il forte sentimento di identità e di appartenenza al gruppo è sopravvissuto ai giorni nostri, generando un piacevole risveglio della cultura Maori. L’artificiosa integrazione coatta del passato, fonte di ingiuste discriminazioni sociali  ed economiche, sta ora  gradualmente cedendo il passo ad una più saggia e democratica ricerca di uno stabile equilibro nel tentativo di far coesistere in armonia le due differenti realtà storiche, entrambe meritevoli di essere considerate le culture che hanno creato la Nuova Zelanda dei nostri giorni.

Posted on feb-15-2010

Viaggio di Jenny e Fabiana

Il sogno australiano è diventato realtà!

Finalmente il sogno è diventato realtà! Noi e l’Australia, due mondi così lontani che finalmente si sono incontrati.

Jenny e Fabiana

Jenny e Fabiana

Sin da quando ero piccola sono rimasta affascinata da questa terra, così lontana, misteriosa, incontaminata… Da amante di tutte le meraviglie della natura, non aspettavo altro che un giorno arrivasse il momento di andarle a vedere con i miei occhi. Questo momento è arrivato! Con la mia compagna di avventure, Fabiana, anche lei amante dell’Australia, ho cominciato a cercare agenzie di viaggio che potessero aiutarmi nell’organizzarne uno come si deve… dopo varie consultazioni ho scelto Meraviglia Viaggi e ne sono stata più che soddisfatta. Walter si è subito mostrato una persona seria, disponibile e in grado di fornire tutte le spiegazioni e informazioni che gli venivano chieste. Nel giro di tre giorni abbiamo deciso le tappe fondamentali del viaggio e abbiamo prenotato!

Deserto dei Pinnacoli

Deserto dei Pinnacoli

Il nostro viaggio ha visto come prima tappa Perth, bella cittadina tranquilla e soleggiata del Western Australia. Abbiamo fatto un’escursione a Rottnest Island in cui abbiamo avuto la possibilità di girare per le strade affittando una bici (e abbiamo così iniziato anche ad abituarci all’idea di dover guidare a sinistra, invece che a destra!), di ammirare i famosi cigni neri e di goderci un po’ di sano relax nelle acque limpide dell’Oceano Indiano. Un’altra esperienza straordinaria è stata quella di Monkey Mia, il Dolphin Resort. Vedere famiglie intere di delfini avvicinarsi di loro spontanea volontà e giocare con noi immersi in acqua è stato a dir poco emozionante. Prima di tornare a Perth, da dove poi siamo partiti per il Deserto Rosso, abbiamo fatto sosta al deserto dei Pinnacoli, straordinarie formazioni calcaree di diverse misure e forme.

Cucciolo di canguro

Cucciolo di canguro

Successivamente, non essendo ancora totalmente consapevoli delle meraviglie che ci aspettavano, siamo salite sull’aereo che ci ha portate ad Alice Springs per poi iniziare il tour ad Ayers Rock, nel Deserto Rosso per l’appunto. Vedere i monti Olgas al tramonto seguito da una perfetta cena in stile BBQ sotto il cielo stellato dell’emisfero australe o assistere all’alba infuocata su Uluru sono spettacoli unici. Vale la pena anche alzarsi prima dell’alba pur di non perdersi una tale meraviglia.

Sydney

Sydney

Il viaggio prosegue ancora e ci porta a Sydney. Questa forse è la città che ci ha colpito di meno, forse perché molto trafficata, grande, piena di grattacieli e costruzioni di tutti gli stili possibili che si susseguono apparentemente senza un ordine preciso: sembra quasi che i proprietari siano stati anche gli architetti delle proprie abitazioni! Con una guida italiana abbiamo fatto il giro di tutta la città, abbiamo visto la conosciutissima Opera House e il Sydney Harbour Bridge. Da provare anche la crociera sulla baia di Sydney, della durata di due ore circa da cui ci si può rendere conto di quanto vasta sia la città. Di particolare bellezza anche il Sydney Aquarium con i suoi percorsi marini sott’acqua, che ci ha fatto conoscere dai più piccoli pesci che abitano l’Oceano Pacifico ai giganti del mare. Peccato che durante l’escursione alle Blue Mountains (120 km circa a ovest di Sydney), chiamate così per via di ettari ed ettari di piante di eucalipto che in particolari momenti dell’anno secernono alcune sostanze che fanno apparire l’aria del luogo blu, era brutto tempo per cui non abbiamo potuto vedere questo bizzarro effetto.

Koala

Koala

Come ultima tappa, e forse quella che ci è rimasta più impressa, senza nulla togliere alle altre escursioni che sono state incantevoli veramente, è stata Adelaide – Kangaroo Island. Adelaide è una città così piccolina e graziosa, che si sviluppa lungo il fiume Torrens, con le casette costruite tutte su un piano circondate ognuna dal proprio giardinetto. E’ qui che grazie alle indicazioni del gentilissimo portiere dell’hotel abbiamo avuto la possibilità di gustarci una deliziosa birra in un tipico pub australiano con musica dal vivo.
Adelaide è stata di fondamentale importanza per il successivo trasferimento in nave a Kangaroo Island. Questa isola è a dir poco incredibile. Intanto, Walter ha saputo scegliere per noi degli alloggi stupendi: in particolare, quello di Kangaroo Island si affacciava proprio sul mare. Inutile dire che abbiamo approfittato di tale vista per cenare al tramonto o per un dolce risveglio accompagnato da un’abbondante colazione!

Kangaroo Island

Kangaroo Island

Le cose che ci hanno più colpito qui sono state il Parndana Wildlife Park in particolare, dove abbiamo visto, tra gli altri, koala, emu, aquile e falchi di tutte le taglie, abbiamo dato da mangiare ai canguri e tenuto in braccio dei cuccioli! Per non parlare di Seal Bay e Admirals Arch in cui abbiamo potuto ammirare decine e decine di leoni marini e foche in libertà che si crogiolavano al sole o che giocavano a farsi i dispetti! Gli ultimi momenti della nostra straordinaria esperienza si sono consumati tra le Remarkable Rocks, le grotte di Kelly Hill per finire in bellezza assistendo al consueto “feeding†dei pellicani a Cape du Couedic.

I nostri complimenti al team di Meraviglia Viaggi per l’organizzazione. Non ci sono state complicazioni di alcun tipo, tutto è filato liscio come l’olio. La precisione e la puntualità delle compagnie è stata impeccabile. Se avete intenzione di fare un viaggio in Australia vi consiglio vivamente di rivolgervi a Walter. Per la nostra vacanza ho voluto scegliere il meglio, perché l’Australia merita di essere vista nel migliore dei modi. Così io invito voi a fare altrettanto!
Per qualsiasi informazione o curiosità non esitate a contattarmi, sarò felice di rispondervi!

Jenny e Fabiana
jennybenemio@hotmail.com

Posted on dic-02-2009

Viaggio di Nozze di Roberta e Pietro

Luna di Miele in Australia, Hong Kong e Singapore

Roberta

Roberta

Ciao siamo Piero&Roberta, volevamo raccontarvi la nostra esperienza e darvi alcun consigli che spero vi siano utili. Noi siamo partiti per il nostro Viaggio di Nozze a fine luglio 2009, 4 settimane con sosta all’andata di due notti a Hong Kong e al ritorno sosta di due notti a Singapore. È una cosa che vivamente vi consiglio, non sentirete lo stress del viaggio e vedrete altri due mondi che meritano un paio di giorni. Dato che mia moglie è geologa, abbiamo inserito come tappa Perth (città bellissima, da trasferirvisi immediatamente) con escursione al Deserto dei Pinnacoli che vale la pena fare e altra escursione a Wave Rock che è bellissima ma bisogna essere appassionati, altrimenti risulta troppo lunga.

Pietro

Pietro

Poi abbiamo sostato ad Ayers Rock con un tour tendato di tre giorni, bellissimo, raccomandato, se amate l’avventura lasciate gli hotel australiani e buttatevi nello “spirito australiano”. Terza tappa Sidney con escursione alle Blue Mountains, e infine sosta a Cairns con escursione alla Foresta di Wooroonooran ed escursione di due giorni ed una notte in una lodge nella foresta pluviale di Cape Tribulation (raccomandato), e mini crociera di 3 giorni sulla Grande Barriera Corallina (raccomandato). In ogni città avevo sempre un tour della città con guida parlante in italiano e hotel 4 stelle in posizione sempre centrale con trattamento di prima colazione, e trasferimenti in shuttle bus dall’aeroporto all’hotel e viceversa. Più che annoiarvi con i miei racconti vi do solo alcune dritte.

Wave Rock

Wave Rock

La prima, affidatevi a Walter perchè lui avendo vissuto e lavorato li sa dove “mettere le mani” (alla fine l’ho scelto anche perchè lui era il più preparato) a differenza di tanti altri tour operator molto più blasonati ma che non hanno la sua esperienza. Per esempio, quando chiedevo l’escursione a Wave Rock gli altri scendevano dalle nuvole, lui no, e poi quando volevo una crociera sula Barriera Corallina per fare snorkeling tutti mi vendevano la Capitan Cook, molto più costosa e con soste inutili, invece lui mi ha mandato su un catamarano di 36m che soddisfava tutte le mie esigenze con tutti i confort.

Deserto dei Pinnacoli

Deserto dei Pinnacoli

In un viaggio di 28 giorni e con tutto prenotato già da qui, è stato perfetto, nessun disservizio, anzi quando per causa di forza maggiore abbiamo perso la coincidenza a Milano, lui si é adoperato con la compagnia e all’arrivo a Milano abbiamo trovato tutto già sistemato con cena pernottamento, colazione e coincidenza per il volo della mattina. Lui e stato con noi sempre molto disponibile a darci tutti i consigli giusti a volte andando anche contro i suoi interessi. Alla fine vi assicuro che ho trovato a parità di sevizi una differenza di circa 3000 euro rispetto agli altri tour operator, e prima di prenotare (per giunta via internet), fidatevi ne ho chiesti di preventivi e ne ho fatto di ricerche…

Altri consigli che mi sento di darvi, io in ogni città mi sono sempre lasciato un giorno libero, nel caso in cui per mal tempo saltava qualcosa o eventualmente per organizzarne qualche altra, ve lo consiglio, perchè il continente é cosi vasto che per vederlo tutto decentemente servirebbero 3 mesi. Scegliete secondo le vostre esigenze e interessi e non secondo quello che normalmente vi vendono, Walter è poi in grado di esaudirle tutte le richieste.

Roberta e Pietro

Roberta e Pietro

Cosa importantissima, se volate con Qantas prima di partire fatevi la tessera 1000 miglia perchè con un volo così lungo ne accumulate così tante che io ho già raggiunto con il solo viaggio di nozze miglia sufficienti per un volo gratis andata e ritorno in Europa. Non preoccupatevi se ai check-in Qantas non vi accumulano le miglia, voi conservate tutti i biglietti e al ritorno con un semplice fax tutto va a posto. Comunque al ritorno chiamate il numero Millemiglia Alitalia e loro vi diranno cosa scrivere e dove mandarlo. Tornando all’Australia, la cosa più bella é il popolo australiano, il suo spirito e il suo rispetto per la natura, un continente e una popolazione fantastica, magari evitate gli hotel e fate quanti più tour “Adventure”, per qualche giorno vi sentirete dei veri australiani.

Campo tendato

Campo tendato

Per i voli, nei trolley portatevi il necessario per “sopravvivere” 2-3 giorni, prevedendo il clima che andrete ad affrontare,anche se le compagnie sono affidabilissime, Qantas, Cathay Pacific… un imprevisto può sempre capitare. Per il clima, anche se sono andato nel loro inverno non ho mai sofferto il freddo anzi, solo nella crociera, dato che si è in mare aperto e c’è vento lo si soffre un pò ma con un leggero mutino si fa tranquillamente il bagno e si possono vedere tantissime meraviglie! Altro consiglio, se avete in mente Cairns come sosta va benissimo ma se dovessi tornare sosterei a Port Douglas, per una coppia e per il mare é molto meglio, considerate che a Cairns non si può fare il bagno ma bisogna spostarsi per un po’ di chilometri.

Ayers Rock

Ayers Rock

A Perth é molto carina la cittadina di Freemantle che si raggiunge anche con una bella gita in barca sul fiume. A Sydney andate a Manly, vedere centinai di surfisti in azione è molto bello. Se vi fermate a Singapore, non perdetevi il grande spettacolo dell’acqua, beeeellisssimo!!! Di consigli ne avrei ancora tanti ma forse mi dilungherei troppo, se volete chiedermi qualcosa, potete scrivermi, la mia mail é piero8872@hotmail.it, spero di esservi stato utile e buon viaggio a tutti. Appena possibile, noi ci ritornemo!!!

Roberta e Piero
piero8872@hotmail.it

Posted on apr-08-2009

Viaggio di Gino, Ann Julie e Luisa

Questo Diario di Viaggio è stato tenuto da Ann Julie che, essendo inglese, ha preferito scriverlo nella sua lingua madre. Per non perdere il vero senso delle sue parole, preferiamo pubblicarlo senza tradurlo.

After being met at Perth Airport by Dundee’s mother who was very helpful and showed the good services given to tourists even at 2am. The week described before in letter was the one spent with my brother Ron and his Ladies (4) at Sorrento Resort north of Perth. Marisa could have spent the whole holiday here as in Italy she, Sara and Aaron have a great problem with the sun and the beach, suffer from a type of erythema more an allergy than sunburn, so to be able to stay in the sun and get a tan without suffering was out of this world for her. Daphne was horrified at this as in the southern hemisphere there is a lot of skin cancer. You see one can’t win but couldn’t spoil Marisa’s enjoyment lovely free beaches and no immediate skin problem. I told you about the changes we saw on Rottnest Island from our visit in’93 and this one; we took the ferry from Hillary Boat Harbour (Sorrento) Last att. pic sent.

On the 21/12/08, Ron and Family dropped us at the car rental office and we were off on our discovery of South/western Australia. Even with the Tom-Tom that we had brought with us from Italy it took us sometime to get out of Perth due to the new motorway they are building as the roads are not registered on the machine. Our first stop was at Preston, the start of the Geographe Region, there are big inlets which are a mark of the Australian coastline, Pine trees which I didn’t think very Australian at this stage but had to change my mind later on as they are full of them, so much so that they could go into competition with the Black Forests of Germany in some areas. There were also the Black Swans the emblem of WA, at Australind, we walked around then off to Bunbury where Ron and Daph lived for a few years where we saw a campsite ‘Liguria’, there are a lot of Italian names.

Little Beach

Little Beach

Every zone in Australia is a Shire, at Busselton we had lunch and I realized that this was going to be a flash Gordon tour so I would not be able to amble as I like too but had to be like Gino mark out A-B and so on. Next stop Cowanamup Bay a small bay with a placard that described the big biodiversity, limestone/granite coastal cliffs, Jarrah Marri forest, and Karri lined brook. Sheltered Bays with sea grass beds and reef ecosystems, giant humpback, south right whales. Home to the Wardandi people or Noongar hunter/gathers this was the start of Leeuwin Park which covers from the north to south cape. (It reminded me of the Indian Ocean cape zone of SA) My camera got over heated, thought that the batteries had run out but when I changed them still didn’t work, will tell you the out come of this later on, but it meant that I have no photos from a lizard at the bay until we got to Pemberton.

We spent our first night at Margaret River and don’t think that the famous chocolate factory is there, it is miles north so we didn’t have the chocolate fondue that we had planned. Next morning went to Prevelly Park were there were a lot of old surfers, to think that it was Xmas week there weren’t many people about. The Caves on the way down to the Cape Leeuwin Lighthouse are fantastic; we went to the Lake Cave. It is a drop to walk down, don’t know how many stairs but well worth it as they have formations that you don’t see in the Grotto (Caves) of Italy as the earthquakes break them. We also learnt about the Bussell’s and the Brockman Families who owned all this land between the two Capes & Fanny Brockman nee Bussell discovered this cave. The lady wasn’t impressed with me as I pointed out that there was no sign with regard to the level of difficulty. As here in Italy they cover themselves with regard to visitors having problems, only the Mammoth Cave seems able to take people with physical problems. There was a Japanese Lady who was worried that she wouldn’t make it back up…she did.

We had a picnic lunch near the lighthouse with a breathtaking view and watched the whales while eating. Went off the track a bit to Molloy island, we didn’t go onto it as it is a private one with a ferry to take you there, and our first introduction to this dog and cat’s not allowed or only those of the residents. Back to Margaret River by the same road that we would use the next day to leave that zone. The whole area of the Capes besides the coastal/beach area is taken up with wineries, golf courses, Spa Retreats but it still has a beautiful wildness which I hope it keeps as it is a big attraction. Now there is no need to exploit the land for tourism which was late coming to the zone, there are a lot of farms for sale which could be converted and the ‘Greens’ seemed to have protected it more than in other areas of Australia. At Alexandra Bridge they still have protest banners up.

On our way up to Nannup there was a kangaroo on the side of the road who gave the impression of passing the morning watching the cars travelling by. Nannup seems to be a great logging area with a big factory and miles and miles of pine trees but seems that they are also do eucalyptus plantation which seem more natural to the environment but don’t know if they can chips them as they do with the pine to export all around the world. Then down to Manjimup, the countryside changes and reminds one of the Marché and Toscana in Italy and as I said before parts of Germany. The names on the map don’t give the true impression of the size of the towns. Some are mentioned and even looking out for them they aren’t there, not a house. There again you have small name printed and a town is to be seen rather than a village. We were told to keep the petrol above the half tank mark and it is a good rule. At this stage I had to replace the camera, Kodak are for people like me very easy to use and I found out also the most costly in their range, asked for the girl to do it so that it was ready for use and it didn’t work. I said lets try mine again and low and behold it worked, bought a memory card, as I had to buy something seeing that they had opened the box. It is something to do with the connect with the battery, it happened again as it had happened in London, so after a nights rest and playing with the batteries it starts to work normally.

Walk to Glocester Tree

Walk to Glocester Tree

Arrived at Pemberton and thought to do some sight seeing before going to the hotel/motel but the golf link road was closed. When we got to the hotel they told us about the big storm that they had had on the 20th the swimming pool had just been reopened as the tree had fallen over it and rubble into it. Walked to the Gloucester Tree, the bush is lovely. We slept very well, rather cool so that we wonder about this Australian Summer. 24/12 went down to Point D’Entrecasteaux on the way we saw the damage that had been done, thankfully it had happened days before we arrived so that the roads were now open after the huge Karri tree had fallen and blocked them. At Salmon Beach, breathtaking is an understatement, the rock formations, the mile long white beaches and the two or three people that you meet up with. Going to the Point noticed that the entire bush was burnt, as far as the eye could see. (I thought that maybe this was like in Italy before where they used to burn everything hoping that they could then build.)

I met two ladies who they explained the reason for this burning, which was later proved in Victoria when the fires get out of hand. There is a seal colony at the Point and we were also very luck to see more than one school of whales. On the way back to Pemberton we stopped by to see the bicentennial tree. Walked around the town the tourist tram was just leaving for Northcliffe, we had passed there that morning. Went to The swimming pool which is nested in the river, we were unable to go on any of the bush paths around it as they still had to be remade. The midnight mass was at Manjimup needless to say we didn’t go as there is no driving at night in a rented car but as a fish dish Marisa had marron which we all had again on Kangaroo Island will explain then.

We went to Christmas Mass at the Anglican Church – Walpole, it seems that all Churches have open tables for communion, as they go in turn as there aren’t enough people for each church to do a morning mass. Marisa found all this bewildering as in Italy all/most churches are RC. and with the last Pope it went back to none RC are unable to take communion anymore. With it being Xmas needless to say everything was closed so we were unable to do the famous Valley of the Giants tree top walk. But we went down to Ocean Beach south of Denmark and saw the first of the tan rivers going into the sea. They coloured tan from the trees. Then on to Albany, was one of the first settlements of Australia, It has lovely old buildings but at the moment it is without a beachfront so I am unsure how that will turn out. There is a lovely drive to the Vancouver Peninsula needless to say how the area got its name.

Australian Road

Australian Road

26th Just outside Albany is the main sandalwood factory, even though it wasn’t fully open we were able to have a good look round and buy a few things. I hadn’t realized that it was such a silly little tree and a parasite at that. Said nicely they need hosting trees and the oil comes from its root. Anyway now they have very large plantations far away from Albany but seeing that it was the first factory when bought out, the contract states that, the factory has to remain in Albany. Now on too the beach of every child’s dream housed in the Two Peoples Bay Nature Reserve ‘Little beach’ where we had our picnic as still everything was closed (marron farm) except for the information centre run by voluntary workers. The rock formation here reminds me of the matopos (Byo). Walking from the car park to Two Peoples Bay through the bush there was a beehive that was in a tree trunk for everyone to see fascinating showing that they had no natural predator.

Coming up to the beach it was full of people, the most that we had seen up until then, having their picnic, playing cricket, relaxing and then on the beach boats and people waterskiing and then further along miles of white beach with just one fisherman and a pelican. This was our last day in the south so tried to take everything in. Here to I was able to read the sign regarding the poisoning area, remember the thing about cats and dogs as it seems that they have to cull foxes and wild cats hence domestic animals are not allowed to run free or to go in certain areas. If there is anyone interested there is a walking track from Perth to Albany, they put groups together so you don’t get lost.

5.30am wakeup as we really had miles to do so that we got back to Perth in time, 1pm, to give the car back in town instead of the airport. No need to ask where the grain basket in WA is, we kept passing trucks taking the grain down to Albany, as in one part they harvested the fields and emptied straight into the trucks, otherwise you had these huge deposits and sometimes just stack on the ground and covered. This drive reminded me of Rhodesia, open spaces and rather boring different to the drive down along the coast. We spent the rest of the day riding the free buses around Perth so we were able to have a good relaxing look around, as Kings Park we had done with Ron. Then the normal walk round of the city centre and dinner.

Our last day in Western Australia we went back to Fremantle where we had also been with Ron to the market but this time had a good walk all around the town, found their small beach left of the round house and then had lunch at the beer garden. Did think to ride the buses there as well but decided not too and spent an hour chatting to a lady from Bunbury, everyone has their family problems. We went back to the hotel in Perth then I took the washing to one of the back packer’s laundry so that we had all clean clothing to arrive in Adelaide. The people that we met and came across in our travels were very pleasant and helpful even though a few thought they may have been on candid camera as certain things I don’t know anymore with not living in Anglo-Saxon country.

Kangaroo Island

Kangaroo Island

New Year was seen in on Kangaroo Island. We were up early to drive down to Cape Jervis from Adelaide to catch the ferry to the island. The motorway was being worked on, so we had to take a secondary road and were able to see all the countryside on the way down. It is lovely, very like the Howick zone of Natal SA. While waiting to board the ferry, Marisa and I were very lucky, to see the small penguins it seemed that they had swam over from the Penneshaw reserve as they weren’t there on our return, so Gino didn’t see them as he drove the car onto the ferry. We sat at a table with an Italian originally from Sulmona in the Abruzzi. He left when he was 7, went back when 20 & returned at the age of 27. A builder by trade he is now building his own house at Penneshaw.

Sea Lions

Sea Lions

When we arrived on the island we went to Cape Willoughby first, it brought back childhood memories of a trip to Nyasaland with the corrugated roads. We didn’t go to visit the penguin colony there, On the return trip took the Wilson River Road which passes by the vineyard which originally was started by the lighthouse keeper and his aboriginal wife, obviously they aren’t still around, but their estate is one of the best kept that I’ve seen and we drank the wine, it too was very good. At this stage Gino had had enough of the unseal roads. Drove to American River which is on the mouth of the lagoon where we saw black swans and pelicans and had a picnic with pies which we had got at the local shop, they were very tasty. We then went to Kingscote thinking that the hotel was there but it was on the other side of the Island, thankfully we did that before going to Seal Bay. All the reserves you pay to go to and they are worth they money as besides having the view, it helps for the up keep of the centres. At Seal Bay you go onto the beach where there are colonies of sea lions. The males fatten themselves up for 3mths before they have the weight to go after the female and my goodness can they move at a speed, that is why you go in small groups and with a guide. We then drove on to Kangaroo Island retreat where we were to spend the two nights.

The place was new, lovely and well lay out. The owner is a bushman so the walks are fantastic and well marked, they also had night tours but his lady friend was new to running a resort but I am sure that they will get it right. Most of their staff were overseas students. There were family’s that worked in Singapore that were spending their holidays on the Island so I caught up with the American expat. Situation, now with the economic problems, it wasn’t good for the families.

Remarkable Rock

Remarkable Rock

31st we went down to the Remarkable Rocks and they are! After having a good look at them we went on to the Admirals Arch where there are other seal colonies. On Kangaroo Island all the fertile land has been farmed but the western part which forms the Flinders Chase National Park is out of this world, even got Gino to go on the unseal road again to go to Snake Lagoon. To get to the lagoon there is a 3km, walk first through the bush then along the river which has a rock bed hence it forms rock pools.

Remarkable Rock

Remarkable Rock

This day I also gave in to taking pictures of the flowers, as I had started to try and limit myself with regard to photo’s as there are just so many things that cry out to be photographed. This day we had also seen an Echidna and a goanna or could it have been a Perentie (wishful thinking), at dinner our waiter, who was an Israeli chap, said it just wasn’t fair as he had been there longer and hadn’t seen them…yet.
The first day of 2009 we took the north main road to fetch the ferry, with the lunch stop at Andermel Marron Farm; even with an unsealed road Gino was not going to miss out on these fresh water crayfish. They are very delicate, so if not handled correctly in their transfer from one pool to the next they die.

The lunch and wine (remember watch the alcohol level for driving) was well worth the road. With the horrible situation of not enough time unless you watch the minute hand, we decided to see if we could catch the earlier ferry which would get us back to Adelaide before nightfall so we were able to have another look around before we had to leave to carry on our trip. One could spend a holiday of a week on the Island without getting bored, we were unable to see it all but enough to taste the flavour, that remained in our memory.

Gino, Ann Julie e Luisa
ginven@tin.it

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