Posted on apr-16-2010

Lavinia in Nuova Zelanda

Prime sensazioni in Nuova Zelanda

Alpi Neozelandesi

Ho sempre vissuto la nuova Zelanda come un Paese talmente lontano e diverso da sembrarmi irraggiungibile. Quando, poi, capitava di guardare alla tv un documentario sulla geografia o sulla storia dei suoi primi abitanti, il pensiero di una terra dove ci sono ancora vulcani attivi e d’incontrare uomini tutti tatuati che emettono così strane urla e si muovono così goffamente, da un lato mi metteva ansia e dall’altro mi incuriosiva. Sì, oggi a distanza di qualche anno, posso tranquillamente asserire che il mio viaggio in Nuova Zelanda fu da me realizzato non tanto perché nutrivo delle gran aspettative, quanto piuttosto perché ero piena di dubbi.

Moeraki Boulders

E devo ammettere che, sebbene conoscessi poco o nulla di questo Paese a parte il fatto che ci volevano 24 ore o giù di lì per raggiungerlo, che la gente parlava inglese e che ci vivevano i Maori, non mi sono preoccupata più di tanto di studiare qualcosa in più per arrivare pronta al fatidico giorno dello “sbarco”. A ripensarci, è stato strano questo mio atteggiamento: solitamente sono scrupolosa, mi piace sapere dove vado, avere qualche informazione in più e quant’altro mi possa aiutare durante il mio soggiorno. Per la Nuova Zelanda, invece, non ho fatto nulla se non comprare l’ultima edizione della Lonely Planet, rigorosamente in inglese, e richiedere ad una cara amica inglese, l’indirizzo di una famiglia neozelandese che aveva conosciuto durante un suo recente viaggio, “just in case”.

All Blacks

Ogni tanto mi viene da pensare a quella mattina di dicembre quando arrivai all’aeroporto di Auckland, dopo qualche giorno trascorso in Thailandia nel tentativo di rendere meno pesante il viaggio, e mi fa strano che riesca ancora ad avere un vivido ricordo del viso gentile e dai bei lineamenti regolari del doganiere che vistava il mio passaporto e soprattutto delle domande alcune di rito, altre un po’ più colloquiali che mi pose. Non riuscivo a capire il perché di questo strano interrogatorio. Non ritenevo di essere così particolarmente attraente: ero stravolta dal viaggio, senza un filo di trucco, coi capelli raccolti in un bandana ed i vestiti pressoché incollati addosso dopo le tante ore trascorse seduta in aereo. Inoltre, il modo ermetico e, lo ammetto un tantino scocciato con cui rispondevo, frutto di lunghi anni vissuti in terra di “vitelloni” come è la mia amata Romagna, non poteva categoricamente essere interpretato come un ulteriore invito a continuare.

Tramonto su Auckland

A ciò si aggiungeva la lunga fila dietro a me che premeva per avanzare. Ci sono voluti una manciata di minuti per inquadrare la situazione e attribuire il giusto significato come, fin dall’inizio, intuivo che ci dovesse essere a questa inusuale chiacchierata. Avevo di fronte a me una persona di pelle bianca, occhi chiari e capelli brizzolati, nato e cresciuto in Nuova Zelanda, i cui antenati erano sicuramente inglesi, le cui vacanze lo avevano portato al massimo “dalla sorella Australia e dalla cugina America”, terribilmente curioso di sapere qualcosa di più dell’Italia e degli italiani in genere. E, l’incontrare una ragazza italiana, in viaggio da sola, cosa che mi confessò non era abituato a vedere frequentemente, con la pelle cotta dal sole della Thailandia,  gli aveva fatto involontariamente “scattare la molla” di fare domande supplementari sul tempo, sul cibo, sul Papa, su Pavarotti, il mitico Fellini, Armani per poi passare al Premier in carica.

Whale Watching

Ebbi quasi la sensazione di aver, in qualche batter di ciglia, delineato una rocambolesca Italia a misura di chi, come il mio interlocutore, viveva dall’altra parte del mondo, conosceva lo “stivale” solo per sentito dire e allo stesso tempo ne era molto attratto. Questa prima impressione mi ha seguito e, a volte, perseguitato durante tutto il mio soggiorno in Nuova Zelanda ed è, in un certo qual modo, il filo conduttore del mio viaggio. Da una parte, io desiderosa di visitare questo meraviglioso paese e di conoscere chi in realtà fossero i neozelandesi, dall’altra, questa terra fantastica, che spesso mi ricordava l’Europa, ed i suoi abitanti che mi sembravano quasi dei bambini quando mi dicevano che adoravano il mio Paese o che ci erano stati già anni indietro o che il sogno della loro vita, prima o poi, era di visitare Venezia, Firenze e Roma. Quando, poi, dalle chiacchiere si passava direttamente in cucina, mi sentivo come un Vissani in vacanza perché, anche un semplice piatto di pasta al pomodoro fresco, risultava un trionfo. E’ stata proprio la strana sensazione di sentirmi costantemente in terra amica con gente amica, ad accompagnarmi fin dall’inizio durante tutto il mio viaggio in Nuova Zelanda e, ancora oggi, quando mi viene da  pensare a questo meraviglioso piccolo Paese, mi auguro di poter ritrovare questo magico feeling al mio prossimo, lo spero davvero, sbarco in terra Kiwi.

Lavinia
lavytontini@yahoo.com

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